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La biodiversita' minacciata: nuovi allarmi

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Un nuovo allarme sulla grave perdita di biodiversità giunge da un recente numero della rivista Nature. Il pericolo di sopravvivenza di molte specie animali e vegetali è in crescita sempre maggiore: sono minacciati di estinzione circa un quinto dei
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  SILVÆ - Anno V n. 12 - 177  La biodiversita' minacciata: nuovi allarmi LA BIODIVERSITÀMINACCIATA:NUOVI ALLARMI di Giovanni Monastra* Un nuovo allarme sulla grave perdita di biodiversità giunge da un recente numero dellarivista Nature . Il pericolo di sopravvivenza di molte specie animali e vegetali è in cresci-ta sempre maggiore: sono minacciati di estinzione circa un quinto dei mammiferi e unterzo degli anfibi e delle piante gimnosperme. Questi appelli non sono nuovi. Negli ultimidecenni gli studi sulla biodiversità sono migliorati in modo notevole, offrendo un quadrochiaro della situazione. Così il mondo scientifico si è reso consapevole che numerosi eco-sistemi stanno andando verso condizioni molto critiche. Purtroppo non esiste analogaattenzione nel mondo politico per questo problema. Il nuovo appello vuole scuotere igoverni affinché intervengano per preservare la natura, modificando e correggendo al piùpresto possibile taluni interventi dell’uomo. Anche sotto un altro punto di vista è oppor-tuno realizzare una svolta: infatti le analisi sviluppate dagli esperti dimostrano che pre-servare la biodiversità può garantire sostanziali benefici economici.  A new warning on the considerable loss of biodiversity comes from a recent issue of Nature magazine. Survival of many animal and plant species is more and more at risk:one fifth of mammals and one third of amphibians and gymnosperm plants are threat-ened with extinction. Such an appeal is not new. Studies on biodiversity improvedremarkably during last decades, and provide a clear picture of the situation: scientistsrealized that several ecosystems are to reach most critical conditions. Unfortunately, pol-itics has demonstrated a so few interest into this problem. New warning wants to urge governments to protect nature, by modifying and correcting as soon as possible somehuman behaviors affecting the world. To reach a turning point is suitable from another point of view also, as experts’ studies show that preservation of biodiversity can providesubstantial economic benefits. I l tema della biodiversità è ben noto ai lettori di Silvae , dato chediversi interventi, di qualificati studiosi, lo hanno trattato sia dalpunto di vista generale, sia da angolature particolari. Ritorniamosull’argomento stimolati da un recente fascicolo della prestigiosa rivi-sta scientifica Nature 1 , dove vari articoli sono dedicati alla grave crisidi biodiversità che minaccia l’esistenza di molte specie animali e vege-tali. Ovviamente non si tratta di una notizia nuova o di un allarme ina-spettato. Già più volte nel recente passato abbiamo letto avvertimenti *Dirigente - Dipartimento Ambiente - Comune di Roma1AA.VV. , “Biodiversity in crisis”, Nature , 462, 2009  178 - SILVÆ - Anno V n. 12La biodiversita' minacciata: nuovi allarmi analoghi. Ma l’autorevolezza della rivista e il contenuto degli interven-ti ci devono indurre alla massima attenzione. Vanno rigettate – siadetto per inciso – le sottovalutazioni di questo problema fatte da certipseudo ecologi “negazionisti”, di fatto scientificamente inattendibili,preoccupati forse di dire qualcosa di “srcinale” per uscire dall’anoni-mato e avere un po’ di notorietà mediatica. Da tempo si sa che lavarietà costituisce un elemento fondamentale e intrinseco all’interanatura vivente. Però solo di recente gli studiosi sono andati verso unaformulazione sempre più rigorosa di questo fenomeno. Si può dire chela scienza della biodiversità è molto giovane. Il termine fu coniato dal-l’entomologo E.O.Wilson (più noto ai lettori come uno dei fondatoridella sociobiologia) nel 1986, in un rapporto al primo Forum america-no su questo tema. Egli preferì il termine “biodiversità” rispetto aquello di “diversità biologica”, proposto intorno ai primi anni ’80 daLovejoy, in quanto lo considerava più efficace dal punto di vista comu-nicativo 2 . Ovviamente, anche se sotto altre dizioni, il tema era giàall’attenzione dei biologi e dei naturalisti, almeno dagli Anni Cinquan-ta, seppur in modo sporadico.Ricordiamo, ad esempio, alcune ricerche condotte poco dopo laseconda guerra mondiale da N.L. Gerbilskii sulle variazioni intraspe-cifiche delle popolazioni di storione (genere:  Acipenser ) 3 . Più in gene-rale vanno ricordati ecologi eminenti, come Eugene Odum, per i lorostudi che hanno permesso di comprendere alcune leggi fondamentaliche regolano la sopravvivenza di piante e animali. Ad esempio, oggi siparla sempre più di cambiamenti climatici (riscaldamento globale),rispetto ai quali è ancora molto discusso il peso del ruolo umano, anchese è sicuro che l’impatto antropico vada considerato come uno dei fat-tori di modificazione ambientale. Di certo, però, l’alterazione di ampiearee del pianeta (deforestazione, costruzione di bacini idrici, ecc.), aldi là delle eventuali ripercussioni di maggiore o minore gravità sull’e-cosistema mondiale, ha un effetto diretto sulla possibilità di vita dialcuni gruppi biologici. Qui è utile ricordare quanto scriveva Odum,riassumendo, nei primi Anni Sessanta, le conoscenze del suo tempo.Egli ricordava che le varie specie differiscono per l’ampiezza della loronicchia ecologica. “La natura – scriveva – ha i suoi specialisti e i suoigenerici. Vi sono, per esempio, insetti che si nutrono solo di una spe-ciale parte di piante appartenenti a una singola specie; altre specie diinsetti sono magari capaci di nutrirsi di dozzine di specie diverse di 2E.O.Wilson, Biodiversità , Sansoni, Milano 19993N.L. Gerbilskii, “Intraspecific biological groups of acipenserine fishes and their reproduction in the lowerregion of rivers with regulated flows”, Rybnoe Khoziaistvo , 27 (4), 1951, trad. ingl. in Syst Zool  ., 4 (2) 1955  SILVÆ - Anno V n. 12 - 179 La biodiversita' minacciata: nuovi allarmi piante […] sembra che gli specialisti siano spesso più efficienti nell’u-so delle loro risorse e che perciò, quando queste sono largamentedisponibili, spesso raggiungano un grande successo biologico (cioèdiventino molto abbondanti). D’altra parte gli specialisti sono più vul-nerabili da parte dei cambiamenti che potrebbero insorgere come con-seguenza di notevoli sconvolgimenti ambientali o biologici” 4 . E aggiun-geva che le specie generiche, invece, possono adattarsi meglio ai cam-biamenti ambientali.Comunque nei sistemi ecologici maturi (cioè quelli ottimali) servonosia gli specialisti che i generici. Quindi, se da un punto di vista di ripro-duzione differenziale gli organismi del primo gruppo sono avvantag-giati rispetto a quelli del secondo gruppo, nei casi di modificazionitraumatiche dell’ habitat la situazione si inverte, anche se nel bilanciocomplessivo normale – come rilevato da Odum – devono essere presen-ti sia gli specialisti che i generici. In questi decenni abbiamo potutoverificare l’attendibilità di quanto asserivano gli ecologi già tempoaddietro sulla relativa forza/debolezza delle varie specie. D’altra parte 4E.P. Odum, Ecologia , Zanichelli, Bologna 1966, p.43  180 - SILVÆ - Anno V n. 12La biodiversita' minacciata: nuovi allarmi è noto che gli equilibri naturali sono dinamici e metastabili: cercanosempre di autopreservarsi nei momenti di crisi con sistemi complessi,ma oltre un certo limite di rottura, dovuto ad agenti esterni, si dete-riorano, a volta in modo gravissimo. Nell’era industriale l’impattoumano è ovviamente molto più potente che in passato, data la presen-za della tecnologia di cui ci possiamo avvalere per modificare la natu-ra, e quindi i danni sono molto maggiori. Rimane il fatto che anche neisecoli scorsi a volte si agiva in modo superficiale, cercando di semplifi-care certi ambienti per renderli più produttivi.Tra gli esempi di semplificazione biologica in habitat con parzialeimpronta antropica, ricordiamo i rimboschimenti messi in atto giàdalla Repubblica Veneta in alcune zone montane (Cansiglio, Auronzo)usate come riserva per ottenere legname pregiato. A tale proposito sisceglieva di piantare solo gli alberi con legno specificamente adatto percostruire le diverse parti delle navi, riducendo così la biodiversità(monotonia del bosco). Nel secolo scorso, poi, questo tipo di interven-ti poco accorti è stato sempre più numeroso. Sottolinea giustamenteDanilo Mainardi che “è la prima volta nella storia della vita sullaTerra, che una singola specie è in grado di influire così radicalmentesul destino di tutte le altre, animali e vegetali, sconvolgendo, distrug-gendo ecosistemi.E ciò avviene perché la nostra è una specie straordinaria, nel benee nel male. Sta nello specifico umano la ragione dell’attuale emergenzaambientale. Percepire cosa si nasconde in questo specifico, e compren-dere la qualità del danno indotto, è pertanto prerequisito per ogni rea-listico tentativo di cambiamento di rotta” 5 . E quindi, accanto a unaanalisi del danno e dei rimedi, servirebbe anche una autoanalisi. D’al-tra parte, continua Mainardi, l’uomo primitivo era “in grado di prele-vare risorse senza depauperare né eccessivamente modificare l’ habi-tat ” 6 . Non è una gran consolazione, né ci aiuta molto per i nostritempi. Se vogliamo avere una idea corretta della biodiversità dobbia-mo ricordare che essa si esplica sia a livello intraspecifico, cioè comeinsieme più o meno esteso di varietà, sia a livello interspecifico, cioè inriferimento alle varie specie, e che richiede non solo una ampia plura-lità di gruppi di viventi, ma anche una loro reciproca equilibrataabbondanza 7 .La particolare attenzione tributata da Nature al tema delle specieminacciate di estinzione deriva anche dalla recente pubblicazione della 5D. Mainardi, in: AA.VV., Biodiversità, estinzione e conservazione , UTET, Torino 1999, p. XV6ivi, p. XVI7A.Zullini, in: AA.VV., Biodiversità , ecc., cit., pp. 57-60. Sul tema vedasi anche: AA.VV., Biodiversità e benicomuni , Jaca Book, Milano 2009  SILVÆ - Anno V n. 12 - 181 La biodiversita' minacciata: nuovi allarmi Red list of threatened species da parte della International Union forConservation of Nature 8 . Da questo elenco emerge che un quinto deimammiferi e circa un terzo degli anfibi sono minacciati di estinzione.La situazione non migliora tra le piante: circa un terzo delle gimno-sperme conosciute, che includono le conifere, sono pure minacciate.Purtroppo, come si legge nell’editoriale di Nature , nonostante i nume-rosi allarmi degli scienziati, i vari governi si sono limitati solo ad ester-nare la loro preoccupazione. Sebbene quasi duecento nazioni si sianoimpegnate attraverso la Convenzione sulla Diversità Biologica a ridur-re in modo significativo il tasso di perdita della biodiversità entro ilprossimo anno, i leaders promotori di questo sforzo riconoscono l’im-possibilità di raggiungere l’obiettivo, che può rappresentare unica-mente una dichiarazione di tipo politico.Ma lo scenario non è solo negativo. Il fatto che le elité governativestanno cominciando a mettere a fuoco le proprie attenzioni sulla crisidella biodiversità offre qualche motivo di ottimismo. Per esempio,l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha definito il 2010 quale 8International Union for Conservation of Nature, Red list of threatened species : http://www.iucnredlist.org/
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