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[2009] Il popolino credulo. Divagazioni su Bernardino da Siena e il suo uditorio

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*** [ITALIANO] Prendendo l’abbrivo dai modelli del teatro liturgico, di quello giullaresco e del maggio toscano, il saggio si concentra sugli aspetti formali e innovativi dell’ars predicandi di Bernardino da Siena, sul duplice piano del racconto e
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  CRITICALETTERARIA145 LOFFREDO EDITORE - NAPOLI GIONATUCCINI Il popolino credulo. Divagazioni su Bernardino da Siena e il suo uditorio  Saggi GIONA TUCCINI Il    popolino   credulo.Divagazioni   su   Bernardino   da   Sienae   il   suo   uditorio Moving from the liturgical theatre, the jesters’ performances and theTuscan “Maggio”, and taking into account Bernardino’s work andhis personality, this essay concentrates on the formal and innovativeaspects of his ars    predicandi . The author tries to show how thestories and anecdotes of the Franciscan, who makes use of aprosdò-cheton  and epimythion  as they were employed by the ancient fable-tellers, aim at Christianizing his audience by making them empa-thize with the historical and fictitious characters of his sermons. Ogni   ora    pensa   come   debbi    fare   la   sezzaiaora   che   viverai;    –    e    pensa   sempre   de   lamorte. Paolo   da   Certaldo  ,“Il libro di buoni costumi” Quando nei primissimi anni del XV secolo Bernardino iniziò lasua attività predicatoria, i contemporanei ebbero l’impressione ditrovarsi di fronte a un’oratoria nuova, totalmente diversa dalle for-me assunte dalla predicazione trecentesca – quella domenicana diGiordano da Pisa e, più tardi, del Cavalca e di Jacopo Passivanti –da assomigliare più ad una lezione/spettacolo prima ancora che aun discorso destinato al grande pubblico. L’opera di predicazionedel francescano restò ben distinta anche rispetto agli apologhi diGirolamo Savonarola che, nella seconda metà del Quattrocento, dopola morte dell’Albizzeschi, continuò a parlare ai toscani – specie alledonne e ai bambini – preferendo però la logica del narrato, alla suaespressività e capacità di persuasione. Giacomo della Marca, suoseguace devoto, tenendo il panegirico di San Bernardino a Padovanel 1460, esaltava gli aspetti più comunicativi della sua parola edella sua recitazione: ne rilevava le esclamazioni, i modi, i tratti per  628 GIONA TUCCINI [2] restituire la predicazione dell’Osservanza ai procedimenti giullareschidelle srcini. Il frate di Siena, effettivamente, cedeva volentieri allatentazione della scena. Nella novella Un   dialogo   tra   Dio   e   il   Diavolo 1  ,per esempio, i motivi narrativi, i personaggi e le loro azioni vengo-no drammatizzati – con la sola voce del predicatore – sul modellodel teatro liturgico e, in particolare, del maggio toscano: eroe e an-tieroe si sfidano e il loro dramma risponde alla legge secondo laquale il bene trionfa sempre sul male.Molto è stato scritto sull’ ars    praedicandi  di Bernardino, qualcosasul suo carattere di “maledetto toscano”, nulla sul suo ego  ipertrofico.Col suo Io amplificato – un Io dilatato che paralizzava l’altro – ilmonaco amministrava incontrastato il suo rapporto con gli uomini,prendendoli in una rete di argomentazioni commoventi, divertentiche, poco a poco, assumevano significati più profondi e, alla fine,nel loro ultimo senso, diventavano vertiginosi, qualche volta folli.Agli astanti era impossibile sottrarsi al suo flusso inibitorio. La na-tura del frate era la più vasta che si potesse immaginare: senzafreno alcuno, dava libero sfogo all’anima e alla sua voglia di cam- biare il mondo. In piazza, come nel ventre di un teatro a cieloaperto, la società quattrocentesca, còlta al sommo dell’inquietudine,si confrontava con lui e doveva correggere i suoi atteggiamenti. Lapersonalità dei fedeli sarebbe diventata tanto più debole quanto piùforte risultava essere quella del religioso con cui si confrontavano. Illoro fervore, se esasperato, poteva diventare idolatria. Il discorso Né  podestà   né    capitano  ci dimostra che, entrando in stretto contatto conla cittadinanza, il francescano esercitava un ascendente diretto sulleincertezze degli individui. Le novelle e gli aneddoti che raccontavadi luogo in luogo, gli permisero non solo di disporre i cittadini aiprecetti dell’umanesimo civile fiorentino, rimodellato in base allaspiritualità cattolica 2  , ma anche di dilatare la sua personalità. Egliha tentato, riuscendoci nettamente, di riordinare la vita del villanoa suon di insinuazioni e di minacce, perché le altre, quelle degliintellettuali, non seppe e non poté condizionare. Ciò si capisce per-ché l’ignorante e l’intelligente medio hanno bisogno di paraocchi 1 Bernardino   da   Siena  , Novellette,   aneddoti,   discorsi   volgari  , a cura di G.Tuccini  , Genova, Il Melangolo, 2009, p. 79. D’ora in avanti, tutti i testi bernardiniani che citerò, senza riferimento bibliografico, sono presenti in questaedizione, salvo quando diversamente indicato. 2 Di questo ho parlato nel saggio introduttivo Opere   e   doveri   di   un    frate    giu-stiziere  , in Bernardino   da   Siena  , Novellette,   aneddoti,   discorsi   volgari  , cit., p. 10.  629 DIVAGAZIONI SU BERNARDINO DA SIENA E IL SUO UDITORIO [3] che facilitano il trotto regolare; un’intelligenza viva ama il dubbio,un gioco di forze insidiose, esige l’orgoglio, la lotta, lo slancio dellaricerca, l’entusiasmo dell’esperienza in nome di un’umanità più brillante e autonoma. Un’idea della manovra manipolatoria pratica-ta dal frate sugli umili, ricorre nell’intimidazione ai senesi – unadelle tante – contenuta nella Predica XII del 1427: Voglia Idio che questa vostra città non sia di quelle che Idio puniscecolla sua giustizia, e che ella non sia la pignatta dove è sotto ilfuoco, che la fa poi bollire. Sai, quando si leva il romore, che ognicosa bolle! Doh! Io vorrei essare inteso senza favellare; tu forse mipuoi intendare; ché tal cosa s’intende, che non si può dire. O donne,che molto sta a voi, sapete voi, quando il pignatto bolle, non lassatemai romparvi la schiuma, che se si rompe, mai non è buona cucina.[…] O fanciulli, state bene a udire. Ohimè, che stamane non ce neso’ venuti come sogliono, e ben me ne ’ncresce, ch’io non ve ne feciavisati; e tu donna l’hai lassato nel letto! Ché è tanto utile cosaquesto a sapere a una città parziale: ché una predicazione a questomodo detta, potrebbe essere tanto utile, che sarebbe atta a campareSiena da ogni grande pericolo; e a uno che non l’ode, potrebbeessere tanto dannoso a non udirla, che sarebbe possibile di guastar-la. E però dico, che sarebbe stato molto buono d’averceli menati; cheforse mai non ve ne sarà predicato in questo modo: ché non areteogni volta uno che vel canti chiaro, come vel canto io; né anco forseli sarà dato che elli possa dire come posso io 3 . Questa drammatica medievale, fatta di terrorismo psicologico ed’ossessione apocalittica, oggi potrebbe farci sorridere. Eppure, quan-do l’Albizzeschi dialogava con la gente, offuscandole il pensiero conun nuvolo di moniti e ammiccamenti, nessuno degli astanti si per-metteva di esprimere un’idea; farlo sarebbe valso a velare gli occhidello Stupa, infrangere il rituale di uno sciamano. Ma Bernardinoispirava anche simpatia, se è vero che le persone ridevano di gustoalle sue battute; ch’è difficile a credersi, se ci atteniamo agli esiti diuna iconografia che ce l’ha ritratto sofisticato, secco come un piccio-ne di covata, quasi sempre con il broncio e la scucchia irrimediabil-mente puntata verso il basso (si dice che un Santo debba aborrire lecose della terra…). E notiamo anche che, a causa della sua diritturamorale cattolica, bastava una stortura per farlo sobbalzare, ruggired’indignazione, rimescolarlo fino all’ultima goccia di sangue (potreiricordare numerosi casi, ma cito solo la smania enfatica con cui il 3 S.   Bernardino   da   Siena  , Prediche   volgari   sul   campo   di   Siena   1427  , a cura di C.   Delcorno  , 2 voll., Milano, Rusconi, 1989, tomo I (Predica XII), pp. 369-370.  630 GIONA TUCCINI [4] predicatore conclude il discorso Attenzione   alle   ribalde!  , e il suo par-lare concitato nel brano Sul   sesso   in   monastero   e   su   altre    perversioni ).Da questi e da altri testi ancora, ben traspare quanto la plebagliafosse irretita in una congiura perfetta tesa a catturarla e a sottomet-terla alle forze mostruose della Collettività e della Chiesa. Parole econcetti assumono un significato completamente diverso: scienza,morale, ragione, logica, spirito diventano gli strumenti di un prin-cipio superiore imposto sfacciatamente. Tutto è calcolato, tutto ten-de a impadronirsi dell’individuo e a possederlo. E quale sarebbequesto principio? La Madre Chiesa, Unam   Sanctam  come l’ha volutaBonifacio VIII. Esiste solo lei e la massa a lei sottoposta pedissequa-mente, attraverso l’opera di un abile frate. Sì, perché “l’uomo spiri-tuale” – come assevera l’apostolo Paolo – può giudicare tutte lecose, senza poter essere giudicato da alcuno 4 .Da tempo ci interroghiamo sulle circostanze e sulle ragioni chehanno portato Bernardino ad un successo così strepitoso, e abbiamocapito che erano le sue virtù – soprattutto conative e referenziali –a fare della sua voce uno strumento retorico di particolare valore, inun contesto sociale senza logica né senso di responsabilità, intriso diillusioni, teorie, fobie, manie e dalla pura e semplice arte di infinoc-chiare il prossimo. Per poter influenzare il pubblico concretamente,il frate mise l’uditorio di fronte a fatti compiuti e precisi, ossiaverosimili e comprensibili, raccontati in forma di aneddoti ed episo-di morali. Attraverso il narrato, il predicatore mirava a far com-prendere e quindi ad influenzare il vissuto della gente; distruggevadialetticamente la loro irrazionalità primitiva, istintiva, per fabbri-cargliene un’altra “superiore”, tutta religiosa, morale, oserei direpretestuosa, in quanto era alimentata dalla paura della vendettadivina. Per poter comprendere in che modo l’Albizzeschi operassequesto cambiamento, sarà bene recuperare, ai fini della nostra di-samina, l’importanza del concetto di mivmesi"  in retorica e letteratura.Qualche anno fa, Arrigo Stara, nell’ Avventura   del    personaggio  , ha il-lustrato con chiarezza i problemi e le risposte suscitati dalla narra-tiva, insistendo sul bisogno di meraviglioso e di angoscia che, sindalla notte dei tempi, attrae contraddittoriamente l’uomo; e conclu-de che il personaggio romanzesco moderno non sarebbe altro che word-masses  (“gruppi di parole”, secondo la definizione di E.M.Forster), terreno di progetti esistenziali in bilico fra la realtà e l’uto-pia, il dovere e il proibito, la bontà e la perversione; dimensioni che 4 1Cor 2,15
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