Shopping

Diritto dell'internet e delle nuove tecnologie telematiche

Description
Diritto dell'internet e delle nuove tecnologie telematiche
Categories
Published
of 35
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Related Documents
Share
Transcript
  CAPITOLO DICIASSETTESIMO FATTISPECIEDICONCORRENZASLEALEMEDIANTEINTERNET:GLI ATTI RIGUARDANTI LE PAGINE WEB (Iacopo Pietro Cimino) Sommario : 1. Premessa: le ipotesi di illecito concorrenziale proprie di Internet. – 2.Le varie tipologie di collegamento ipertestuale. – 2.1. Le due fattispecie di linking . – 2.2. Il framing . – 2.3. Aspetti giuridici del deep linking : il rischio diconfusione e quello di ingiusto approfittamento dell ’ altrui attivit à . – 2.4. La tesidella confusoriet à del deep link e la concorrenza parassitaria. – 2.5. Il presuntodanno da « scavalcamento » della home page . – 2.6. Il punto sulla giurisprudenzanordamericana. – 2.7. Il punto sulla giurisprudenza comunitaria. – 2.8. Il framing e l ’ inlining . – 2.9. Il caso total news e quello « acquario di Genova » . – 3. Il mouse-trapping . – 3.1. Aspetti tecnici del mousetrapping . – 3.2 Il mousetrapping nell ’ or-dinamento statunitense. – 3.3 Il caso « Google » e altre decisioni del panel  diWIPO. – 3.4. Il mousetrapping nell ’ ordinamento interno. – 4. Il pagejacking . – 4.1. Il pagejacking nell ’ ordinamento internazionale. – 4.2. Rilevanza del pa- gejacking nell ’ ordinamento interno. – 5. Il trickbannering . – 5.1. Il trickbannering negli USA. – 5.2. Rilevanza del trickbannering nell ’ ordinamento interno. 1. Premessa: le ipotesi di illecito concorrenziale proprie di Internet. Nel corso della presente sezione soffermeremo la nostra attenzione su al-cune condotte, recentemente emerse dalla consuetudine del commercio elet-tronico, la cui attuazione è risultata idonea a concretare comportamenti anti-concorrenziali, lesivi della regolare competizione nel mercato della new eco-nomy .Come noto, l ’ illecito concorrenziale è determinato da un atto o comporta-mento idoneo a turbare il regolare sviluppo del mercato; s  ì da alterare quelmodello economico competitivo che – delineato nel suo nucleo essenziale al-l ’ art. 2598 c.c. – è alla base dei sistemi economici di libero mercato.In tema di concorrenza sleale, il bene giuridico tutelato è , quindi, non so-lo l ’ interesse delle imprese a concorrere reciprocamente, ma anche l ’ interes-se della collettivit à al corretto e leale funzionamento del mercato di beni eservizi, in quanto incidente sui comportamenti economici individuali e suiconsumi.  Nelprosieguosoffermeremolanostraattenzione,nonsull ’ analisidiciascunatto di concorrenza sleale che sia possibile realizzare anche mediante l ’ utilizzodella Rete, bens  ì , unicamente su quei comportamenti la cui realizzazione non è attuabile,senonpermezzodistrumentitecnico-informaticipeculiariaipro-tocollidicomunicazioneadottatiperInternet .Daquestopuntodivistaoccor-re,adesempio,osservarecheunaipotesididenigrazionedeiprodottiedellaat-tivit à diunconcorrente,nonpresentacaratteristichetalidanecessitareunatrat-tazione autonoma qualora sia realizzata, anzich é attraverso la stampa o le tele-visioni, mediante la diffusione di messaggi sul web .Lapeculiarit à caratterizzantelefattispeciediseguitoanalizzateconcerne,dun-que, l ’ indispensabile applicazione di funzionalit à proprie del world wide web .Le condotte cui di seguito si riferir à radicano, difatti, un elemento costituivodella fattispecie in uno (o pi ù d ’ uno) degli elementi informatici che determi-nano il funzionamento di Internet . In relazione a tali fattispecie, non sembra,pertanto,scorrettoutilizzarelalocuzionediilleciticoncorrenzialipropridiIn-ternet(Tripodi-Peron);daintendersi,pertali,gliattianti-concorrenzialiinido-nei ad essere attuati all ’ infuori dell ’ universo telematico del web .Come cercheremo di illustrare nel corso di questa sezione, l ’ essenzialit à dell ’ utilizzo delle funzioni offerte dalla Rete nella realizzazione dell ’ illecitoconcorrenziale, è sufficiente, a nostro avviso, ad individuare peculiarsi con-dotte anti-concorrenziali, tali da legittimare, finanche, l ’ emanazione di unadisciplina normativa ad hoc  tesa a tipizzare i vari comportamenti vietati. Pog-giando, infatti, su elementi tecnico-informatici oggettivamente riscontrabili,tale nuova categoria di atti illeciti concorrenziali compiuti on line , ben si pre-sterebbe ad una positiva regolamentazione legislativa.A ben vedere, la identificazione di comportamenti anti-concorrenzialistrutturalmente legati all ’ utilizzo di Internet, anche a prescindere da unaeventuale codificazione, vale comunque a ridurre l ’ ambito d ’ incertezza in or-dine alle regole del gioco proprie dell ’ e-commerce . L ’ effetto è quello di incre-mentare tra gli operatori del mercato on line il livello di percezione del di-svalore insito nel comportamento anti-concorrenziale tenuto; al contempo,favorendo indirettamente un significativo alleggerimento dell ’ attivit à istrut-toria in sede giudiziaria. La riduzione a tipo di nuovi illeciti concorrenzialepeculiari ad Internet, contribuisce, pertanto, ad uno sviluppo pi ù armoniosodel commercio elettronico. Stabilire chiaramente i principi della correttezzaprofessionale che governano la competizione nell ’ Universo di Internet, equi-vale, inoltre, a contribuire a colmare quell ’ ampio gap di fiducia che attual-mente separa i consumatori dall ’ e-commerce .Nelle pagine che seguiranno focalizzeremo, pertanto, la nostra attenzio-ne sulle diverse fattispecie di illecito concorrenziale proprie di Internet chedi recente sono giunte all ’ attenzione degli operatori di mercato della neweconomy . La nostra analisi muover à dalla illustrazione analitica della con-dotta, alla individuazione delle finalit à e delle conseguenze che la stessa de-termina. 376 Capitolo Diciassettesimo  2. Le varie tipologie di collegamento ipertestuale. Alquanto complesse, in riferimento alla enucleazione di eventuali com-portamenti anti-concorrenziali, appaiono le questioni giuridiche sollevate dalsistema di collegamento tra i siti (detto ad « ipertesto » , strumento che con-sente la fruizione non lineare delle informazioni mediante collegamenti)adottato in Rete.Come noto, infatti, le pagine presenti sul web sono connesse tra loro me-diante un sistema di link (dall ’ Inglese: anello, catena), tale per cui l ’ utente diInternet è in grado di passare da un ipertesto ad un altro, attraverso collega-menti azionabili mediante un semplice comando. Un clik su una parola atti-va ( hotword  ) o su una immagine cui sia stato associato un indirizzo Internet( image links ) e si visualizza istantaneamente la pagina richiamata. Come sot-tolineato da pi ù parti il link è , in qualche misura, l ’ anima di Internet, poich é costituisce lo strumento che consente di navigare tra le pagine del world wide web (Tosi-De Vivo-Cassano-Cimino). I link si distinguono, peraltro, aseconda che siano interni  (hanno lo scopo di facilitare la navigazione del-l ’ utente all ’ interno di un medesimo sito web ), ovvero esterni  (permettono al-l ’ utente di collegarsi ad una pagina contenuta in un sito diverso da quello incui il link stesso è contenuto).Tralasciando, per ovvie ragioni, l ’ analisi dei link che rinviano alle pagineinterne di uno stesso sito ( interni  ), per quel concerne il link tra siti Internetappartenenti a soggetti diversi ( esterni  ), occorre anzitutto affermare che siindividuano almeno tre diverse tipologie di collegamento. Si distingue, infat-ti, essenzialmente tra il c.d. surface linking il c.d. deep linking ed il c.d. fra-ming . 2.1 Le due fattispecie di linking  . Si definisce surface linking quel rimando ipertestuale che permette al-l ’ utente di collegarsi alla home page  di un sito Internet , cio è , alla pagina in-troduttiva, la quale contiene solitamente: la presentazione e l ’ indice del con-tenuto del sito, le principali inserzioni pubblicitarie ed una serie di links in-terni  alle sotto-pagine del sito stesso. Una volta che l ’ utente abbia attivato il surface link e sia cos  ì giunto a visualizzare la home page , la ricerca dell ’ infor-mazione o del contenuto desiderato non pu ò , tuttavia, solitamente dirsi con-clusa. Restano, infatti, da individuare ed attivare quegli ulteriori collegamen-ti ipertestuali che consentiranno all ’ utente di giungere alla visualizzazionedell ’ informazione ricercata all ’ interno delle altre pagine interne al sito web .Nella seconda ipotesi di collegamento ipertestuale, il link , una vota attiva-to, permette invece all ’ utente di visualizzare direttamente una specifica infor-mazione o contenuto presente in una determinata pagina interna del sito;senza, pertanto, alcun preventivo « transito » per la home page . In altri termi- Fattispecie di concorrenza sleale mediante Internet  377  ni, il deep link consente di rinviare l ’ utente direttamente ad una pagina web  interna di un sito diverso da quello di partenza . 2.2. Il framing  . Il framing ricorre allorquando, per effetto dell ’ attivazione del collegamen-to ipertestuale, l ’ informazione o il contenuto ricercato dall ’ utente vengono visualizzati nell ’ ambito della veste grafica del sito di partenza . Pi ù nel detta-glio, i contenuti o le informazioni presenti su altro sito Internet vengono mo-strati nell ’ ambito di una sorta di cornice (o frame , da cui framing ) interna alsito nel quale è contenuto il collegamento. Come gi à sottolineato: « attraver-so tale sistema, l ’ utente che si collega ad un dato sito e su di esso utilizza un “ hyperlink ” , verr à s  ì collegato ad una pagina di altro sito, ma detta pagina, adifferenza di quanto avviene invece nel “ linking ” normale, verr à visualizzataall ’ interno della cornice ( “  frame ” ) del primo sito » (Tosi). 2.3. Aspetti giuridici del deep linking  : il rischio di confusione e quello diingiusto approfittamento dell ’ altrui attivit à . Occorre in primo luogo premettere che non sono state individuate signifi-cative problematiche giuridiche riguardo la tipologia di collegamento cheabbiamo in precedenza denominato surface linking . Siffatto tipo di collega-mento ipertestuale, anche alla stregua della esperienza maturata in altri ordi-namenti (quello statunitense soprattutto), appare difatti inidoneo ad incideresu situazioni giuridiche soggettive altrui (Putignani, Peyron). Il titolare della home page alla quale rimanda il collegamento ipertestuale non ha ragione didolersi del surface link , salvo il caso in cui il collegamento stesso assuma ins é un carica lesiva. Si pensi, per esemplificare, ad un sito che contenga unasezione dedicata alle truffe on line  . Un link proveniente da questa sezionepotrebbe risultare diffamatorio per il sito collegato, costituendo, altres  ì , attodi concorrenza sleale (Stagi). Pertanto, il surface linking sar à ritenuto lecitonei limiti in cui non venga utilizzato in modo improprio, tale da denigrare iltitolare del sito agganciato, o i suoi prodotti, o da far ritenere sussistente unparticolare rapporto tra i titolari dei rispettivi siti Internet (Migliaccio). Tut-tavia, a parte le suddette ipotesi in cui il collegamento – vuoi per la colloca-zione, vuoi per l ’ obiettivo risultato – assuma un carattere illecito, di norma,chi provvede a pubblicare un sito web nutre interesse a che lo stesso vengaconsultato dal maggior numero di utenti possibile e sia pertanto raggiungibi-le attraverso il maggior numero possibile di link . Per tale motivo si è , pertan-to, sostenuto da pi ù parti che il titolare della sito presta implicitamente  ilproprio assenso a che altri provvedano ad effettuare collegamenti iperte-stuali alla propria home page  (c.d. implied license to link  ) . 378 Capitolo Diciassettesimo  È dunque possibile affermare che – in s é considerato – un surface link siada ritenersi lecito.Pi ù di qualche perplessit à è stata avanzata, invece, rispetto all ’ altra tipolo-gia di collegamento ipertestuale che abbiamo in precedenza esaminato, valea dire relativamente al deep linking (collegamento profondo). Si è osservato,infatti, che: « nel caso di deep link il titolare del sito linkato vede una perditaeconomica dovuta al mancato passaggio dell ’ utente per la home page dovesono inseriti i banner  pubblicitari » (Tessarin, Migliaccio). In termini correla-tivi si è da altri sostenuto che la prassi del deep linking arrecherebbe all ’ im-prenditore on line un danno latu sensu da perdita di chance , in conseguenzadel fatto: « che la Home page di ciascun sito, è innanzitutto una pagina dipresentazione dalla quale ci si diparte verso altre pagine, o nella quale ven-gono prospettati i diversi servizi offerti nel sito: sicch é lo scavalcamento dicui si tratta, impedirebbe di conoscere questi altri contenuti per la realizza-zione dei quali si è possibilmente sostenuta anche una certa spesa » (Buono).Da ultimo, sempre a sostegno della dedotta lesivit à del deep linking , si è af-fermato, inoltre, che tale prassi sarebbe idonea a determinare un « grave ri-schio di confusione tra segni distintivi – quelli del sito « agganciatore » e quel-li del sito « agganciato » (Tosi). 2.4. La tesi della confusoriet à del deep link  e la concorrenza parassitaria. A nostro avviso pare anzitutto di poter escludere che la pratica del deep linking  dia luogo ad una ipotesi di concorrenza sleale per confusione . A talproposito si è detto (Meani) che il deep linking impedendo l ’ identificazionedel fornitore dell ’ informazione (presente sulla pagina web ), sia idoneo ad in-durre il pubblico a ritenere erroneamente che detta informazione ed il relati-vo servizio, vengano forniti direttamente da colui che ha costituito il link ,con conseguente: « rischio di confusione tra segni distintivi, oltre che ingiu-sto e grave approfittamento dell ’ attivit à altrui , sanzionabili ai sensi dell ’ art.2598, n. 1) e 3) c.c. » (Migliaccio). C ’è chi ha teorizzato la violazione: « del-l ’ art. 12 legge Marchi, il quale, prevedendo che al commerciante è fatto di-vieto di sopprimere il marchio del produttore o del commerciante da cui haricevuto i prodotti o le merci, pu ò , in via analogica, ritenersi applicabile an-che nell ’ ipotesi del deep linking , atteso che, chi impiega quest ’ ultima formadi link , di fatto utilizza un « prodotto » altrui omettendo il riferimento al rea-lizzatore di tale prodotto » (Monteleone). La lesivit à del deep linking sarebbedata dall ’ impossibilit à d ’ identificare il fornitore dell ’ informazione: ci ò chepu ò indurre il pubblico a ritenere che il servizio sia fornito direttamente dacolui che ha creato il link , con grave rischio di confusione tra i segni distinti-vi ed anche ingiusto approfittamento dell ’ attivit à altrui, sanzionabile ex art.2598, nn. 1 e 3 (Tosi).Al riguardo deve, di contro, osservarsi che quand ’ anche, l ’ utente di Inter- Fattispecie di concorrenza sleale mediante Internet  379
Search
Tags
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks