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Baratti G, Coccoluto M. (2009). La cava e la necropoli. (di Buche delle Fate ) Scavo e documentazione.

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Baratti G, Coccoluto M. (2009). La cava e la necropoli. (di Buche delle Fate ) Scavo e documentazione.
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  MATERIALI DA COSTRUZIONE E PRODUZIONE DEL FERROStudi sull’economia populoniese fra periodo etrusco e romanizzazione a cura di Franco Cambi, Fernanda Cavari, Cynthia Mascione Bari 2009  E S T R A T T O Bibliotheca Archaeologica Collana di archeologiaa cura di Giuliano Volpe 20  1  I saggi di scavo L’attività di scavo che ha inte-ressato la necropoli e cava diBuche delle Fate ha previstol’apertura di quattro saggi, prati-cati in corrispondenza del lotto dicoltivazione posto più a valle delbacino estrattivo (saggi VIII, I eII) e di un tratto del fronte di ta-glio 201, relativo a uno dei lottisuperiori (fronti 201 e 200)(fig.1). I fronti erano in parte già af-fioranti tra la fitta vegetazione,messi in luce dalla prolungata at-tività di scavo clandestino dellanecropoli. I tombaroli, nella lororicerca, seguivano i profili affio-rantidei gradoni di cava,fino adintercettare i dromoi di accessoalle strutture ipogee. In corri-spondenza dell’entrata alla tombascavavano delle profonde buche,in taluni casi quasi dei ‘pozzi’,depositando il terreno di risultaimmediatamente a ridosso dellepareti del taglio e creando così in-terri piuttosto poderosi lungo ilperimetro degli scassi. La stratigrafia di cava è statain buona parte intaccata da questaattività clandestina, che in diversipunti dei fronti di taglio ha asportato quasi completa-mente il deposito relativo alle operazione di coltiva-zione. Con lo scavo sono comunque stati acquisti datiimportanti circa le modalità di formazione dei depositi dicava e di estrazione dei blocchi 1 . Lo scavo delle strati-grafie di cava non ha restituito reperti, mentre sono statiraccolti manufatti riferibili ai contesti della necropoli eabbandonatidai clandestini nelle immediate vicinanzedelle sepolture violate. Lo studio dei reperti ha consen-tito di confermare che la necropoli è andata ad occuparele aree di cava abbandonate a partire dalla fine del III se-colo o dall’inizio del successivo 2 . Il saggio VIII è stato praticato in corrispondenza diun lotto di coltivazione (fronti 3 e 8) posto sul limitemeridionale del bacino di cava(fig. 2); il tratto inda-gato era in parte obliterato dalla vegetazione e dal ter-reno dilavato da monte,insieme a grandi frammenti diblocchi, distaccati naturalmente lungo i giunti di stra-tificazione della roccia, e a pietrame. Una lunga trin- 1 Cfr. Camporeale, Pais, in questo volume, p. 00. 2 Cfr. Pagliantini, Salerno, in questo volume. La cava e la necropoli.Scavo e documentazione di Giorgio Baratti, Marta Coccoluto   Fig. 1 - Planimetria dell’area di cava e necropoli di Buche delle Fate, con l’indicazione (inretino grigio) delle aree di scavo.  2 Giulia Grassi, Rita Spina, Elena Vattimo cea scavata dai clandestini lungo il fronte di taglio oc-cidentale ha intercettato gli ingressi alle tombe nn. 1 e3. Alle camere ipogee, depredate dei relativi corredi, siaccedeva attraverso un lungo dromos , realizzato inta-gliando ripidi scalini nella calcarenite risparmiata dal-l’attività di cava. L’area di scavo è stata progettata a ridosso del frontedi taglio 8, a lato del dromos della tomba n. 1. Nono-stante la presenza, lungo il fronte di taglio di una trinceascavata dai tombaroli, l’interro, abbastanza consistente,lasciava ben sperare riguardo alla possibilità di indivi-duare una stratigrafia di cava non compromessa e unpiano di coltivazione ben conservato. La sequenza stra-tigrafica da riferire alle attività di cava (figg. 3e 9) pre-senta una alternanza di strati di colore rosso intenso, amatrice sabbiosa, con frammenti di calcarenite (US8005; US 8007), a strati di interro modesto, di colorebianco-grigio, costituiti da granuli di calcarenite misti ascaglie di lavorazione (US 8004,US8006, US 8008),l’ultimo dei quali a diretto contatto con il piano di colti-vazione. La deposizione degli strati indica una progres-sione dell’accumulo dei residui della lavorazione davalle verso monte ed è possibile che questa dinamica ri-specchi la direzione della coltivazione: gli scarti veni-vano scaricati immediatamente a tergo, con il procedere,verso l’alto, delle varie fasi di scavo delle trincee, di pre-parazione allo stacco dei blocchi. La superficie del piano di coltivazione esposto è piut-tosto scabra: si notano ‘sacche’ di diametro e profonditàvari e depressioni circolari che indicano piani di staccoirregolari 3 .I saggi I e II sono probabilmente riferibili a un unicolotto di coltivazione (FR1e2), ubicato a nord del pre-cedente(fig. 4).La coltivazione doveva approfondirsiverso est, creando un invaso piuttosto profondo in cor-rispondenza del centro.Attualmente l’area è intera-mente colmata e, davanti ai due fronti, è visibile unasorta di piazzale pianeggiante. Il profilo sismico n. 3,che ha attraversato quest’area in direzione nor-sud 4 in-dica infatti che il lotto di coltivazione ha asportato 3 Per la planimetria dell’area e le planimetrie dei saggi di scavoI e II si veda Camporeale, Pais, in questo volume, 4 Censini, Mascione, Pallecchi, in questo volume),Fig. 2 - Veduta generale del saggio VIII.  3  Metodologia per una ricostruzione virtuale del monumento antico: l’acropoli di Populonia quasi del tutto il deposito di calcarenite; dobbiamoquindi immaginare che i gradoni che si intravedono sullimite orientale del fronte vadano ad approfondirsiverso valle. La parte sommitale del fronte 1 era già in luce (Fedeli1983, 325-330) e il piano di roccia lavorato risultava, inpiù punti, eroso dall’esposizione agli agenti atmosferici.In corrispondenza dell’area indagata non sono state in-dividuate strutture relative alla necropoli. Una ampia eprofonda trincea praticata dai tombaroli (US 1006) segueil profilo del fronte di taglio, creando subito a ridossodelle pareti un interro piuttosto poderoso, in minimaparte rimosso durante lo scavo. Lo scavo del saggio I si è concentrato su due settoridel piano di coltivazione già emergente, presso i limitinord-est e sud-ovest dell’area, dove è stata individuatauna stratigrafia non intaccata dall’azione dei tombaroli(fig. 5a e b). Le unità stratigrafiche individuate nei duesettori di scavo presentano la medesima sequenza e,purnon conservando rapporti diretti,possono essere corre-latetra loro e riferite dunque a uno stesso deposito ori-ginario (fig. 6). A diretto contatto con l’interfaccia distacco dei blocchi sono stati individuati strati di coloregiallo costituiti da calcarenite sbriciolata e piccoleschegge (US 1014 nel settore nord-est; US 1005 nel set-tore sud-ovest). All’interno dell’US 1005 sono stati re-cuperati anche frammenti di blocchi e lastre. Al di sopradi questi depositi si trovavano strati costituiti da pezzamedi calcarenite di medie e piccole dimensioni, misto a pie-trame di macigno, inglobati in una matrice di colorearancio chiaro (US 1013 nel settore nord-est; US 1011nel settore sud-ovest). Le unità stratigrafiche più recenti,relative sempre agli scarichi dei residui della lavora-zione,erano costituite da frammenti di medie e grandidimensioni di calcarenite, misti a una matrice di colorerosso-arancio scuro, con numerose radici al proprio in-terno (US 1012 nel settore nord-est; US 1010 nel settoresud-ovest). Una delle trincee scavate per estrarre uno deiblocchi (T 49) risultava obliterata da uno strato moltosabbioso e composto da piccole schegge di calcarenitecostipate (US 1015). L’ipotesi più plausibile, sebbenequesta risulti essere l’unica attestazione di questo tipo diaccorgimento, è che si tratti di un risarcimento intenzio-nale del taglio, funzionale a ricreare un piano di calpe-stio uniforme,su cui far scivolare i blocchi staccati,durante la fase di rimozione dalla cava(fig. 5c). Il piano di coltivazione messo in evidenza con loscavo risulta ben conservato: profonde trincee di esca-vazione delineano i blocchi parallelepipedi pronti per es-sere staccati e sono chiaramente visibili sulla superficie   Fig. 3 - Diagramma stratigrafico del saggio VIII.Fig. 4 - Veduta generale dei saggi I (a) e II (b), prima dello scavo.  4 Giulia Grassi, Rita Spina, Elena Vattimo della calcarenite le interfacce di stacco dei blocchi ri-mossi e gli incassi per l’alloggio dei cunei 5 . Il saggio II ha interessato il piano di coltivazione 2,ubicato presso il limite meridionale della stessa area dicava; era in parte coperto da un modestissimo interro di humus di recente formazione, al di sotto del quale è statomesso in luce un affioramento caratterizzato da una par-ticolare concentrazione di ‘sacche’, conseguenza dellacontinua percolazione dell’acqua piovana, che ha di-sciolto il carbonato di calcio, aggregante di questo tipodi roccia 6 . La scarsa qualità della rocciadeve aver co-stituito un limite alle operazioni di estrazione, interrottein questo punto a una quota più alta rispetto alle altrearee. Anche in questa zona l’attività clandestina ha moltocompromesso il deposito di cava srcinario, del quale ri-mangono conservati uno strato a matrice sabbiosa di co-lore rosso, ricco di frammenti di calcarenite (US 2007),eal di sotto di esso, una unità stratigrafica di colore mar-rone, anch’essa caratterizzata dalla consistente presenzadi pietrame (US 2010). Sul piano di coltivazione espo-sto sono ben leggibili le interfacce di stacco di blocchiparallelepipedi. Procedendo verso nord-est, vicino al li-mite di scavo, l’attività di cavatura è andata maggior-mente in profondità(fig. 8), con lo stacco di blocchi suun piano di coltivazione inferiore, la cui prosecuzione èben visibile nel profilo sismici 3 (Censini, Mascione,Pallecchi, in questo volume). Nel settore orientale delpiano di coltivazione è stato tagliato il dromos dellatomba n. 70, realizzata successivamente all’abbandonoestrattivo dell’area. Il terreno che riempie l’imbocco del 5 Per un dettaglio sulle modalità di coltivazione, cfr. Campo-reale, Pais, in questo volume). 6 Cfr. Pallecchi, in questo volume.Fig. 5 - Saggio I: settore sud (a), settore nord (b) e dettaglio del-l’occlusione della trincea 49 (c). abc
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