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Anna Cappelli: sulla condizione sociale della donna

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Annibale Ruccello scrive quest’ultima opera poco prima della sua tragica morte avvenuta nel 1986, a soli trent’anni, in cui racchiude la ricerca e l’innovazione del teatro di sperimentazione perseguito a partire dagli anni ’70. La sua drammaturgia
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  Anna Cappelli: sulla condizione sociale della donna   www.rumorscena.com /13/03/2016/anna-cappelli-sulla-condizione-sociale-della-donna Dal punto di vista umano l’azione del teatro come quella della peste è benefica, perché spingendo gli uomini avedersi quali sono fa cadere la maschera, mette a nudo la menzogna, la rilassatezza, la bassezza e l’ipocrisia.  Antonin Arthaud  VILLA SAN GIOVANNI (Reggio Calabria) – Non a caso l’8 marzo di ogni anno si celebra la “Giornatainternazionale della donna” in quanto figura eroica nelle lotte sociali, politiche ed economiche, per la conquistadei diritti, contro ogni forma di discriminazione e violenza. L’8 marzo di quest’anno al Teatro Primo  di Villa SanGiovanni, è stata ricordata la donna con una fra le opere più significative di Annibale Ruccello: “AnnaCappelli ”. Il testo è stato portato in scena dal regista Christian Maria Parisi,  nell’esilarante interpretazione di Silvana Luppino .Anna Cappelli è un’ impiegata al comune di Latina, costretta a dividere l’angusta cucina di un appartamento diprovincia con la Signora Rosa Taverini e i suoi«puzzolentissimi gatti». La convivenza non è per nientefacile: l’una lamenta la puzza di pesce bollito, l’altra l’odoredi pancetta fritta. Tra una pratica e l’altra, Anna conosceTonino Scarpa, un ragioniere scapolo, contrario almatrimonio, che vive in una casa di proprietà con dodicistanze e una cameriera tuttofare. Dopo sei mesi difrequentazione, fra il pettegolezzo dei colleghi e un certopregiudizio sociale di matrice cattolica, Tonino le avanzauna proposta di convivenza. La decisione di andare a vivereinsieme senza sposarsi, non è semplice, né immediata per Anna, la quale temporeggia fino ad un accomodante ebiascicante “sì”. Nella nuova e grande abitazione si senteancora una volta oppressa e, dopo sette mesi di convivenza,confessa a Tonino il suo «piccolo problemino»,preannunciatole dalla Signora Tavernini: la cameriera Maria,ai suoi occhi, si comporta come se tutto le appartenessefacendola sentire un’estranea. Tonino asseconda larichiesta di Anna, ma un anno e mezzo più tardi decide didare anche a lei il benservito, proprio «come si dà ad unacameriera», nella prospettiva di vendere la casa e trasferirsiin Sicilia per una nuova offerta di lavoro. L’atto unico, però,si conclude in un macabro e claustrofobico delitto celebratocon «un vero e proprio atto d’amore».Annibale Ruccello scrive quest’ultima opera poco prima della sua tragica morte avvenuta nel 1986, a solitrent’anni, in cui racchiude la ricerca e l’innovazione del teatro di sperimentazione perseguito a partire dagli anni’70. La sua drammaturgia riceve il riconoscimento da parte dell’Istituto del Dramma Italiano (premio IDI) nel1983 con “Week-end” e anche nel 1985 con il celebre “Ferdinando”. Forse “Anna Cappelli” sarebbe divenutouno degli allestimenti altrettanto premiati per la sua regia e interpretazione che immaginiamo nelle vesti del solito“femminiello” di cultura partenopea.La follia e lo sdoppiamento psicologico di questo personaggio femminile riflette la decomposizione di un sistemasociale, quello italiano, in cui la sua figura si propone come l’ennesima risposta alla solitudine teneramentestraziante che oscilla tra il sogno e la psiche della donna. In questo senso, il doppio personaggio pensato daChristian Maria Parisi non si allontana di molto dalla visione di Annibale Ruccello; si colora, anzi, con le tinte diuna psicologia di matrice stanislavskijana condotta all’esasperazione. 1/4  La sfida attoriale di Silvana Luppino ha raggiunto un risultato inedito nella rivisitazione di un personaggio,concepito da altri registi come isterico e tragicamente consapevole o comicamente inconsapevole delle proprieazioni. Quello di Silvana è, invece, un personaggio risoluto non tanto verso l’atto omicida finale quanto rispettoalle azioni agite nel presente. In questo, Anna non è un personaggio strano o diverso ma comune come laposizione lavorativa che lei stessa ricopre: non pianifica niente, vive allo stesso modo di un parassita, mossasolo dai colpi immediati della famiglia, della società e infine dell’amore, che è brava a collezionare ma incapacea schivare. Assume un atteggiamento sicuro non certo per carattere o intelligenza, ma a scapito della scarsaistruzione propria del ceto basso di quegli anni. Incerta nel linguaggio riesce a mostrare le sue debolezze manmano che il pericolo diviene sempre più prossimo. Una sfida che parte dall’esterno e che s’interiorizza nelladecisione di «due giorni interi, 48 ore senza dormire, per cercare un…» una risposta definitiva alle violenzesubìte, per ultime da Tonino. L’omicidio compiuto da Anna nei confronti del convivente si potrebbe definire“legittima difesa” ad una violenza durata anni e terminata in uno schiaffo che la fa precipitare a terra. È lì cheAnna Cappelli di Christian Maria Parisi prende la sua decisione definitiva.Se, da un lato, sono la compassione e la pietà ad accompagnare lo spettatore in questa bolgia dantesca,dall’altro è il grottesco che induce a flebili e spaurite risate, accomodando lo spettatore a guardare la piècecome una serie televisiva. L’attesa dell’epilogo, già anticipato a inizio spettacolo con un brevissimo flashback inpenombra complementare all’ultima scena, ricorda la struttura di un vero e proprio thriller (genere molto caroall’autore): la curiosità di ciò che sta per accadere s’inserisce nelle parole tentennate dal personaggio affetto dauna patologia complessa e, al tempo stesso, saldo nelle sue posizioni ideologiche se non, addirittura, mentali.La storia è ambientata intorno a un cubo-scenografico, alto quasi un metro, disegnato da  Aldo Zucco  erealizzato dallo scenografo Osvaldo La Motta , che rappresenta il cronòtopo della messa in scena: il cubo è ilcervello di Anna in cui ha sede il desiderio di «una casa mia! Mia! Capisce! Mia! E il ragionier Tonino Scarpa mela offre!». Anche le musiche rispettano i gusti dell’autore del testo. «Ruccello» spiega il regista «eraappassionato della musica italiana di quell’epoca». Da una versione italo-francese di “Tous les garcons et lesfilles” di Françoise Hardy, a “Bidi Bodi Bu” di Quartetto Radar, fino a “Come te non c’è nessuno” di Rita Pavonee “Speedy Gonzales” di Peppino di Capri, le musiche degli anni Sessanta scelte dal regista s’inserisconocronologicamente nella vicenda e, insieme ai suoni di  Antonino Neri    e le luci di Guillermo Laurìn , ricreano nonsolo la trama dell’opera ma anche i sentimenti di gioia e di paura della protagonista. I suoni, la scenografia e le 2/4  luci, insomma, sono strettamente interconnessi al personaggio e ai suoi dialoghi, offrendo l’idea di una vera epropria esaltazione dell’intelletto e di una battaglia, tutta al femminile, ambientata – come suggerisce il testo –“nell’Italia degli anni Sessanta”.Sono gli anni dell’avant-garde, non solo per la sperimentazione teatrale, ma anche per il mutamento economico,il decollo delle industrie, l’emigrazione contadina, il ricambio generazionale, le lotte sessantottine, e delmovimento femminista sui diritti della donna e contro l’autoritarismo maschilista che intende porre il propriocontrollo sull’altro sesso. Sono gli anni della messa in luce dell’articolo 37 della Costituzione Civile riguardo allaparità di diritti e di retribuzioni ai lavoratori sia uomini sia donne: dalla legge 26 agosto 1950 sulla tutela dellacondizione economica e fisica delle madri, alla legge 9 gennaio 1963 sul divieto di lavoro alle donne per causadi matrimonio. Si tratta di un periodo di transizione in cui per metà vige il forte conservatorismo e per metàl’innovazione della figura femminile che lotta affinché le vengano riconosciuti i diritti di lavoratrice, relegata ad unsottogruppo di divieti e tabù. Da questo punto di vista, la pièce si presenta come una tragedia sia sul pianomorale sia su quello civile in cui Anna Cappelli rappresenta l’eroina, appunto, di questo sistema di leggi che lacostringe ad una condizione di disagio. I “personaggi sordi”, inseriti nelle retoriche del testo mediante codicilinguistici e semiotici che si concretano nelle battute esplicite dell’unica attrice in scena, sono portatori saniproprio di questo messaggio sociale.All’interno della fabula, nell’analessi e prolessi degli eventi, Anna compieuna serie di azioni e di scelte che la rendono, nel tentativo del regista, oggetto di scherno e scandalo da parte diuna mentalità borghese di stampo cattolico, lasciando però al pubblico la possibilità di scegliere, come in ungiallo, se renderla vittima o carnefice.Visto al Teatro Primo l’8 marzo 2016Anna Cappellidi Annibale RuccelloCon Silvana LuppinoRegia Christian Maria ParisiScene Aldo Zucco e Osvaldo La MottaDisegno Luci Guillermo LaurìnSuono Antonino Neri 3/4  Foto Pietro MorelloProduzione Ass. Cult. Teatro Primo Natale ParisiAutore: flavia altomonte Laureata in Comunicazione, presso l'Università degli Studi di Ferrara,dove ha condotto un’analisi sulle strategie comunicative delle WebTV universitarie.Specializzata in Filologia moderna, all'Università di Bologna, con una tesi in Istituzioni di Regiacon Claudio Longhi e Gerardo Guccini. Attraverso l'analisi dell’ultimo testo teatrale di AnnibaleRuccello, messo in scena da quattro diversi registi scelti dal panorama nazionale, rafforza la suavena critica in ambito artistico, già segnata da una decennale esperienza come attrice. Oltre aglistudi a Teatro Primo, ha seguito da vicino le esperienze di Eugenio Barba, Giorgio Albertazzi e Claudio Longhiinsieme al gruppo dei Carissimi Padri di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Dal palco alla poltrona rossa tentauna sorta di “filologia dell’attore”, attraverso l'osservazione e la ricerca sul campo, collabora con Rumor(s)cena. 4/4
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