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Morire attraverso i secoli e le culture

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Si tratta di uno schizzo attorno alle tappe storiche in cui si ritrovano mentalità diverse nei confronti della morte. Esce in : Rivista per le medical humanities (2017) 91-96
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  Alberto Bondolfi Morire attraverso i secoli e le culture: uno schizzo La realtà della morte attraversa il tempo e accompagna costante-mente l’esistenza dell’essere umano, negli individui e nella specie. Di questarealtà però gli esseri umani non fanno esperienza diretta e comunicabilepoiché nessuno è ritornato dalla condizione di defunto a quella di vivente,per poterne poi riferire in prima persona. Quest’assenza radicale di espe-rienza diretta spiega forse l’abbondanza di lavoro culturale che si forma at-torno alla realtà della morte. Si tratta di un lavoro culturale che assume unalarga varietà di volti: dalla riflessione teorica a carattere filosofico e teologi-co, attraverso la gestione di riti e di manifestazioni artistiche, fino alle arti fi-gurative, alla musica e a quant’altro. All’interno di questa varietà di reazioni culturali troviamo anche al-cune costanti normative ,mediante la formulazione di norme morali e/o diregolamentazioni giuridiche. Uso il termine di «costanti» non per affermar-ne l’assoluta immutabilità quanto per sottolineare il fatto che queste costantisono appunto maggiormente fisse rispetto alla varietà delle manifestazioniculturali e rituali. Ricostruire le tappe più importanti delle attitudini delle so-cietà che ci hanno preceduto nel tempo attorno alla morte diventa così im-presa quanto mai ardua, poiché in essa si intersecano fattori tra loro moltodiversi e che mutano nel tempo con ritmi variegati. Mi limiterò qui solo aevocare alcune tappe di questa lunga storia della morte, privilegiando ilmondo da cui proviene la maggior parte di noi e cioè quello dell’Europa oc-cidentale 1 .Questa limitazione dello sguardo all’indietro non è dovuta solo allemancate competenze di chi scrive queste righe, bensì, al di là di ciò, è ancheuna scelta dettata dall’intenzione di portare lo sguardo su alcuni fenomeniche ritengo essenziali, per poterne poi ricavare elementi necessari a una91    E   t   i  c  a  c   l   i  n   i  c  a Xxxx Xxxxxx  1 Tra le monografie maggior-mente rilevanti attorno alla ri-cerca storica sulla morte evocoqui: Ph. Ariès, Storia della mor-te in Occidente , Rizzoli, Milano,1998;  Id. ,  L’uomo e la morte dal  Medioevo ad oggi , Laterza, Ba-ri, 1989; M. Vovelle,  La morte el’Occidente: dal 1300 ai giorninostri , Laterza, Bari, 2000; W.M.Spellman,  Breve storiadellamorte , Bollati Boringhieri, Tori-no, 2015; C. Viafora e F. Marin(a cura di),  Morire altrove. Labuona morte in un contesto in-terculturale , Franco Angeli, Mi-lano, 2015.  92diagnosi adeguata del modo di gestire la morte nel momento presente. In al-tre parole, la ricostruzione storica non vuole essere fine a se stessa, bensìservire a meglio situare e interpretare le prassi contemporanee. Si tenterà, nell’ambito di questo breve scritto, di presentare somma-riamente qualche tappa significativa delle mentalità che hanno caratterizza-to le attitudini nei confronti della morte, escludendo una focalizzazione sulla storia delle dottrine ,sia filosofiche che teologiche, che sempre hanno ac-compagnato le metamorfosi delle mentalità collettive. Che cosa si intende,in questo contesto, con il termine mentalità ? Paragonando lo scorrere deltempo lungo la storia a un fiume, si può notare come quest’ultimo sia costi-tuito da un corso d’acqua in cui l’acqua fluisce a velocità diverse a secondadegli strati di cui il fiume stesso è composto. In superficie scorrono gli avve-nimenti (come le battaglie, le incoronazioni, i matrimoni ecc.) estremamen-te variabili nel tempo, a un livello più profondo si possono analizzare le isti-tuzioni ,pure mutevoli nel tempo ma con un ritmo temporale decisamentepiù lento e quasi sempre solo parziale. A un livello ancora maggiormenteprofondo e poco mutevole si situano, sempre nel fiume dello scorrere deltempo nella storia, le mentalità come attitudini relativamente fisse e i cuicambiamenti si possono notare solo sul lungo periodo e mediante segni tal- volta quasi impercettibili 2 .L’attenzione di vari storici, soprattutto francesi e italiani, si è china-ta, principalmente durante gli anni ’80 del secolo scorso, sulle mentalità le-gate alla percezione e alla valutazione della morte. Questa ricerca che orasembra essersi almeno parzialmente eclissata ed esaurita, ha portato alla lu-ce una grande quantità di materiali e di testimonianze, legate non solo alla vita «dotta» di pochi intellettuali, ma anche a quella di larghi strati di popola-zione e alla loro quotidianità. Cercherò qui di schizzare gli elementi principali messi in evidenzada questa ricca produzione storiografica per poi offrire alla discussione leprincipali diagnosi che questi stessi storici propongono per interpretare ilmomento presente 3 . Le attitudini nei confronti della morte sono determinate, perlome-no nei paesi europei in cui viviamo, in gran parte dalle varie tradizioni giu-daico-cristiane da un lato e dall’influsso della cultura e dalle mitologie gre-co-romane dell’antichità classica dall’altro. Entrambi i filoni si sonmescolati, attraverso complessi processi culturali, tra cui non va dimentica-ta l’influenza delle culture dei popoli germanici tra l’antichità classica e ilmedioevo. Per quanto riguarda in maniera specifica la tematica della morte e ilruolo avuto dal cristianesimo, penso che si debbano innanzitutto distinguerele attitudini avute dalle prime generazioni che hanno seguito il messaggio diGesù di Nazareth e le generazioni che si sono susseguite nel tempo nelle va-rie regioni dell’impero romano. La prima generazione dopo la morte diCristo attende con impazienza la sua nuova venuta sulla terra per porre ter-mine alla storia dell’umanità e per stabilire un definitivo regno di Dio sul-l’umanità intera. La morte di singoli credenti viene vista come un passaggio,mentre per alcuni di essi l’apostolo Paolo postula persino un passaggio dalla vita terrena a quella definitiva del regno di Dio senza nemmeno la tappa in-termedia di una morte. Il ritorno di Cristo e l’istaurazione definitiva delRegno viene vista come cronologicamente imminente e questa credenza fa-cilita e promuove una mentalità di «provvisorietà» nei confronti di molte isti-tuzioni della vita quotidiana in cui questa prima generazione cristiana co-munque vive e opera. Testimonianze dirette di questa attitudine verso unafine della storia ritenuta imminente è ritrovabile nelle lettere di Paolo stesso.Scrivendo una prima volta alla comunità di Corinto 4 , Paolo sottolinea la ne-cessità di non fare troppi piani per l’avvenire, accettando di rimanere celibi  se non si è ancora sposati o di rimanere sposati se si intende cambiare gene-re di vita. Scrivendo poi ai Romani e confrontato al fatto che alcuni membridi questa comunità tendevano a interpretare l’imminenza del ritorno diCristo come un argomento per non dover pagare le tasse dell’impero, Paoloconferma la legittimità dello Stato e del suo potere di prelevare tasse e diesercitare il potere di punire 5 . Le prime generazioni di coloro che volevano seguire il messaggio diGesù di Nazareth manifestavano nei confronti della morte un atteggiamentodi relativa indifferenza poiché il ritorno atteso di Cristo veniva percepito co-me così imminente da relativizzare il proprio decesso personale.A partire dalla terza generazione di cristiani, questi ultimi per cosìdire si installano permanentemente nella vita dell’impero romano e quindiper loro la morte ritorna a essere un avvenimento con cui dovranno comun-que confrontarsi. Ne fanno fede le iscrizioni funerarie ritrovate nelle variecatacombe e che proiettano la risurrezione in un tempo futuro ancora inde-terminato. Permane nondimeno ancora viva, durante questi primi secoli do-po Cristo, una tendenza a desiderare la propria morte come martire per lapropria fede, morte vista come passaggio ideale alla vita eterna. La ricercastorica recente è stata portata a interpretare le numerose testimonianzescritte attorno al desiderio del martirio come espressione di una volontàquasi suicidaria da parte soprattutto di donne desiderose di fare l’esperienzadel martirio 6 .Lo scenario cambia intensamente da quando il cristianesimo diven-ta non solo religione ufficiale dell’impero romano (cioè a partire dalla cosid-detta svolta costantiniana), bensì unica religione ammessa nella convivenzasociale, e cioè a partire dal primo medioevo. In questo contesto di una socie-tà che sta per strutturarsi secondo un sistema feudale, la preoccupazione do-minante non è tanto legata alla gestione delle fasi finali della vita quanto allecondizioni in cui probabilmente verrà a trovarsi il cadavere dopo il decesso.Le testimonianze scritte che riguardano soprattutto la popolazione maggior-mente formata sul piano culturale portano sulla sepoltura in «terra sacra» o,nella terminologia di questi secoli, « ad sanctos ». Il luogo ideale per il proprioriposo dopo il decesso è l’edificio sacro della chiesa o, come variante minore,quello dei muri che l’attorniano. Le persone decedute in una situazione rite-93  2 Per un approfondimento dellacategoria di mentalità nell’am-bito della ricerca storica cfr.Cfr. P. Burke, Una rivoluzionestoriografica: la scuola delle An-nales, 1929-1989 , Laterza, Bari,1992; J. Le Goff e P. Nora (a curadi),  Fare storia ., Einaudi, Tori-no, 1982; F. Pitocco (a cura di), Storia delle mentalità , Bulzoni,Roma, 1995-1996 (2 vol.). 3 Per un’informazione maggior-mente dettagliata sull’evocatastoriografia recente sulla mortenelle mentalità dell’Europa oc-cidentale cfr. le opere già citatedi Ariès come pure il primo nu-mero del 1976 della rivista  An-nale s esc . Tra i numerosi bol-lettini bibliografici cfr. L. Don- vitto, «Ricerche e discussionirecenti in Francia su un tema distoria delle mentalità: gli atteg-giamenti collettivi di fronte allamorte»,  Rivista di storia e lette-ratura religiosa , 13, 1977, n. 2,pp. 376-89; M. Vovelle, «Les ac-titudes devant la mort: problè-mes de méthode, approches etlectures différentes»,  Annales  ESC  , 31, 1976, n. 1, pp. 120-32;  Id. , «La redécouverte de lamort»,  Pensée , 1976, n. 198, pp.3-14; A. Hahn, «Tod und Indivi-dualität. Eine Übersicht überneuere französische Literatur»,  Kölner Zeitschrift für Soziologieund Sozialpsychologie , 31,1979, n. 4, pp. 746-65; M. Lour-des, «La historiografia de lamuerte: trayectoria y nuevoshorizontes»,  Manuscripts , 1994,n. 12, pp. 321-56. Per un bilan-cio globale di questo filone diricerca storica cfr. D. Carneva-le, «Dalla morte pensata allamorte vissuta. La storiografiasulla morte dall’“età dei classi-ci” all’“esplosione” odierna», il  Polindromo , 2013, n. 9, pp. 75-91. 4 Cfr. soprattutto i Cor 7. Su que-sto testo cfr. l’accurata ricercadi B. Prete,  Matrimonio e conti-nenza nelcristianesimo dellesrcini. Studio su  I  Cor7, 1-40 ,Paideia, Brescia, 1979. 5 Si tratta del celebre capitolo 13della lettera ai Romani. Un te-sto che avrà, lungo i secoli, uninflusso enorme sul modo dipercepire il ruolo dell’autoritàpolitica da parte di una lungaserie di generazioni cristiane.Per un esame di tale influsso,per orientarsi in un mare di let-tetratura su questo passaggiodella lettera ai Romani cfr. S.Krauter, Studien zu Röm. 13, 1-7 , Mohr Verlag, Tübingen,2009.  6 Per un’introduzione a questo fi-lone di ricerca cfr. A. Melloni,«Il martirio volontario e le sueinterpretazioni: un’introduzio-ne», Cristianesimo nella storia ,27, 2006 pp. 9-15;  Id. , «Nota bi-bliografica sul martirio volon-tario», Cristianesimo nella sto-ria , 27, 2006, pp. 335-51.    E   t   i  c  a  c   l   i  n   i  c  a Xxxx rMHMaggio-Agosto2017Alberto BondolfiMorire attraversoi secoli e le culture: uno schizzo 37  94nuta negativa per la salvezza eterna del defunto non trovano sepoltura in«terra santa», bensì in luoghi ritenuti maledetti. È il caso delle persone mortesuicide, o dei condannati a morte, degli eretici e degli infedeli. Morire in ter-ra popolata da infedeli vien ritenuto comportamento da evitare e, quand’an-che si fosse partiti per una santa causa, come quella della crociata per libera-re la terra santa, è importante poter essere sepolti nel camposanto 7  . Accanto a questa attitudine nei confronti della propria sepoltura simanifesta anche una paura collettiva molto intensa nei confronti della morteimprovvisa . Essa va evitata e, attraverso la preghiera e altre opere pie, scon-giurata. L’immaginario prevalente e presente in ampi strati della popolazio-ne è quello del giudizio finale, giudizio che prelude a una vita felice nel para-diso o a una dannazione eterna nell’inferno. Questo motivo è testimoniato daun’iconografia ricorrente praticamente in quasi ogni portale delle varie cat-tedrali gotiche in Europa 8 . Durante la seconda parte del medioevo, a partire cioè dal quattordi-cesimo secolo, si diffonde una dottrina che cerca di superare il dualismo trafelicità e dannazione eterna, prevedendo uno stadio intermedio nell’aldilà,influenzabile anche a partire da prestazioni da parte dei vivi nell’aldiqua.Non si tratta di un cambiamento di dettaglio, bensì di un mutamento para-digmatico che permette di superare la frontiera stretta che separa i vivi daimorti 9 e di valorizzare anche nei confronti di Dio prestazioni umane comepreghiere, pellegrinaggi e altre «buone opere», come le indulgenze. Nasce esi diffonde a partire dal primo Trecento, l’idea di suffragio applicata al desti-no dei defunti. I materiali che documentano questo cambiamento paradig-matico avvenuto all’interno del medioevo non sono solo legati strettamentealla sfera religiosa, ma si manifestano anche in quella maggiormente profa-na dei testamenti. Il loro studio storico e le metamorfosi riscontrabili nellaloro redazione hanno potuto mettere in evidenza anche i cambiamenti dimentalità legati a questo strumento giuridico che lega i defunti a coloro chesono rimasti in vita 10 . Evidente risulta soprattutto il processo di successivasecolarizzazione della rappresentazione della morte lungo i secoli dell’età dimezzo. A partire dal quindicesimo secolo si manifesta una tendenza all’in-dividualizzazione della propria morte, attraverso il diffondersi di una lette-ratura tesa a proporre ai vivi, soprattutto a coloro che erano in grado di poterleggere, un «metodo» per ben morire. Questo movimento viene incoraggiatoanche dall’umanesimo e da una riflessione filosofica non più strettamentelegata alla teologia medievale. 11 Agli uomini del sedicesimo secolo gli uma-nisti, rappresentati qui soprattutto da Erasmo, consigliano di confrontarsicon la propria mortalità nel pieno della vita di ogni giorno, senza aspettareche la morte si annunci mediante la malattia o, peggio ancora, attraverso leepidemie. Sul fronte teologico il variegato movimento che va sotto il nome diRiforma, e di cui quest’anno ricordiamo il cinquecentesimo anniversario 12 ,mette radicalmente in discussione alcuni elementi tipici della teologia me-dievale. Viene criticata la rappresentazione del purgatorio e soprattutto vie-ne negata la possibilità di un intervento di suffragio dei vivi nei confronti deimorti. I rituali tipici del tardo medioevo, le messe di suffragio e le indulgenze vengono negate sia a livello teorico che nella pratica. I riti funerari vengonoin gran parte declericalizzati e affidati a persone responsabili nei villaggi enelle città. Le liturgie funerarie mettono l’accento sulla necessità di consola-re coloro che sono rimasti in vita più che di pregare per la salvezza dei de-funti. Si sviluppa, soprattutto in ambito luterano in Germania, una ricca pro-duzione musicale volta a consolare i parenti del defunto e a svilupparesentimenti di riconoscenza a Dio per l’esistenza che ha donato a colui o coleiche ora è scomparso.  95Il Seicento vede, sia nei territori passati alla Riforma che in quellicattolici, un approccio alla morte segnato da tratti comuni, anche se elabora-ti in modo diverso all’interno delle confessioni che ora caratterizzano le va-rie zone europee. Sia nei territori che hanno aderito alla Riforma che in quel-li segnati dagli sforzi della Chiesa tridentina si manifesta una tendenza aestetizzare la morte nelle sue rappresentazioni visive e musicali. Si manife-sta pure una tendenza che ricerca, attraverso soprattutto le immagini ma tal- volta anche i testi, di suscitare il sentimento del macabro nei confronti dellamorte e dei fenomeni che la seguono nel tempo, come ad esempio i fenome-ni di decomposizione del corpo 13 . Tali tendenze riescono a sorpassare le spe-cificità confessionali che pure si manifestano nelle varie forme artistiche vi-sibili nelle diverse regioni culturali e religiose europee. Nel Settecento lo scenario muta di nuovo, grazie soprattutto all’in-flusso crescente delle scienze naturali sulle mentalità collettive. Un influssodel tutto particolare è riscontrabile in campo medico 14 , poiché viene alla luceun interesse non solo per la cura di singoli malati, ma anche una preoccupa-zione per la salute pubblica. Si prepara durante questo periodo storico una po-lemica quasi sempre sorda e talvolta pure pubblica sulla gestione dei cimiterida parte della Chiesa cattolica da una parte e delle autorità sanitarie dall’altra.I cadaveri vengono considerati come «sporchi» e quindi fonte di possibili epi-demie. Al posto delle veglie fatte al defunto a domicilio vengono costruite ca-mere mortuarie pubbliche e i cimiteri vengono pianificati e costruiti lontanidai centri urbani. Sul fronte della salute pubblica si diffonde, a partire dalla fi-ne del secolo, la pratica delle vaccinazioni collettive, e tutti questi elementiportano a un cambiamento di mentalità nei confronti del trapasso. Questa tendenza si rafforza ulteriormente nell’Ottocento, con l’ag-giunta di elementi culturali nuovi, provenienti soprattutto dal romanticismonelle sue varie forme. Si assiste qui a una nuova estetizzazione della morte, le-    E   t   i  c  a  c   l   i  n   i  c  a Xxxx  7  È il caso, divenuto celebre, delcamposanto di Pisa, che accogliei corpi dei crociati che non sonosopravvissuti alle battaglie inTerrasanta. Cfr. al riguardo: C.Baracchini ed E. Castelnuovo (acura di),  Il Camposanto di Pisa , ,Einaudi, Torino, 1996.  8 Cfr. per una presentazione cor-retta delle dottrine teologichemedievali: K. Seybold, R.D. Aus,E. Brandenburger, H. Merkel eE. Amelung, «Gericht Gottes i .Altes Testament ii . Judentum iii . Neues Testament iv . AlteKirche bis Reformationszeit v .Neuzeit und ethisch», Theologi-sche Realenzyklopädie , 12,1984, pp. 460-97; M. Schuma-cher, «Gemalte Himmelsfreu-den im Weltgericht. Zur Inter-medialität der Letzten Dingebei Heinrich von Neustadt», inM. Scheffel et alii (a cura di),  Ästhetische Transgressionen. Festschrift für Ulrich Ernst  (=Schriftenreihe Literaturwis-senschaft 69), Trier, 2006, pp.55–80. Per quanto riguardal’iconografia, cfr. tra la nume-rose opere nell’ambito dellastoria dell’arte soprattutto:  Himmel, Hölle, Fegefeuer: das Jenseits imMittelalter (= Aus-stellungskatalog Schweizeri-sches Landesmuseum), Zü-rich-Schnütgen-Museum Köln,Katalog von Peter Jezler, secon-da edizione, Fink Verlag, Mün-chen, 1994.  9 L’opera classica su questo temaè quella di J. Le Goff,  La nascitadel purgatorio , Einaudi, Torino,2014. Su questa ricerca si è svi-luppata un’intensa discussione.Cfr. J. Chiffoleau,  La comptabi-lité de l’au-delà , Albin Michel,Paris, 2011; M. Fournié,  Le Ciel  peut-il attendre?  , Ed. du Cerf,Paris, 1997; G. Cuchet (a curadi),  Le Purgatoire. Fortune his-toriqueet historiographie d’undogme , ehess éd., Paris, 2012.Per quanto riguarda la rappre-sentazione dell’inferno, cfr. H. Vorgrimler, Storia dell’inferno ,Odoya ed., Bologna, 2010. 10 Soprattutto lo storico francese Vovelle ha messo in evidenzal’importanza dello studio dei te-stamenti per meglio capire ilmutare delle mentalità. Cfr. F.Bougard, C. La Rocca, R. Le Jan, Sauver son âme et seperpétuer:transmission du patrimoine et mémoire au Haut Moyen Âge ,École française de Rome,Rome, 2005. 11 Cfr. come esempio maggior-mente rappresentativo il librodi Erasmo pubblicato con unsaggio di Martin Lutero sotto iltitolo: Varcare con Cristo l’ulti-ma soglia. L’arte del «ben mori-re» tra riforma e umanesimo ,Paoline Editoriale libri, Milano,2017. 12 Le pubblicazioni legate a que-sto anniversario sono più cheabbondanti ma non esploranoin maniera specifica la temati-ca che qui ci occupa. 13 Per un esame di queste tenden-ze nell’arte barocca cfr. G. DeMatteis, «Sentimento del tempoe ossessione della morte nellaletteratura italiana ed europeadell’età barocca»,  La capitanata ,46, 2008, pp. 99-112. Cfr. inoltre:S. Buccini, Sentimento dellamorte dal barocco al declino deilumi , Longo ed., Ravenna, 2000. 14 Cfr. per questo periodo: M. Vo- velle (a cura di),  Mourir autre- fois: attitudes collectives devant la mort aux 17. et 18. Siècles ,Gallimard, Paris, 1990 ; R. Fa- vre,  La mort dans la littératureet la pensée françaises au siècledeslumières , puf , Lyon,1978; J.Mc Manners,  Morte e illumini-smo. Il senso della morte nella Francia del  XVIII  o secolo , Il Muli-no, Bologna, 1984.rMHMaggio-Agosto2017Alberto BondolfiMorire attraversoi secoli e le culture: uno schizzo 37
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