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Ombre, deserti, isole. Lirismo e sentimento del tempo nella narrativa italiana dell''entre deux guerres' , in Le forme del romanzo italiano , a cura di S. Costa e M. Venturini, ETS, Pisa 2010, tomo I, pp. 567-577.

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"Ombre, deserti, isole. Lirismo e sentimento del tempo nella narrativa italiana dell''entre deux guerres'", in "Le forme del romanzo italiano", a cura di S. Costa e M. Venturini, ETS, Pisa 2010, tomo I, pp. 567-577.
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  1 Sul legame fra il Luzi narratore e il Luzi critico-poeta (accomunati dall’ascendenza mallar-meana, e dunque dalla matrice di un lirismo assoluto, intellettualistico e rarefatto), oltre che, più ingenerale, sull’influsso determinante che il simbolismo francese esercitò in àmbito ermetico, è da ve-dere Laura Toppan, «Le Chinois». Luzi critico e traduttore di Mallarmé  , Pesaro, Metauro, 2006. 2 P IERO B IGONGIARI , Il sole della sera  , a cura di P. Fabrizio Iacuzzi, Firenze, Passigli, 1994, p. 63. M ATTEO V ERONESI OMBRE, DESERTI, ISOLE LIRISMO E “SENTIMENTO DEL TEMPO” NELLA NARRATIVA ITALIANA DELL’ENTRE DEUX GUERRES Può a prima vista sembrare paradossale parlare di lirismo a propositodi un genere eminentemente realistico-descrittivo (aderente, secondo lacelebre definizione hegeliana, alla «prosa della vita reale») come quellonarrativo. La ricerca ermetica della Parola pura, assoluta, intrisa di valorieterni e risonanze metafisiche, sembrerebbe di per se stessa inconciliabilecon la temporalità distesa ed articolata, con il respiro scandito, dilaziona-to, quantitativamente organizzato e strutturato, che le forme e i modi delracconto paiono presupporre. In effetti, la sola opera di prosa creativa, non saggistica, offerta dall’er-metismo inteso in senso stretto è la Biografia a Ebe  di Luzi: testo autobio-grafico, memoriale, soggettivo (pur se l’individualità lirica sia, in esso, og-gettivata e concretata attraverso la proiezione su figure-schermo, situazionied ambientazioni emblematiche, su di una serie, cioè, sia pur rarefatta esfumata, di correlati oggettivi), ma in pari tempo metapoetico e metalette-rario, definibile come “romanzo” solo a condizione di intendere quest’ul-timo in un senso molto ampio, tale da abbracciare anche il registro liricoed evocativo, la suggestione metaforica e simbolica, l’evasione analogica 1 . Significative sono, poi, la frammentarietà e l’incompiutezza della prosanarrativa di Bigongiari, da La donna miriade  a Il sole della sera  : esperimentiche, a giudicare dai frammenti editi a distanza di decenni, riprendevano lalezione di Tozzi, rivisitando gli archetipi paesaggistici ed introspettivi del suotormentato e scontroso realismo psicologico ed esistenziale e trasfigurandoli,quasi smaterializzandoli in un iridato pulviscolo di evocazioni, echi, riaffio-ramenti memoriali ed esistenziali. L’uomo condannato all’autodistruzionedal suo vissuto buio ed amaro «rimase a guardare lungamente i fili luminosidelle vie cittadine che si facevano opalescenti verso la campagna. Tutti glipesavano sul cuore, come il mondo in cui si preparava la sua morte» 2 . 42Veronesi 559 26-11-2009 18:38 Pagina 559  560 LE FORME DEL ROMANZO ITALIANO E LE LETTERATURE OCCIDENTALI 3 P. B IGONGIARI , Prosa per il Novecento  , Firenze, Vallecchi, 1970, pp. 62-63. 4 V ALTER L EONARDO P UCCETTI , Dal flusso alle forme  , Bologna, Il Mulino, 1996, pp. 123 e se-guenti. Vi è, qui, la stessa interiorizzazione e liricizzazione, in chiave simbolica,del paesaggio che incontriamo nella poesia dell’ermetismo, e che, del re-sto, pareva già prefigurata nel Tozzi di Tre croci  , con la sua indole pittori-ca, descrittiva, rappresentativa, e nel contempo evocativa, se non quasi vi-sionaria («Siena, in quel silenzio, … sembrava tutta raccolta in se stessa einaccessibile. Mentre le cime più lontane … si sbandavano e riempivanol’orizzonte sperduto»). Più esile e tenue del previsto appare, ad uno sguar-do ulteriore e più attento, la linea di demarcazione fra realismo e lirismo,descrittivismo ed evasione, narrazione e sublimazione. In quelle poche ri-ghe dell’ultimo Tozzi (seguite dalla «sensazione vaga» dell’uomo che me-dita la morte, che va incontro ad essa come immergendosi in un sogno co-sciente di essere tale, eppure incredulo) c’è già la visione dilatata e quasimetafisica del paesaggio che incontreremo nel Bilenchi di Conservatorio di Santa Teresa  così come nel Vittorini di Sardegna come un’infanzia  .  Tozzi sembra raccogliere, essenzializzare, per così dire fermare e solidi-ficare la durée réelle  bergsoniana e proustiana, o la cangiante e versicolore“corrente di esperienze vissute” teorizzata, di lì a poco, dalla fenomenolo-gia. «L’intermittenza, osserverà Bigongiari, è così compressa che sembrauna continuità»; Tozzi seppe «per qualche tempo […] incatenare e arre-stare la morte», come nella lirica e metafisica sospensione, nel limbo tran-sitorio, labile eppure interminabile, che divide il suicida dal suo ultimogesto. Il dire lirico è «l’eco dell’incomprensibile che parla dalla sua altezzasilenziosa» 3 . Finanche il roman d’aventure  di Rivière, di Fournier, di Gide,fatto proprio in Italia da Bonsanti (romanzo per definizione, all’apparen-za, quanto mai caleidoscopico, multiforme, mobile, sfaccettato, multicen-trico), trova, nell’assoluto del soggetto rimemorante e narrante, una suaunità perenne, una sua archetipa effigie: quasi una symploké  , un plerôma  platonici o paolini, un’estrema e ormai pacificata plenitudo temporum  rac-colta e salvaguardata dalla luce inaccessibile della parola letteraria 4 . «Al termine d’un cammino disteso, uno ha varcato l’ingresso all’azzur-ro, e basta l’amorosa fantasia di chi rimane a chiudere in una due solitu-dini». L’«incostanza dell’azzurro» visualizza le sfumature, le venature, leondate emotive e temporali di «un’eternità tutta presente», raccolta e cri-stallizzata nella singolarità esperienziale del momento vissuto. Il respiro,il soffio liberatorio dell’anima paiono «un modo felice d’appartenere al-l’azzurro» – un nitido filo proteso verso l’oltre. «Il respiro indovina e se- 42Veronesi 559 26-11-2009 18:38 Pagina 560  OMBRE, DESERTI, ISOLE 561 5 Gianna Manzini, Tempo innamorato  , introduzione di G. Ferrata, Milano, Mondadori, 1973,pp. 9, 110, 125, 209. Questa edizione, a distanza di oltre un quarantennio, riprende – smorzandone ediluendone l’srcinaria pàtina rondesca – la princeps del ‘28. 6 Si veda, intorno a questo lirismo narrativo affiorante talora in Pirandello, A NGELO R AFFAELE P UPINO , Ragguagli di modernità  , Roma, Salerno, 2003, pp. 66 e seguenti. (soprattutto pp. 82-83). 7 E MILIO C ECCHI , Gianna Manzini, “Tempo innamorato”  ,in «Pegaso», I, gennaio 1929, 1, pp.116-17. conda l’ampiezza dell’orizzonte nascosto» 5 . Come nei simbolisti (la bau-delairiana «sereine ironie» dei cieli tersi, l’«Azur» che ossessiona Mal-larmé) e negli ermetici, le eteree distese del cielo visualizzano la dilatazio-ne e l’apertura dello sguardo che varca l’immanenza, che trascende iltempo, che si staglia oltre l’ultimo orizzonte. E sarà interessante notare, a riprova ulteriore di quanto fallaci e sche-matiche siano certe contrapposizioni di comodo, come anche nell’anti-simbolista (ed ammiratore del Verga) Pirandello si affaccino, di tanto intanto, indugi lirico-meditativi, intermezzi introspettivi, poetici, evocativi,librati e sospesi scorci descrittivi modellati, parrebbe, sul motivo, enun-ciato da Amiel e fatto proprio dal D’Annunzio del Piacere  , del paysage  come état d’âme  e dell’estasi lirica, evocativa, memoriale come via di fugadalla tirannide positivistica del fatto, del dato, del milieu  , dall’angoscianteinesorabile catena delle cause e degli effetti. Come nei simbolisti e poi ne-gli ermetici, così nel Pirandello dei Vecchi e i giovani  e di Uno, nessuno e centomila  una assoluta e quasi metafisica «azzurrità» dischiude, agli occhidel personaggio sacrificale, votato all’annientamento dalle cecità e dalleangustie della storia e della vita, una patria ulteriore e libera, levata «so-pra e oltre il tempo» 6 . Il lirismo del romanzo, dunque, il romanzo lirico  si contraddistinguonoper il carattere soggettivo, introspettivo, psicologico (ma, in pari tempo,la diallassi, il frequente mutare dei punti di vista – «l’andatura frastagliatadel racconto, […] il continuo saltellìo del punto d’osservazione», comeosservava Cecchi in margine a Tempo innamorato  7 – ne denoteranno l’in-dole proteiforme, sfuggente, polifonica), la frequente inserzione di se-quenze descrittive, analogiche, evocative, memoriali, per così dire estati-che, che aderendo ad una natura immutabile e stilizzata rallentano e dila-tano (talora, come nella Manzini, in modo quasi esasperante) il ritmo del-la narrazione, infine per l’alto e arduo grado di elaborazione stilistica, e inqualche caso di artificio, della prosa, sul piano fonico, ritmico, musicale(la prosa che, come il verso, torna iterativamente su determinati moduli,cadenze, ritmemi, quasi a restituire il respiro e la pulsazione del tempo ci-clico, rituale, fatale, che tende alla condizione dell’eterno: basti qui ricor- 42Veronesi 559 26-11-2009 18:38 Pagina 561  562 LE FORME DEL ROMANZO ITALIANO E LE LETTERATURE OCCIDENTALI 8 N ICOLA L ISI , Opere 1928-1944  , Firenze, Vallecchi, 1976, p. 407. 9  J EAN -M ICHEL M AULPOIX , La voce di Orfeo  , Como, Hestia, 1994, pp. 32 e 89. 10 O SWALD S PENGLER , Scritti e pensieri  , a cura di M. Veneziani, Venezia, Sugarco, 1993, p. 38. 11 S ILVIO D’A RZO , Casa d’altri  , in Racconti italiani del 900  , a cura di E. Siciliano, Milano, Mon-dadori, 1990, p. 1067. 12 S. D’A RZO , Essi pensano ad altro  , Milano, Garzanti, 1976, p. 17. 13 E MIL M ICHEL C IORAN , Al culmine della disperazione  , Milano, Adelphi, 1998, p. 15. dare il Vittorini di Conversazione in Sicilia  ). E si dovrà citare, al riguardo,un altro autore vicino agli ambienti frontespiziani ed ermetici, Nicola Li-si, con la sua quasi dantesca tensione anagogica protesa (ben al di là delsuo apparente, oleografico macchiettismo rurale e paesano) verso la «pu-ra luce» della «sfera celeste che è limite alla mente, dove fra l’anima e ildivino si ha immediato sposalizio» 8 . Il lirismo, ha osservato Jean-Michel Maulpoix, riflette ed asseconda«l’antico movimento icario di conquista dell’infinito». «La scrittura […]è un momento dell’eternità: in essa il tempo dimentica se stesso» 9 . Si po-trebbe soggiungere, con Oswald Spengler lettore di Goethe, che il lirismosorge a contatto con una «trascendenza che continua a crescere all’infini-to», e per questo esige «un altro occhio, per il quale gli oggetti più tangi-bili non sono che apparenze» 10 . E si dovrebbe fare, qui, il nome di Silvio D’Arzo, il cui romanzo Casa d’altri  restituisce liricamente, fin nello stesso andamento iterativo, sospe-so, quasi narcotico della prosa ritmica, una condizione di angosciosa stasiesistenziale, di opprimente “delirio d’immobilità” – pur se in modi rap-presentativi e stilistici vicini più alla raggelata, distante, lucida e insiemestraniante, vena di un Bontempelli o di un Savinio che non alle sfumateanalogie e alle rarefatte evocazioni degli ermetici: personaggi, figure stiliz-zate, quasi metafisiche, immerse «nell’ora […] che la tristezza di viveresembra venir su assieme al buio», in «un’immobilità un poco tragica» 11 ,quasi cose fra le cose, simboli essi stessi in una fredda selva inanimata disimboli, «ignorati o dimenticati», «lontani e calmi», «come sepolti inbuone e placide acque» 12 . Non siamo lontani dalla condizione lirica  , daldolente, eppure lucidissimo, lirismo esistenziale vissuto, e fissato nell’attosalvifico della scrittura, da Cioran: dall’abbandono, cioè, voluto e soffertofino in fondo, con piena e deliberata responsabilità, al corso arduo, secca-mente melodioso, della «fluidità interiore», così da «vivere con una taleintensità da sentirsi morire di vita» 13 . Tanto questo amor fati  , questo abbandonarsi con un disperato entusia-smo, con un trasporto quasi dionisiaco, alla pienezza dell’esistere e delsoffrire, quanto la metafisica, sospesa stasi psicologica ed ontologica con- 42Veronesi 559 26-11-2009 18:38 Pagina 562  OMBRE, DESERTI, ISOLE 563 14 Vedi, in proposito, G IACOMO D EBENEDETTI , Il romanzodel Novecento  , Milano, Garzanti,1987, pp. 52 e seguenti. 15 S CIPIO S LATAPER , Il mio Carso  , prefazione di C. Cergoly, Roma, Editori Riuniti, 1982, p. 47. 16 G IANI S  TUPARICH , Colloqui con mio fratello  , Milano, Garzanti, 1944, p. 141. 17 O RESTE M ACRÌ , Chiarimento sulla “metrica”  , in «Il Bargello», 3 luglio 1938 (riprodotto in S IL - VIO R AMAT , L’Ermetismo  , Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 550-52). 18 M ARIO L UZI , Biografia a Ebe  , Firenze, Vallecchi, 1942, pp. 26-27. fluiscono e si risolvono – direbbe Mallarmé – nel «cavo nulla risonante»,nel «musicale silenzio», della parola letteraria. E, per rifarci alle tipologiearchetipiche delineate dal Frye di Anatomia della critica  , lirica e romanzo,apparentemente antitetici – dimora l’una di un eterno, singolare presente,di una soggettività sovratemporale ed assoluta, l’altro di un variegato di-venire di tempi, ambienti, figure –, coincidono proprio nella “sparizio-ne”, nel “nascondimento”, nell’“occultamento” dell’autore, del creatore,nell’un caso unitamente al pubblico, nell’altro disgiuntamente da esso:nella «disparition élocutoire», dice ancora Mallarmé, del poeta, necessa-ria premessa all’affermarsi di un «génie critique», di una suprema e puris-sima coscienza riflessa del fare letterario, la quale abbraccia ed accomuna,appunto, lirismo e narrazione. Già in ambito vociano, da Pea a Slataper, da Boine a Stuparich a Jahier,si era assistito a vari percorsi, in genere peraltro più irti, aspri, striduli,espressionisticamente tesi, di liricizzazione del discorso narrativo, di inte-riorizzazione e psicologizzazione di spazi, paesaggi, percezioni 14 : «Io misentivo adagiato in una dolce diffusità misteriosa, come in un tremor diquieto sogno infinito» 15 ; «l’ora intensa e immota, in cui mare e cielo ap-paiono in tutta la loro pienezza di luce e di calore, e la tua voce così invisi-bile e lontana, … fanno che l’anima mia fra due sponde viaggi d’immensointervallo: da questo golfo brillante a quel sereno infinito, da questa brevepassione all’eterno divino» 16 ; dove – come poi nei prosatori influenzatidall’ermetismo – il ritmo poetico, scolpito e sospeso, della prosa accordail tempo all’eterno, immette il fluire dell’esperienza esistenziale nella va-stità dell’assoluto, prefigurando quell’«innesto d’un tempo  giacente essostesso nell’eterno», quella proiezione del «tempo umano» in «una direzio-ne verso l’essere e la sua verità» che saranno teorizzati dagli ermetici 17 . Si è già accennato alla luziana Biografia a Ebe. «Nulla potrebbe imma-ginarsi di più triste che l’estemporaneità dei nostri atti e quel vallo d’om-bra e d’inerzia opposto alle immagini dai nostri corpi». Ogni gesto, ogniparola paiono un tacito «consenso alla morte» 18 . Poesia e narrazione re-spirano e fluiscono nello stesso limbo diafano e rarefatto, nella stessa «vi-cissitudine sospesa» che avvolgono tanto il vissuto quanto la parola. Scrit- 42Veronesi 559 26-11-2009 18:38 Pagina 563

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