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Le pedagogia della parola e della liberazione

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  Le pedagogia della parola e della liberazione la parola per Paulo Freire e Don Milani, acquista un alto valore educativo, diventandomezzo di espressione dell’umano e del divino.non si tratta solo di due pedagogie della parola, ma anche e soprattutto, di due “Pedagogie della liberazione”, simili ad altre del Novecento, quali quella di ldo !apitini, Danilo Dolci, "van #illich, tutti maestri che si pongono come obiettivo la liberazione degli ultimi, la loro emancipazione da un potere, pi$ o meno occulto, che sottomette i pi$ deboli, opprimendoli e so%%ocandone l’umanit&,cio' impedendone la piena %ioritura come persone. (’educazione ' strumento diliberazione e di tras%ormazione dell’esistente, perch) rende gli educandi soggetticonsapevoli, critici e responsabili della realt& in cui vivono. PAULOFREIRE Freire non ' solo un teorico dell’educazione ma ' innanzitutto un educatore in prima persona, egli matura la propria pedagogia della liberazione, detta “pedagogia deglioppressi”. Dopo essere stato insegnante al Servizio Sociale delle industrie , dove ebbe il primo contatto con gli operai, partecip* al Movimento di Cultura Popolare  di +eci%e lasua citt&- dove cre* i Centri di Cultura  e dove coordin* il Servizio di EstensioneCulturale  ' qui che egli cominci* a praticare il suo metodo di “ alabetizzazione ”. Freirecritica il processo di al%abetizzazione tradizionale “che creava distanza tra l’apprendere ela quotidianit& delle persone coinvolte” e comprende che la cosa pi$ importante 'superare la distanza tra le parole e il loro signi%icato. l%abetizzare non signi%ica soloinsegnare a leggere e a scrivere ma, come egli stesso dice, “ imparare a leggere ilmondo ”, comprendendo la relazione tra la parola e il mondo. lla basedell’al%abetizzazione c’' un nuovo “concetto antropologico di cultura”, che per Freire '“tutto ci* che l’essere umano produce nella costruzione della sua esistenza”. !ulturasigni%ica tras%ormazione e interazione."l lavoro ' quindi cultura, perch) attraverso di essol’uomo tras%orma l’ambiente in cui vive. /siste per* anche una cultura negativa, cheFreire chiama “ cultura del silenzio ”, ovvero quella che si a%%erma in un’azione disottomissione delle classi povere, che non ' incapacit& di esprimersi n) un silenzio poetico o mistico, ma ' piuttosto “ silenzio politico ”, accettazione passiva, dipendenzasociale e culturale, noi la chiamiamo omert! . (a cultura del silenzio va compresaanalizzandola come parte di un sistema pi$ ampio e complesso, che ' la questione politica le classi pi$ deboli assimilano i miti culturali delle classi dominanti. /sseresilenzioso non signi%ica non avere la parola autentica, ma seguire le prescrizioni di quelliche parlano ed alzano la loro voce. (a cultura del silenzio ' relativa a una sottomissionecreata dai processi di colonizzazione0 in%atti i meccanismi di dipendenza e alienazione siripercuotono nelle relazioni che si stabiliscono all’interno della societ& e12colonia. !ome%are per combatterla3 ttraverso l’al%abetizzazione avviene la “ coscientizzazione ”, cio'gli oppressi diventano consapevoli di essere oppressi e questo li conduce al superamentodell’oppressione. Freire coinvolgeva gli alunni in una ricerca comunitaria, valorizzando ildialogo e il con%ronto permanente0 si trattava di una “ ricerca dell"universo vocabolare ”,ossia di un percorso di conoscenza del linguaggio della comunit& che si realizzavamediante incontri dialogici in cui si discutevano questioni legate alla quotidianit&, allavoro, alla %ede, alla %amiglia, etc. 4enivano cos5 individuate le “ parole generatrici ”,generatrici non solo perch) scomponendo e ricomponendo le sillabe si generano altre parole, ma anche perch) la parola ' l’occasione per un dibattito, diviene un temageneratore. la parola ' generatrice come la sua pausa il silenzio. "l silenzio d& signi%icato  alla parola. (a parola senza il silenzio sarebbe un continuo rumore. Per rendere il dialogo%econdo, Freire mette a punto una “ pedagogia della domanda ”, un processo di problematizzazione di una parola o di una situazione. 6i tratta di una pedagogia che vuolemettere in crisi le convinzioni e la realt& esistente. (’educazione ' per Freire atto politico,non ' disgiunta dalla realt& ma ' inserita in un tessuto sociale, l’educazione non pu*essere neutrale, ha il compito di tras%ormare la realt&.  La pedagogia degli oppressi   789:- Freire non pensa all’oppressione in modo astratto,ma come elaborazione di una condizione reale e concreta, vissuta dalle classi subalterne.(’oppresso vive una duplicit& da un lato ha repulsione per l’oppressore, dall’altro haattrazione0 egli in%atti interiorizza i miti dell’oppressore, %inendo per essere oppresso einsieme oppressore. /cco perch) la %orma pi$ immediata di liberazione ' prendere il posto dell’oppressore. (’oppresso ha paura della libert&, perch) questa implicaresponsabilit& e coscienza dell’oppressione. "l primo passo della pedagogia degli oppressi' prendere coscienza, riconoscere la propria condizione di oppresso e questo non avvienecon un lavoro individuale ma di gruppo perch), dice Freire “ #on siamo isole siamoesseri di relazione ” il dialogo non ' con l’oppressore ma tra le classi oppresse per cercare gli strumenti di resistenza. Freire criticava l’educazione acriticamentenozionistica e la chiamava depositaria e arc$ivistica , perch) il sapere si deposita comein una banca o si archivia. ;uesto tipo di educazione provoca una coscienza ingenua che%acilmente si adatta passivamente alla realt& senza problematizzarla. Un"educazionedialogica  e problematizzante invece amplia la capacit& di educatori e alunni e vive laconoscenza come processo e non come dato acquisito %on Lorenzo Milani Don Milani diventa maestro perch) ' in primo luogo un prete0comprese che per comunicare con i parrocchiani, o doveva adattarsi al loro linguaggio odoveva insegnarne loro un altro. +iteneva che “le cose divine, per essere condivise,hanno bisogno di parola adeguate” e cap5 che doveva promuovere un’istruzione non sololinguistica ma anche civile.(a scuola doveva %are divenire le persone uomini, perch) ladottrina poteva essere spiegata solo a uomini. <ra gli obiettivi di %ondo primeggia quellodi dare la parola ai poveri, agli ultimi0 questo poteva permettere loro di rivoluzionare lascala delle classi. (a parola non doveva essere un motivo di discriminazione, ma una cosada trattare tra eguali. (a parola come in Freire- ' strumento di liberazione, mezzo per la promozione dell’individuo. Don Milani accusa la scuola del suo tempo di essere unascuola che nega l’uguaglianza di accesso al sapere, condizione necessaria di liberazioneumana. Molti genitori, diceva Don Milani, incitano i %igli allo studio indicando loro una prospettiva di benessere economico e sociale personale “studia, cos5 sarai un bravoingegnere e guadagnerai molto denaro, pi$ degli altri”. " ragazzi di =arbiana invece eranoincitati allo studio perch) portava bene%icio all’intera classe degli ultimi, il loro impegnoera a vantaggio non solo personale, ma di tutti gli ultimi sulla terra, a%%inch) potesseroavere le possibilit& degli altri. (a scuola doveva tutelare i ragazzi ultimi, poich) privi disostegno culturale in %amiglia. l centro della sua attenzione vi era la persona da  valorizzare, da aiutare a sviluppare le proprie qualit&, da porre al servizio del bene personale e comune.  proposito del doposcuola, Don Milani insisteva sull’attenzione dariservare ai diseredati culturalmente. "l doposcuola non era un ricreatorio pensato per riempire il tempo ma era un tempo della conoscenza e dello studio. "n  Lettera a una professoressa  veniva a%%ermato che oggetto della valutazione non poteva essere quanto saun allievo, ma come sa usarlo. ;uesti i punti sviluppati nella lettera &'  Non bocciare, preoccupandosi per* di recuperare chi sta indietro, senza darsi pace%inch) non si ottiene il risultato cercato0 (' <empo pieno per recuperare chi sta indietro. )' <rovare uno scopo, un %ine morale. =arbiana ha come %ine “dedicarsi al prossimo”. (a via per ottenere ci* ' intendere gli altri e %arsi intendere da essi. Da qui deriva la%ondamentale importanza della lingua, della parola. nche per lui come in Freire-l’al%abetizzazione sta al centro del lavoro educativo la parola ' l’unica arma non violentadi tras%ormazione della societ&. (o svantaggio linguistico, che rende i poveri indi%esirispetto ai ricchi, ' la principale causa della loro emarginazione sociale. +uolo preminente ha l’arte dello scrivere,una tecnica per cui lo scrivere diventa, attraverso ilcon%ronto e lo scambio, l’arte della costruzione di una storia collettiva.
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