Health & Fitness

Tomaso Binga: il corpo della lettera

Description
Tomaso Binga: il corpo della lettera
Published
of 3
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Related Documents
Share
Transcript
  March 27, 2018 Szirmai | Tomaso Binga: il corpo della lettera utsanga.it /szirmai-tomaso-binga-corpo-della-lettera/ Tomaso Binga: il corpo della lettera by   Panni SzirmaiTomaso Binga è un’artista che sperimenta la sua identità per mezzo della sua opera. Lamasculinità forzata dalla cultura di oggi era già presente negli anni Settanta quando BiancaMenna si presenta come Tomaso Binga. Nel 1977 l’artista si trasforma in uomo, ovveroindossa i panni di una figura immaginaria, appunto Tomaso Binga, all’interno di unaperformance in cui una fotografia di un matrimonio (“Oggi spose”) aveva un ruolofondamentale. Nella “Galleria Campo D”, a Roma, l’artista Bianca Pucciarelli Menna sposaTomaso Binga, cosí la vita privata dell’artista confluisce in quella pubblica. Il gestostravagante non rimane uno scherzo, diventa l’atteggiamento caratteristico dell’artista cheusa l’identità maschile come alter ego (già dal 1971) facendo riferimento alla situazione diemarginazione vissuta dalle donne. Con gli strumenti dell’ironia problematizza in modoradicale i ruoli tradizionali nella società e lotta contro la discriminazione delle donne chevede manifestarsi anche nel mondo dell’arte. ‘ L’artista non è un uomo o una donna ma unaPERSONA ’ – dice la poetessa visuale che facendo riferimento alle sperimentazioni delleavanguardie storiche prende lo pseudonimo addirittura da Filippo Tommaso Marinetti(nome che perde una ‘m’ delle costole, con cui viene plasmata la donna).L’atteggiamento di Binga rappresenta un feminismo arguto e impietoso che esprime criticanei confronti dell’establishment culturale italiano. Le sue opere si occupano di questionilegate alla cultura, l’educazione, la civiltà e ovviamente al ruolo della donna nella società. Ilgesto del travestimento ha un doppio significato: metaforicamente si riferisce alladominazione maschilista nella società e in particolare nel mondo dell’arte.Contemporaneamente dimostra l’assurdità della mascherazione, dell’ipocrisia che cisentiamo costretti ad accettare nella vita quotidiana.Fin dai primi anni Settanta Binga si dedica alla poesia visuale e alle performance poetiche.Le interessano le lettere a l’abbecedario in quanto strumenti dell’apprendimento dellalingua. L’esperienza dell’insegnamento nella carriera di Binga ha probabilmenteinfluenzato la pratica artistica. I due elementi di principale importanza sono la lingua comeuna sorta di “munizione intellettuale” e il corpo come attrezzo di lavoro.Nella celebre serie Scrittura vivente  (1976) prende come punto di partenza il suo corpo ene costruisce un abbecedario. Propone una lingua nuova a partire e in base al corpoumano. Bisogna tener presente però la differenza tra la rappresentazione di un corpo nudofemminile e il corpo universale dell’artista – in questo caso, appunto, di una donna. Lastessa Binga sottolinea come il suo uso del corpo si strutturi senza connotazioni sociali ofemministe, in quanto il corpo sarebbe un oggetto che si trasforma in scrittura, offrendoun’alternativa alla rappresentazione ‘consacrata’ di questo gesto. Il corpo diventa segno eliberandosi dei soliti riferimenti sociali che racchiude in sé. [1][2][3][4] 1/3  „ Si tratta di un segno-gesto che tenta di conferire alla scrittura un senso più globale, unafisicità più concreta e nello stesso tempo una polivalenza di significati da opporre a ogni specializzazione .”In questo senso il „segno-gesto” della lingua del corpo può essere individuato anche neiprimi artisti del la body art, i quali usavano il proprio corpo come strumento evidente esignificativo. L’alfabeto di Binga costituisce una transizione tra l’espressione visuale (ossiala poesia visiva) e la body art, collegandosi anche alle performance poetiche del Gruppo70. La seria Scritture viventi   è un’opera indipendente che all’interno dell’oeuvre di Bingaassume un significato speciale. È una costruzione concettuale e un passo importante versoun certo attivismo artistico legato al femminismo nell’opera di Binga e allo stesso tempo nelmicrocontesto del periodo in cui è nata. La serie è stata realizzata in collaborazione con lafotografa Verita Monselles – anch’essa con un forte interesse verso la condizionefemminile. Il punto di partenza era l’abbecedario utilizzato nella scuola materna per imparare a leggere, in cui la lettera viene sostituita dalla lettera fatta con il corpo dellaBinga. L’artista enfatizza l’importanza del corpo femminile come imperfetto e non mitizzatoche viene utilizzato come strumento e non come un idolo della perfezione. Dallacollaborazione fruttuosa con la Monselles nasce un’altro progetto: Binga e Monselleshanno fatto un ‘tour’ insieme per le cittá italiane[7] per far vedere le loro opere di stampofemminista Ecce Homo (1976)  di Monselles e Litanie lauretane  o Mater (1976) di Bingatrattando anche questioni legate alla religione e alla società. La cooperazione era stretta:Binga era la modella ritratta nell’ Ecce Homo , un’opera che offriva una prospettiva nuovariguardo il corpo femminile nel contesto della fede[8]. Le due artiste hanno girato per l’Italia‘per contestazione contro la religione imperante che vuole vedere la donna: o madre, overgine o prostituta’. La lettera si trasforma di nuovo: mantenendo la visualitàleggermente giocosa dell’abbecedario tratta un tema serio. Per creare Mater Binga sceglieun linguaggio radicale legato anche alla spiritualità che puó anche suscitare passioni.L’opera ha come sottofondo le Litanie lauretane  dal secolo XVI, le suppliche che vengonocantate in modo monotono alla fine del rosario. La caratteristica musicale della preghiera el’atto di supplica alla Beata Vergine Maria vengono ri-contestualizzati in presenza di unascritta di lettere formate da una donna nuda. L’intenzione di Binga con un lavoro di forticonnotazioni sociali era quella di ‘scuotere le coscienze’, far vedere una donna ‘con i suoivizi e difetti’, una madre vera e propria con il corpo imperfetto e genuino. Non tratta la fedein modo irrispettoso ma mette in luce l’ambiguitá del messaggio religioso riguardante lafigura della donna.Tomaso Binga mette in dubbio le costruzioni tradizionali della società che determinano lacondizione della donna. Inganna con tono ironico le regole indiscusse e le vecchie usanzesocio-culturali per creare un’atmosfera di libertà in cui la parità dei generi è evidente enaturale. Purtroppo questo mondo rimane ancora immaginario. Debutta con il nome maschile in occasione della mostra “L’oggetto reattivo” alla GalleriaStudio Oggetto di Caserta nel 1971.Cristiana Perrella: Tomaso Binga. La parola è donna, Flash Art Online, No. 337, Febbraio-Marzo 2018, http://www.flashartonline.it/article/tomaso-binga/ Cristiana Perrella: Tomaso Binga. La parola è donna, Flash Art Online, No. 337,Febbraio-Marzo 2018, http://www.flashartonline.it/article/tomaso-binga/ [5][6][9][1][2] 2/3   Cristiana Perrella: Tomaso Binga. La parola è donna, Flash Art Online, No. 337,Febbraio-Marzo 2018, http://www.flashartonline.it/article/tomaso-binga/ L’uso delle lettere e la lingua come materia prima (e l’effetto indiretto dell’esperienzapedagogica) è ravvisabile anche nell’opera di altre artiste come quella di Ketty La Rocca(es.: J, Virgola con tre punti, 1970)Pasquale Polidori: A proposito di Nuovi studi su Ketty La Rocca, Darps, gennaio, 2016,http://www.darps.it/a-proposito-di-nuovi-studi-su-ketty-la-rocca/ Il privilegio del nome maschile – Intervista a Tomaso Binga di Raffaella Perna,OperaViva Magazine, 18 Luglio 2016, https://operavivamagazine.org/il-privilegio-del-nome-maschile/ Eventi come Poesia e no  (1963, ideato da Antonio Bueno, Giuseppe Chiari, LuciaMarcucci, Eugenio Miccini) accanto ai fondatori, Lamberto Pignotti e Eugenio Miccini leartiste femminili Lucia Marcucci e Ketty La Rocca hanno avuto ruolo importante.[7] Nel 1976 le due artiste hanno inaugurato insieme mostre con le opere citate a Bari,Padova, Parma, Roma, Milano.Raffaella Perna: Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta, Postediabooks,2013. 43.[8] Raffaella Perna: Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta,Postediabooks, 2013. 43. ContemporaryArt Torino, Artissima 18 – Tomaso Binga, video 5:25https://www.youtube.com/watch?v=yWN2IL7FdEo&t=265s [3][4][5][6][9] 3/3
Search
Tags
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks