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P. VEDOVETTO 2017, Un frammento di lastra dalla cattedrale romanica, in A. CHAVARRIA (a cura di), Ricerche sul complesso episcopale di Padova (scavi 2011-2012), Quingentole (Mn), pp. 178-179.

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P. VEDOVETTO 2017, Un frammento di lastra dalla cattedrale romanica, in A. CHAVARRIA (a cura di), Ricerche sul complesso episcopale di Padova (scavi 2011-2012), Quingentole (Mn), pp. 178-179.
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  178 Da uno strato di riporto moderno (US 100) proviene unalastra frammentaria, resecata su due lati, complessivamentein discreto stato di conservazione (cat. 13) 1 (figg. 1, 2). Il fram-mento, in calcare tenero 2 , presenta una porzione di campodecorato inquadrato, sul lato inferiore da un listello liscio largo2, 5 cm e su quello laterale da un nastro a tre vimini, largo 2,3 cm. All’interno si sviluppa un motivo di nastri a tre vimini cheforma una rete di cerchi annodati tra loro e lungo il bordo la- terale. Dell’srcinario impaginato resta parte di una fila di or-bicoli, due dei quali integri, con un diametro esterno di 16, 30cm e interno di 11, 50 cm. Il fondo ospita, tra gli orbicoli, fioria quattro o otto petali solcati, con bottone centrale, e mezzecorolle con incisioni radiali. Le campiture delle maglie circolariaccolgono, invece, elementi vegetali alternati a figure zoo-morfe. Osserviamo un fiore a otto petali con grande bottonecentrale, definito al centro da un foro di trapano, e una pal-metta rovescia con foglie arrotondate profilate. Le figure zoo-morfe sono poco leggibili per il cattivo stato di conservazione,ma possiamo comunque riconoscere: un quadrupede dal-l’aspetto ferino rivolto verso destra, con le zampe aderenti albordo del cerchio, la testa retrospiciente e la coda appuntitache potremmo identificare con un leone; un uccello in visionefrontale con le ali spiegate.La lastra mostra una certa ricerca naturalistica e plastica,non tanto per la resa dei dettagli, poco apprezzabile a causa del degrado subito, maper l’altezza del rilievo, che emerge di circa 3 cm dal piano di fondo.L’intreccio con cerchi annodati è uno dei motivi più diffusi nella scultura altome-dievale, con decine di varianti nella natura degli inserti decorativi. Anche l’impiego diriempitivi vegetali e animali (reali o fantastici) all’interno di maglie o tralci trova riscon- tro in numerose categorie di arredi a partire dall’VIII secolo, nell’ambito soprattuttodell’impero carolingio 3 . Questo repertorio decorativo perdura senza soluzione di con- tinuità oltre l’anno Mille, con numerose attestazioni specialmente in area medio ealto adriatica, a Pomposa, Venezia o Ravenna 4 : ciò che muta è il linguaggio stilistico,le caratteristiche esecutive e talvolta l’associazione ad altri elementi decorativi 5 .Quanto al rilievo in esame, il parallelo probabilmente più puntuale e geografica-mente vicino proviene dall’arredo liturgico della chiesa di San Martino a Padova: inun frammento di pluteo datato alla metà dell’XI secolo, oggi esposti presso il lapidariodei Musei Civici Eremitani 6 , si può osservare lo stesso impaginato ma soprattuttola resa similare di alcuni dettagli, come il motivo a mandorla che definisce l’occhioe il punto di innesto della zampa al corpo dell’animale, caratteristica peculiare dellaprima scultura romanica. Altro confronto puntuale, per la conformazione dell’animale, si rintraccia in uncapitello imposta conservato sempre nella medesima sede museale 7 , già riutilizzatoassieme ad altri quattro grandi semicapitelli nelle fondazioni dei mulini di Ponte Mo-lino 8 , tutti datati alla prima metà dell’XI secolo e attribuiti al rinnovamento architet- tonico della cattedrale romanica terminato dal vescovo Olderico 9 . Va inoltre rilevatal’affinità della resa schematica della palmetta con quella di un altro frammento pezzoproveniente da San Martino 10 : si tratta di un pilastrino di recinzione presbiterialedecorato da un tralcio il quale si sviluppa mediante girali desinenti in palmette a pro-filo arrotondato e nervature interne. Un frammento di lastra della cattedrale romanica 1 Dimensioni: cm 29,5 (larghezza max) x 47 (h) x 8 (spessore). 2 L’indicazione del litotipo è frutto di os-servazione macroscopica. 3 Per una sintesi sul fenomeno cfr.Jakši ć 2001; Ibsen 2007. 4 Sulle caratteristiche e diffusione del co-siddetto tralcio abitato in area altoadria- tica e lagunare si veda Zuliani 1970, pp.36-37 e le recenti considerazioni di Jur-kovic 2013, pp. 270-273. 5 Roth Rubi 2015. 6 Inv. 645. Nella lastra del duomo la retedi cerchi ha dimensioni leggermente piùridotte. 7 Inv. 282. 8 Invv. 270, 271, 279, 281. 9  Valenzano 2009a, p. 263. 10 Inv. 636.  1 c 10 cm Fig. 1. Frammento di lastracat. 13.  179 In considerazione della cronologia attribuita ai confronti individuati, si sarebbe tentati di proporre anche nel nostro caso un’analoga datazione alla metà dell’XI se-colo. Le stringenti analogie stilistiche e iconografiche con i frammenti di San Martino,inoltre, lasciano motivatamente spazio all’ipotesi di ricondurre l’intero gruppo al me-desimo ambito produttivo se non alle stesse maestranze. Ma in quale contesto sto-rico e sociale è possibile inserire l’ammodernamento degli arredi liturgici earchitettonici della chiesa di San Martino e della cattedrale? Ben poco ci dicono lefonti scritte tra X e XI secolo sulla cattedrale di Padova, noviter constructa  nel1076 11 , e la chiesa di San Martino, menzionata per la prima volta in un documentodel 1048 12 .Un’intensa attività evergetica è stata assegnata per questi anni al vescovo Odel-rico (1064-1084), collegata alla ricostruzione della cattedrale e alla fondazione dellechiese di San Daniele (nel 1076), Ognissanti (seconda metà dell’XI secolo) e SantaSofia (post 1063 ante 1106/1107) 13 . In questa prospettiva, sembrerebbe dunque possibile circoscrivere la datazionedella lastra in esame all’intervento ricostruttivo di Odelrico; se questa ipotesi fosseconfermata, avremo davanti l’unico reperto riferibile con certezza all’arredo liturgicodella cattedrale romanica. D’altra parte i confronti citati suggerirebbero un’iniziativaanaloga a quella che ha interessato la cattedrale anche per la chiesa di San Martino. 11 Brunacci 1763, pp. 129-144. 12 CDP, I, 1002. 13 Brogiolo 2011b, pp. 35-52, 68-69. Fig. 2. Ipotesi ricostruttivadella lastra. 10 cm
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