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 Prefazione
Già nel 1898 mons. Anselmo Mori aveva pubblicato uno studio
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 sui pastori della chiesa brescellese, che trattava del vescovado e dell’abbazia benedettina, ma non dei  parroci di S. Maria, per i quali si limitava a scrivere: “…
anche fra gli Arcipreti furon-vi persone distintissime quali per scienza, e quali per pietà. Meriterebbero di essere ricordati un Alfonso Cattani, un Agostino Thomé, il secondo Domenico Gilioli, e più ancora per tacere dei viventi un Luigi Bianchi e un Gaetano Baldi, del quale special-mente il nostro popolo ricorda lo zelo illuminato, l’amore pei poverelli, la carità con tutti, la parola erudita, simpatica e convincente
.
Crediamo anzi che più che un accenno meritino una monografia a parte le cose or ora accennate
.
 Ed è per questo che si pone termine al presente lavoro colla convinzione che qual-che altra persona, mossa dall’amore del natio loco, vorrà in tal guisa lavorare a ren-derne note le gloriose memorie
.”La mia ricerca si inserisce, perciò, in questa lacuna, ma, contemporaneamente, in-tende fare il punto sugli studi che si sono susseguiti, dal 1898 a oggi, anche sugli ar-gomenti già trattati da mons. Mori. Il periodo che ho preso in esame spazia, perciò, dai  primi anni del cristianesimo fino ai giorni nostri. Non ho trattato, invece, dei tanti reli-giosi che, nel corso dei secoli, hanno collaborato con i
 pastori
, in particolare non ho trattato dei frati francescani, che per circa quattro secoli hanno avuto un convento a Brescello, delle monache benedettine, rimaste per tre secoli e mezzo, e della schiera di rettori, confessori, curati e cappellani che si sono succeduti nelle nostre chiese. Soprat-tutto per questi ultimi le notizie sono molto scarse e, comunque, la ricerca sarebbe sta-ta troppo dispersiva e avrei rischiato, seriamente, di non riuscire a concluderla. Vi sono periodi storici in cui anche la sola ricostruzione dell’elenco dei pastori è  particolarmente difficoltosa e, quindi, non posso certo escludere di aver commesso er-rori e omissioni. A questo proposito è ancora perfettamente attuale la lettera scritta a mons. Mori
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 dallo Spinelli
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, che sintetizza egregiamente il problema: “…
 Le vicende  poi dei tempi
 (egli scriveva)
confondono la cronologia in modo veramente inestricabi-le. Essendo il luogo di somma importanza
 …
era continuamente scopo ai conati di chi combatteva nella media valle padana. E così spesso cambiava di padrone. E citando a memoria ricorderò come nel ‘400 Estensi, Visconti, e poi gli Sforza e i da Correggio nominassero abbati e rettori contemporaneamente, i quali prendevano possesso della Chiesa e delle rendite di S. Genesio soltanto per il tempo in cui trionfava la parte che li aveva nominati
 Dunque in questo arruffio le cronologie del clero diventano una selva selvaggia..., se Ella trovasse dissonanza tra quella da Lei composta e la mia, non giuri né
i Le sue ricerche documentali (vedi bibliografia) sono ancora oggi fondamentali per gli studi storici riguardanti Brescello.
 
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sull’opera propria né sulla mia. Questo però posso dire: che è indiscutibile la base sulla quale io mi sono fondato; ma che vale un atto che dica che qui era Abbate un ta-le, mentre di fatto l’Abbazia la godeva e sua la diceva in documenti notarili un altro?
Per alcuni parroci, come a esempio don Baldi e quasi tutti quelli del ‘900, vicever-sa, le notizie disponibili sono molto più abbondanti di quelle da me utilizzate, ma ho ritenuto preferibile limitare gli argomenti, per rendere le diverse sezioni il meno diso-mogenee possibile. Per inquadrare al meglio ogni pastore nel proprio tempo, ho illustrato, seppure nel-le linee essenziali, il momento storico in cui ognuno è vissuto, con particolare riferi-mento agli eventi, tristi e lieti, umani e naturali, che maggiormente hanno interessato il nostro paese. Ne è risultato, inevitabilmente, un libro di storia locale, ricco di perso-naggi e di aneddoti, da cui traspaiono le profonde mutazioni dei costumi, tuttavia, ciò che maggiormente colpisce è la costante, profonda devozione verso S. Genesio, che, in tutte le epoche, sempre ha permeato la nostra terra, irradiando un raggio di speranza anche nei momenti più bui. Per rendere più agevolmente fruibile lo studio, ho fatto ampio ricorso alle note, che ho strutturato su due livelli. Uno, con numerazione romana, è a piè di pagina e integra direttamente il testo, quindi consiglio di non trascurarne la lettura. L’altro, collocato in fondo all’opera, è caratterizzato da numeri arabi e vi sono riportati, prevalentemente, i riferimenti bibliografici.  Non posso concludere senza aver prima ringraziato tutti coloro che, con pazienza e disinteresse, mi hanno aiutato ad arrivare in fondo a questo studio, con consigli, testi, documenti di studio, ecc. Un particolare ringraziamento lo debbo alla maestra Raffael-la Rozzi, per la correzione delle bozze, alla prof. Novella Vismara e al dott. Rodolfo Martini, per l’aiuto nelle ricerche bibliografiche e per i preziosi consigli, e al sig. Enzo Azzi, titolare della Tipo-Litografia Valpadana di Brescello, per la messa a mia dispo-sizione della sua magnifica collezione di documenti e immagini brescellesi. Debbo ri-cordare, infine, il paziente lavoro di ricopiatura su supporto informatico dei manoscrit-ti dello Spinelli, che la signora Carla Davalli Rossi e la signora Laura Zilocchi Poli, hanno fatto alcuni anni fa, rendendone così notevolmente più agevole la consultazio-ne. Giovanni Santelli
 
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Parte IL’episcopatobrescellese
 
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I. L’istituzione
In passato alcuni storici locali
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 hanno ipotizzato che l’episcopato brescellese abbia avuto inizio nel 320, ma, come giustamente faceva rilevare il Friggeri
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, tale ipotesi si  basa esclusivamente sull’analogia con altre città della Liguria e dell’Emilia che, attor-no a questa data, furono elevate alla cattedra episcopale da S. Silvestro
i
 papa, a seguito della nuova politica di tolleranza, instaurata dall’editto di Milano. In realtà, circa la cattedra brescellese vi sono solo pochissime notizie in date successive, e non si sa nul-la dell’inizio. La notizia più antica è contenuta in una lettera scritta da S. Ambrogio (fig. 9) a Faustino nel 387, per consolarlo della morte della sorella. La lettera ha fornito molti motivi di discussione agli studiosi e perciò ne riporto il brano più significativo:
Tu ti quereli ch’ella in istato ancor fiorentissimo sia repentinamente ve-nuta meno. Ma tal condizione non è noi si comune con gli uomini, che non lo sia colle città e colle terre medesime. Venendo infatti tu da Bolo-gna, ti lasciavi alle spalle Claterna, Bologna stessa, Modena e Reggio: alla destra ti rimaneva Brescello, e di fronte ti si presentava Piacenza, solo il cui nome dell’antica nobiltà reca fede: alla sinistra non senza compassionarli vedevi gli incolti luoghi dell’Appenino, ruminando fra te stesso con doglia, e considerando come già fossero un tempo castelli di  popoli fiorentissimi. Ora tanti cadaveri di Città mezze diroccate, e i totali esterminj di tante Terre esposte al tuo sguardo, non ti fanno abbastanza conoscere con più di consolazion sofferibile la perdita di una femmina comunque santa ed ammirabile?
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La lettera di S. Ambrogio ne ricalca un’altra
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 famosa, scritta da Atene, nel marzo 45
 a.C.
, da Servio Sulpicio
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 a Cicerone
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, per consolarlo della morte della figlia Tullia:
Vorrei rievocare per te l’episodio che più ha potuto consolarmi, se mai anche a te possa egualmente attenuare il dolore. Di ritorno dall’Asia, navigavo da Egina in direzione di Megara e mi misi a osservare il pano-rama che mi circondava. Dietro di me Egina, davanti Megara, a destra il
i Il Santo che si festeggia l’ultimo giorno dell’anno. ii Servio Sulpicio Lemonia Ruffo fu un illustre giurista e oratore romano, vissuto nel I sec. a.C. Pretore nel 66 e console nel 51 a.C., durante la guerra civile si schierò con Cesare. Nel 46 fu nominato pro-console in Acaia, regione della Grecia, e nel 43 fu incaricato dal Senato dei negoziati con Antonio, che era attestato a Modena, ma morì durante il viaggio. iii Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino il 3 gennaio 106 a.C. da una agiata famiglia di rango eque-stre. Si formò, a Roma, nelle migliori scuole oratorie e giuriste del tempo. Il suo ingresso ufficiale nella carriera forense avvenne nell’81. Edile nel 69, venne eletto pretore nel 66 e console nel 63. Do- po la costituzione (60 a.C.) del primo triunvirato tra Cesare, Pompeo e Crasso fu costretto all’esilio, da cui rientrò nell’agosto del 57. Dopo la morte di Cesare (44 a.C.) si schierò decisamente contro An-tonio, così che, quando nel 43 fu costituito il secondo triunvirato tra Ottaviano, Antonio e Lepido, Ci-cerone fu compreso, per volere di Antonio, nella lunga lista dei proscritti. Il 7 ottobre 43 a.C., fu ucci-so da un gruppo di sicari nei pressi della sua villa di Formia. Ci sono pervenute molte delle sue ora-zioni e delle sue lettere.
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