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Per una storia del concetto di professione. La traduzione teologica dell'istituto giuridico romano della professio census - Towards a history of the concept of profession. The theological translation of the Roman law institution of profe

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in "Filosofia politica" 1/2016, pp. 109-122. This essay aims to contribute to the history of the concept of profession, by investigating the Roman law institution of professio census and its use in the exegesis of the Gospel of Luke (2,
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   1 P ER UNA STORIA DEL CONCETTO DI PROFESSIONE .   L A TRADUZIONE TEOLOGICA DELL Õ ISTITUTO GIURIDICO ROMANO DELLA  PROFESSIO CENSUS    T IZIANA F AITINI  in ÒFilosofia politicaÓ 1/2016, pp. 109-122  pre-peer-reviewed version Abstract Towards a history of the concept of profession. The theological translation of the Roman law institution of  professio census This essay aims to contribute to the history of the concept of profession, by investigating the Roman law institution of  professio census  and its use in the exegesis of the Gospel of Luke (2, 1-5) given by Christian authors (Origen, Ambrose, Bede among others). This analysis helps to reveal certain historical conditions which, well before the Protestant Reformation, made the modern valorisation of the profession possible. Il concetto di  professione , si sa, presenta una stratificazione semantica piuttosto articolata e risalente, in cui si sovrappongono e si intersecano a pi riprese sfumature morali, economiche e politiche 1 . é chiaro come il significato contemporaneo prevalente di professione  Ð   unÕattivitˆ a carattere intellettuale che assicura un servizio di rilevanza  pubblica, richiede una formazione avanzata e prevede accesso ed esercizio disciplinati, anche sotto il profilo etico, da parte di associazioni di pari e dello Stato 2  Ð sia 1  Il contributo attualmente pi esteso sulla storia del concetto di professione • di M. Santoro, ÇProfessioneÈ: srcini e trasformazioni di un termine e di un'idea, in Corpi, ÇfraternitˆÈ, mestieri nella  storia della societˆ europea, a c. di D. Zardin, Roma, Bulzoni, 1998, pp. 117-57, che muove dall'etˆ medievale pur dedicando oltre la metˆ del suo contributo allÕetˆ borghese e contemporanea. Altre annotazioni sulla storia della parola e del concetto possono essere trovate in M. Meriggi,  Arte, mestiere,  professione. Problemi di lessico tra etˆ moderna e etˆ contemporanea , in  Avvocati, medici, ingegneri  Alle origini delle professioni moderne (secoli XVI-XIX), a c. di M.L. Betri, A. Pastore, Bologna, Clueb, 1997, pp. 61-68, e M. Malatesta, The Italian professions from a comparative perspective, in Society and the Professions in Italy 1860-1914, ed. by M. Malatesta, Cambridge, Cambridge Univ. Press, 1995, pp. 1-23, specie pp. 5-9. 2  V. M. Santoro,  Professione , in ÇRassegna Italiana di SociologiaÈ 1, 1998, pp. 115-128, per unÕapprofondita rassegna dei significati del concetto di professione in ambito sociologico Ð al cui interno, come noto, • introdotto in modo sistematico anzitutto dal classico testo di A.M. Carr-Saunders, P-A- Wilson, The Professions, Oxford, Oxford Clarendon Press, 1933. Quella di professione  , e pi esattamente di  professione intellettuale, • pure una categoria giuridica per la quale in contesto italiano il rimando • notoriamente al Titolo III del V Libro del Codice civile  (artt. 2229-38) .  Le riforme susseguitesi in materia dal 2011 e lÕemergere di nuove professioni (cosiddette Ònon regolamentateÓ) a fianco di quelle ordinistiche ne stanno tuttavia ridisegnando il profilo, attenuando la tradizionale netta distinzione tra la fattispecie della  professione e quella del lavoro  (riferimenti normativi e qualche embrionale considerazione in tal senso in A. Genovese,  Il nuovo statuto delle professioni non regolamentate. Prime note sulla legge 14 gennaio 2013, n. 4, in ÇRivista di diritto privatoÈ, 2, 2013, pp. 301-18, alle pp. 301-04 e 316-17).     2  propriamente riferibile al solo contesto della societˆ pienamente borghese e della relativa organizzazione economica e sociale 3 . Ed • chiaro altres“ come lÕesperienza attuale di professione inizi a specificarsi gradualmente durante l'Antico regime e come essa, pur con tutta la prudenza che il senso storico suggerisce, trovi un antecedente nellÕattivitˆ dei doctores, detti pure  professores, che insegnavano diritto, teologia e medicina negli  studia  medievali 4 . Tuttavia, • frutto di una qualche semplificazione di ottica continuista il ritenere che il mondo accademico medievale ne sia lÕunica matrice, nella misura in cui la professione   • stata ben altro prima di arrivare ad indicare il tipo di occupazione indagato dalla sociologia delle professioni o i suoi antecedenti medievali. Per non stare che al termine Ð pur senza voler con ci˜ equiparare storia del concetto e della parola Ð, esso • evidentemente ben pi risalente e assai diffuso prima di quel Basso Medioevo in cui si sviluppano le prime universitˆ: e proprio quella sua storia pi remota, come proveremo a mostrare, offre elementi che illuminano la costellazione attuale di significato e contribuiscono a rendere conto dellÕindubbio rilievo che, a partire dallÕetˆ moderna, • stato attribuito allÕattivitˆ professionale tanto sul piano etico quanto su quello politico-sociale. Se il versante weberiano del  Beruf   Ð e, dunque, della vocazione  intrinseca allÕesercizio di unÕattivitˆ mondana di carattere economico-acquisitivo Ð riveste un ruolo di rilevanza eccezionale e ben riconosciuta al fine di 3  Che quella adottata dalla novecentesca sociologia delle professioni sia una definizione storicamente insufficiente, focalizzata com'• sulla societˆ industriale e sul contesto inglese e nordamericano, • ben messo in evidenza dalle osservazioni metodologiche di alcuni storici dell'etˆ moderna, specie inglesi. Si veda R. OÕDay, The Professions in Early Modern England, 1450- 1800: Servants of the Commonweal, Edinburgh, Longman, 2000, pp. 3-17 e soprattutto pp. 7-9 per una discussione delle tesi sociologiche e gli opportuni riferimenti bibliografici, nonchŽ E. Brambilla,  Dalle Arti liberali alle professioni , in Corpi e  professioni tra passato e futuro, a c. di M. Malatesta, Milano, GiuffrŽ, 2002, pp. 59-80, pp. 76-78. Per un resoconto su temi, questioni e revisioni interni alla sociologia e, soprattutto, alla storia delle professioni, v. M. Malatesta, Uno sguardo agli studi sulle professioni, in Storia delle professioni in Italia tra Ottocento e Novecento, a c. di A. Varni, Bologna, Il Mulino, 2002, pp. 21-49, specie pp. 28-49. 4  Sul rapporto tra le professioni   al senso contemporaneo di  professione liberale  e lÕantecedente delle  professioni dotte  accademiche di Antico regime, che comprendevano teologi, giuristi e medici filosofi, si vedano in particolare gli studi di Elena Brambilla: oltre al giˆ citato  Dalle Arti liberali alle professioni , i suoi Universitˆ, scuole e professioni in Italia dal primo Ô700 alla Restaurazione: dalla Ôcostituzione per ordiniÕ alle borghesie ottocentesche , in ÇAnnali dellÕIstituto storico italo-germanico in TrentoÈ, XXIII, 1997, pp.153-208 e, pi estesamente, Genealogie del sapere. Universitˆ, professioni giuridiche e nobiltˆ togata in Italia (XIII-XVII secolo) , Milano, Unicopli, 2005, che offre pure unÕapprofondita visione di insieme sul mondo accademico medievale italiano, per cui si veda pure, specie per quanto riguarda il momento iniziale (sec. XI-XIII), il classico M. Bellomo, Saggio sullÕuniversitˆ nellÕetˆ del diritto comune, Catania, Giannotta, 1979.   3 rendere conto di tale rilievo 5 , il versante latino della  professio , dal canto suo, sembra offrire qualche piega in parte meno nota, ma altrettanto significativa rispetto al medesimo fine: • lungo di esso, allora, che vorremmo provare ad addentrarci. Assai pi che a voler individuare continuitˆ persistenti, muovere di qui equivale piuttosto, ci pare, a storicizzare a pieno il termine professione  Ð evitando lÕimmediata sovrapposizione con il significato a noi pi familiare e riconoscendo una certa specificitˆ rispetto alle vicende del tedesco  Beruf  Ð e ad interrogarsi su alcune delle condizioni di possibilitˆ che, tra cesure e slittamenti semantici, hanno consentito il darsi dellÕesperienza di  professione con cui la nostra contemporaneitˆ si confronta e alle cui trasformazioni assiste. In tale prospettiva, prima ancora della professione religiosa Ð ovvero di quella  professio monachi che, nella societˆ medievale, corrispondeva alla professione    per antonomasia e si rivela per nulla estranea ai successivi sviluppi del nostro concetto e dellÕesperienza ad esso legata 6  Ð, • la pratica giuridica romana della  professio census a giocare un ruolo di una qualche importanza. E lo gioca, come cercheremo di dimostrare dopo aver descritto sommariamente tale pratica (I), specie in virt della traduzione teologica che, muovendo da alcuni passi neotestamentari (II), di essa viene costruita nellÕambito del pensiero cristiano (III).  I. La  professio census  nella Roma antica Tra le ÇdichiarazioniÈ indicate nel latino classico con il termine  professio  e la relativa forma verbale  profiteor compaiono Ð nellÕambito delle fonti giuridiche in modo 5  Oltre allÕovvio richiamo agli studi weberiani, anzitutto allÕ  Etica protestante , pi in generale sulla storia del concetto di  Beruf  Ð che non coincide pienamente con quello di professione  ,  per quanto ci˜, per essere mostrato, necessiterebbe di maggiori elementi di quelli che sarˆ possibile fornire in questa sede  Ð mi limito qui a rimandare a W. Conze,  Beruf  , in Geschichtliche Grundbegriffe .  Historisches Lexikon zur  politisch-sozialen Sprache in Deutschland  , hrsg. von O. Brunner, W. Conze, R. Koselleck, Bd. 1, Stuttgart, Enke, 1972, pp. 490-507, e P. BŸttgen,  Beruf, in Vocabulaire europŽen des philosophies.  Dictionnaire des intraduisibles, sous la dir. de B. Cassin, Paris, Seuil-Le Robert, 2004, pp. 186-90. Sul  punto si tornerˆ anche infra, n. 17. 6  A rilevare in tal senso • il nesso tra  professio e officium, in virt della rielaborazione teologica e canonistica di questÕultimo concetto. Tale nesso, evocato giˆ da M. Santoro, ÇProfessioneÈ, cit., p. 127, richiederebbe unÕanalisi ben pi puntuale, per cui cfr. T. Faitini,  Professione e ordine. Per una storia dellÕetica professionale, tesi di dottorato, Universitˆ degli Studi di Trento, 2014 (tutor M. Nicoletti), cap. III. Spunti di estremo interesse in questo senso sono ricavabili da C. Fantappi•,  La professionalizzazi one del sacerdozio cattolico nellÕetˆ moderna , in  Formare alle professioni. Sacerdoti, principi, educatori,  a c. di E. Becchi e M. Ferrari, Torino, F. Angeli, 2009, pp. 39-69.     4  particolare, ma non esclusivo Ð quelle rese di fronte ad una pubblica autoritˆ 7 . Ed • soprattutto in relazione alla dichiarazione del proprio censo (ovvero alla Çprofessio censusÈ) che  profiteor/professio  sembra assumere un valore tecnico sotto il profilo giuridico 8 , ad indicare quella dichiarazione ufficiale in merito alla propria famiglia e alle relative proprietˆ prestata di fronte ai magistrati preposti, all'incirca ogni cinque anni e sotto giuramento, dal  pater familias . Introdotta, secondo la tradizione, da Servio Tullio nel VI sec. a.C. e effettuata regolarmente durante il periodo repubblicano, essa venne affidata a partire dalla metˆ del V sec. a.C. alla magistratura dei censores,  che avevano il compito di contare i cittadini e ripartirli, secondo la dignitˆ e il patrimonio, nelle varie classi e centurie dell'ordinamento centuriato 9 . Dalla fine del IV sec. a.C., nell'ambito delle operazioni di censimento avveniva l'iscrizione nelle trib, ovvero nelle circoscrizioni prima territoriali e poi, pi semplicemente, amministrative che Ð sostituendosi alle curie e all'appartenenza familiare nella definizione della cittadinanza Ð servivano come inquadramento per il prelievo dei tributi e per la leva militare, oltre che  per l'esercizio del diritto di voto nell'assemblea dei comitia tributa. L'azione dei censori, dunque, consisteva s“ nella valutazione dei patrimoni ma, grazie a ci˜, era costitutiva della cittadinanza e forniva il fondamento dell'organizzazione politica, militare e fiscale della res publica  romana 10 . A partire dall'attivitˆ di controllo e valutazione del  patrimonio, i censori andarono estendendo inoltre la propria sorveglianza ai costumi nell'ambito del cosiddetto regimen morum,  per verificare che il comportamento dei singoli cittadini fosse conforme alla loro dignitas  e all'atteggiamento atteso in virt dell'appartenenza ad uno dei vari ordines in cui la societˆ romana era gerarchicamente organizzata: pi che un sistema di punizione coercitiva, il regimen morum  costituiva infatti un modo di attribuire a ciascuno un posto allÕinterno della res publica  e, pertanto, 7  Si veda la voce  Professio, in Thesaurus linguae latinae, vol. X/2 fasc. XI, hrsg. v. H. Beikircher, J. Blundell, C.G. van Leijenhorst, Leipzig, Teubner, 1999, pp. 1688-92. 8  Cfr. in particolare il titolo 50.15 (  De censibus ) dei  Digesta,  oltre che alcuni provvedimenti raccolti nel Codex Iustiniani (ad es. C. 4.47.3 e C. 8.53.7). 9  Per una presentazione delle operazioni affidate alla magistratura dei censores , v. M. Humm,  I  fondamenti della Repubblica romana: istituzioni, diritto, religione, in Storia d'Europa e del  Mediterraneo, XV voll., a c. di A Barbero, Vol. V:  La res publica e il Mediterraneo, a c. di G. Traina, Roma,  Salerno Editrice,  2008, pp. 467-520, alle pp. 489-91. 10  Cfr. M. Humm,  Il regimen morum dei censori e le identitˆ dei cittadini, in  Homo, caput, persona. La costruzione giuridica dell'identitˆ nell'esperienza romana, a c. di A. Corbino, M.Humbert, G. Negri, Pavia, IUSS Press, 2010, pp. 283-314, pp. 311-12.   5 di definire l'Çidentitˆ civicaÈ di ciascuno 11 . Del resto, la ratio  di una tale sovrapposizione tra valutazione morale e posizionamento sociale risulta immediatamente comprensibile, senza scomodare DumŽzil, se si ricorda che a chiudere le operazioni censorie era una cerimonia religiosa di purificazione ( lustrum ), cui era affidato il significato simbolico di fondare nuovamente la cittˆ mostrando alla divinitˆ che le liste di cittadinanza non includevano nessuno di indegno Ð condizione necessaria, questa, per ottenere la protezione divina 12 .  NellÕistituto della  professio census  sono dunque implicati lÕinserimento all'interno di un ordine politico, militare, fiscale e l'appartenenza alla cittadinanza: a segnare l'ingresso in tale ordine Ð con ci˜ definendo l'identitˆ civica e sociale di ciascuno Ð • l'atto di  professio , condizione necessaria e Ð dietro soddisfacimento di determinati requisiti anche morali Ð sufficiente. Che ci˜ meriti allora qualche attenzione ai fini di una storia del concetto di professione Ð e, pi specificamente, della rilevanza etica e politico-sociale che alla professione • stata attribuita Ð si giustifica, ben pi che  per una qualche assonanza di immediata intuizione ma poco circostanziata sotto il  profilo storico, se si pone mente dÕun lato alla centralitˆ strutturale della nozione di ordo  per la societˆ medievale e, dallÕaltro, all'affermarsi della concezione tutta medievale di  professione come atto di ingresso in un ordine religioso. Sono aspetti che meritano di essere indagati e chiarificati proprio nel loro rapporto di prossimitˆ e differenza rispetto alla pratica giuridica or ora analizzata; in questa sede, per˜, non risultando certo  possibile esaminare in modo puntuale tale rapporto, non si vuole che evocarne qualche condizione di possibilitˆ. Ed • alle fonti bibliche ed ai testi esegetici del primo Cristianesimo che si deve attingere: poichŽ di  professio census  • l'evangelista Luca a  parlare. II. La  professio census  nel Nuovo Testamento 11  Michel Humm opportunamente ricorda che Çl'identitˆ di un cittadino romano non si limitava solo, come oggi sui nostri documenti di identitˆ, al suo nome, la sua etˆ, e il suo luogo di residenza [...]. A questa identitˆ, in qualche modo giuridica, si aggiungeva un'identitˆ sociale che corrispondeva all' ordo nel quale ognuno era classificatoÈ, ossia l' ordo senatorius (che venne formalmente organizzato sotto Augusto su base censitaria ed ereditaria ma che esisteva giˆ in etˆ repubblicana)  , l' ordo equester   o, per i  plebei, le diverse centurie censitarie (ivi, p. 286 e, quanto alla definizione dellÕidentitˆ civica, p. 314). 12  Cfr. M. Humm,  I fondamenti della Repubblica romana: istituzioni, diritto, religione, cit., p. 491.
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