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ORDINE DEI GEOLOGI DELLA TOSCANA

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    P unto  - E ditoria e   Nota  a c ura  d e c oordinatore  d i  r edazioneGeotermia  i n  T oscana:  n uove  c onoscenze  e d  i nnovazionitecno ogicheNatura  d ei  c  asti  d e e  a nageniti  g rosso ane  d e Verrucano  d ei  m onti  P isaniLa  t ute a  r isarcitoria  c ontro  i d anni  a mbienta i   tra  d irettiva  2 004/35/CE  e d . gs.  1 52/2006La  k imber ite Poste italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale 70% - DCB FI  I   L   GE  OL  O G O P E RI    ODI    C O UF F I    CI   AL E  N UME R O 1    0 8   OR DI   NE DE I    GE  OL  O GI   DE L L AT  O S  C ANA  28 Pubblicato da Aracne Editrice nel mese di Aprile 2018,La tutela risarcitoria contro i danni ambientali tradirettiva 2004/35/CE e d.lgs. 152/2006 è uninteressante ed approfondito volume che l’avvocatoAntonio Aruta Improta ha scritto sul tema dellaprevenzione e riparazione del danno all’ambiente.Antonio Aruta Improta ha frequentato la PontificiaUniversità Lateranense, dove ha conseguito la laureaMagistrale in Giurisprudenza nel 2014, discutendo unatesi in Diritto internazionale-ambientale. Nel 2016 hasuperato l’esame di abilitazione all’esercizio dellaprofessione Forense. Contemporaneamente, hafrequentato il Master in Diritto dell’ambiente pressol’Università degli Studi Roma Tre, all’esito del quale haintrapreso un’esperienza formativa al Dipartimento TutelaAmbientale di Roma Capitale. È membro del movimentodei volontari per il decoro urbano “Retake Roma”.Lo scopo dell’opera è quello di ricostruire, in taleambito, la frammentaria disciplina sulla tutelarisarcitoria contro i danni ambientali offerta dallanormativa comunitaria, ossia la direttiva 2004/35/CE, equella italiana, contenuta nel D.L.vo 152/2006. Inparticolare, la critica muove dalla molteplicità disignificati attribuiti all’ambiente e dalla stessadefinizione di danno ambientale, per poi arrivareall’analisi del regime della responsabilità ambientale edelle azioni finalizzate alla prevenzione e allariparazione dei pregiudizi arrecati alle risorse naturali,con le relative modalità di attuazione. Da ultimo, l’operaaffronta le ipotesi della molteplicità di responsabilidello stesso danno ambientale e della responsabilitàdel proprietario o gestore dell’area compromessa.Gli argomenti trattati in questo libro sono un’occasioneimportante di approfondimento per noi geologi, inquanto, sempre più presente nella praticaprofessionale, il tema della tutela e salvaguardiaambientale, impone l’acquisizione di strumenti dilettura ed interpretazione nel campo giuridico enormativo. Occorre infatti ampliare culturalmente ilnostro orizzonte e iniziare un percorso di formazioneche ci consenta di dialogare ed interagire con il mondodella giurisprudenza, soprattutto verso coloro che, inquesto ambito professionale, si sono specializzati nelcampo del diritto ambientale.In tale logica ho proposto all’Autore di percorrere,insieme, gli aspetti prioritari contenuti nel testo, peraiutarci nell’approccio ad una materia e ad argomentiche richiedono il supporto di testi specialistici equalificati. Avvocato  A ruta,  s icuramente  n on  s iamo  a  ’anno  z erone c ampo  d e d iritto  a mbienta e,  t uttavia  m i  s ento  d iaffermare  c he,  c ome  s pesso  a vviene  i n  c ampo egis ativo,  n e n ostro  p aese  a bbondano  n ormeartico ate,  m a  p oi  è s pesso  l a  g iurisprudenza  c heorienta. Nell’ambito del diritto ambientale, sussiste unconsiderevole problema di certezza del diritto,determinato dalla molteplicità di norme che talvoltasi sovrappongono tra loro e non disciplinano in modochiaro e preciso una determinata fattispecie astratta.Ciò legittima la giurisprudenza a colmare le lacunelasciate dal legislatore ed a decidere un caso   La tutela risarcitoria contro i danni ambientalitra direttiva 2004/35/CE e d.lgs. 152/2006 IL GEOLOGO ANNO XXX n° 108 A CURA DEL DOTT. GEOL. LUCA GARDONE Aracne editriceVia Vittorio Veneto 2000020 Canterano (RM)  29 IL GEOLOGO RECENSIONE concreto secondo la propria interpretazione dellaregola giuridica di riferimento.Tale problema, emerge palesemente già sul pianodefinitorio, ove le lacune normative di carattereconcettuale ereditate dai costituenti,hanno prodottonumerose interpretazioni da parte dei giudicicostituzionali e ordinari. Il diritto all’ambientesalubre, difatti, è il frutto di un’interpretazione delcombinato disposto di alcune norme costituzionali,che non menzionano espressamente l’ambiente. Edancora oggi non vi è una definizione di ambiente nénella Costituzione né nel Codice ambientale, tantoche sul punto ha dovuto fare chiarezza sempre lagiurisprudenza, la quale dopo una serie di pronuncecontrastanti ha attribuito, tra l’altro ingiustamente,all’ambiente la nozione(tra le altre)di materia insenso proprio, con un oggetto specifico, circoscritto.Non di rado, poi, il ruolo interpretativo dei giudicitrova applicazione in riferimento alla complessitàdelle norme e alla frammentarietà della disciplinainmateria di prevenzione e riparazione del dannoambientale di cui al D.lgs. 152/2006, che di fatto nonoffrono una sicuraprotezionedell’ambiente in séconsiderato. Basti pensare al contributo dellagiurisprudenza europea, la quale ha fornito dei criteriestremamente utili per la determinazione del nessocausale, fondamentale per l’imputazione dellaresponsabilità ambientale, sia colposasia oggettiva,in capo all’operatore. Ne s uo  l ibro,  s i  r ichiama  i   c oncetto  d i  a mbiente  c he,secondo  l a  n ormativa  e uropea  e n aziona e  v igente,  è un  s istema  b asato  s u e  i nterre azioni  t ra  t utte  l erisorse  b iotiche  e a biotiche;  i n  s econdo  l uogo  è u ndiritto  s oggettivo  e d  a  o  s tesso  t empo  u n  i nteressediffuso,  u n  b ene  m ateria e  a ncorché  t rasversa e.  S onosufficienti  q uesti  c oncetti,  s anciti  d a d ettatonormativo,  o s arebbe  n ecessario  e  evare  i   d iritto dovere  d i  t ute a? Un diritto altro non è che una bolla di immunità; finquando l’ambiente rimarrà confinato nell’alveo deidiritti soggettivi, nella sua accezione di dirittoall’ambiente salubre, gli individui riterranno di poteresercitare solamente dei poteri su di esso. A pocorileva il fatto che l’ambiente sia considerato uninteresse diffuso; tale definizione è stata elaboratapiù che altro per conferire alle istituzioni pubbliche lalegittimazione ad agire per la salvaguardia dellerisorse naturali in sé considerate.Ritengo, quindi, che sia necessaria una riformacostituzionale che elevi l’ambiente a diritto-dovere erestituisca allo stesso la qualifica di valoretrasversale, onde poter garantire da una parte, latutela individuale del diritto ad un ambiente salubre;dall’altra parte, una protezione delle risorse naturalipiù efficace, condivisa e, soprattutto,compartecipata, conformemente al principio disussidiarietà orizzontale ed al dovere di solidarietàpolitica, economica e sociale previsti nella nostraCostituzione.Ne è un esempiol’ordinamento giuridico brasiliano,nel quale la collocazione della tutela ambientale tra idiritti-doveri costituzionali assume una rilevanzafondamentale. Veniamo  o ra  a d  u no  d ei  t emi  p iù  c ontroversi  o vveroque o  d e “ danno  a mbienta e”  e d  a  a  s ua  d efinizionea  c ui  v engono  a ttribuiti  u na  m o tep icità  d i  s ignificati.Mi  s embra  d i  c apire,  l eggendo  i   s uo  t esto,  c he,soprattutto  n e a  d iscip ina  n aziona e,  p ur  r i evandouna  d efinizione  o mnicomprensiva  d i  p regiudizioa ’ambiente,  s i  a rrivi  a t ipizzare  i d anni  a  e  r isorsenatura i.  M a  l ’ambiente  n on  d eve  e ssere  i nteso  c omeun  s istema  e co ogico  u nitario  e d unque  a nche  l anozione  c onseguente  d i  d anno  d ovrebbe  e ssererie aborata  i n  q uesta  c hiave? In realtà, la definizione generica di danno ambientalecontenuta nella disciplina nazionale, non è chel’erronea ricezione del concetto di “danno”puntualizzato nella normativa europea. Latipizzazione dei danni ambientali, infatti, è giàpresente all’interno della direttiva 2004/35/CE, ed ilD.lgs. 152/2006 di attuazione della stessa, ha ripresoil medesimo schema normativo, capovolgendolo:dapprima si definisce genericamente il dannoambientale, con una disposizione analoga a quellaeuropea che descrive concettualmente invece solo ildanno;poi si articolano le singole fattispecie dipregiudizi alle risorse naturali.Personalmente, non credo che tale impostazionenormativa invertita sia casuale. Con buonaprobabilità, il legislatore italiano ha voluto anteporreuna definizione onnicomprensiva di pregiudizioall’ambiente per onorare le pronuncegiurisprudenziali e le diverse fonti del dirittosovranazionali, che hanno consacrato l’unitarietà delsistema ecologico ambiente.Questosarebbe pureapprezzabile, ma il problema è che non dovrebbeesserci proprio la tipizzazione dei danni ambientalinella normativa italiana, ed ancor prima, in quellaeuropea cui si è data attuazione. Lu tima  p arte  d e ’opera  s i  i ncentra  s u  d i  u naapprofondita  d isamina  s u r egime  d e aresponsabi ità  a mbienta e  e s u e  a zioni  v o te  a prevenire  e r iparare  i p regiudizi  a  e  r isorse  n atura i,con  l e  r e ative  m oda ità  d i  a ttuazione.  M i  h a  c o pitomo to,  s u t ema  d e a  r iparazione  d e d anno  e s u eresponsabi ità  c orre ate,  i   f atto  c he  n on  s ianopreviste,  n e a  s ostanza,  m isure  s anzionatorie,interdittive  e i nibitorie. La quasi totale assenza di misure sanzionatorie,interdittive e inibitorie all’interno della tutelarisarcitoria contro i danni ambientali, come definita  30 IL GEOLOGO ANNO XXX n° 108 nella parte sesta del D.lgs. 152/2006, risponde allalogica meramente retributiva del risarcimento deldanno,sino a poco tempo fa dominante all’internodell’ordinamento giuridico italiano. La riparazionecivilistica di un diritto leso, difatti, corrispondeva allareintegrazione della precedente situazionepatrimoniale o di fatto esistente prima del danno,senza aggiungere o togliere nulla. Se subivi unaperdita di cinquanta euro, tale somma avevi diritto ariavere dal tuo danneggiante; se il vicino davaaccidentalmente fuoco al tuo vitigno, avevi diritto alripristino dello stesso, mediante la riparazione delleviti compromesse o, se ciò non era possibile,attraverso la sostituzione delle stesse con viti dellamedesima specie o che fornivano servizi equivalenti.Posto che la normativa europea di riferimento nonosta l’adozione da parte degli Stati membri di misurepiù severe e restrittive,e che da poco tempol’ordinamento giuridico italiano ha accolto l’istitutoanglosassone dei c.d. “danni punitivi”, ossial’applicazione di sanzioni pecuniarie punitive nei casiin cui il danneggiante abbia agito con dolo o colpagrave, la parte sesta del codice ambientale benpotrebbe essere modificata con l’introduzione dimisure più incisive. Ovviamente, tali misuredovrebbero essere comunque controbilanciate daadeguate norme premiali per gli operatori virtuosi,onde evitare la fuga di massa degli stessi verso Statimembri e non, che hanno approvato legislazioni menosevere e più flessibili. Ma  l e  g aranzie  f inanziarie,  l e  a ssicurazioni  s ui  d anniderivanti  d a ’esercizio  d i  a ttività  d efinitepotenzia mente  p erico ose,  s econdo  l ei  s onostrumenti  a deguati? La normativa europea auspica l’approvazione, daparte dei Paesi membri, di adeguate garanziefinanziarie. Attualmente, le norme italiane in materiadi responsabilità ambientalenon prevedono nessundovere per gli operatori di stipulare un’assicurazione,neanche per quelli che esercitano attività definitepericolose per l’ambiente o la salute umana dallalegislazione stessa. Considerato che lo Stato italianonon è tenuto ad intervenirein via sussidiaria nei casidi insolvenza da parte dell’operatore responsabile diun danno ambientale, sarebbe opportuno prevedereun obbligo assicurativo almeno per gli operatoriesercenti attività rischiose. È  r agionevo e  r itenere  c he  l ’unico  e fficace  s trumentoin  t ema  d i  r isarcimento  d e d anno  e t ute a  p reventivade ’ambiente,  s ia  l ’approvazione  d e c odiceinternaziona e  i n  m ateria  a mbienta e? Certamente, soprattutto perché spesso i danniambientali assumono una portata transnazionale.Pensiamo solamente al surriscaldamento globale,che è attualmente la forma più grave di dannoambientale e di minaccia di danno ambientaleprogressiva. È difficile immaginare che si possaaffrontare unproblema che investe il pianetarimanendo confinati all’interno del nostroordinamento nazionale. Quale normativa osservare?Che misure attuare? Quale autorità ha legittimazionead agire? Quale giudice ha competenza a giudicare?Chiha giurisdizione? Dunque, per tutta una serie diragioni è necessario e urgente procedere ad unacodificazione internazionale, adeguata e condivisa,che armonizzi la moltitudine di normative vincolantidi settore. Fatto ciò, si possono modificare earmonizzare le normative europee, conformementealla legislazione internazionalee,quindi,migliorare,da ultimo, la disciplina nazionale.

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Oct 7, 2019
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