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Crisi 1929 e 2008, breve recap

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Il mio approfondimento vuol mettere in luce le analogie e le differenze che esistono tra la crisi economica del 1929 e quella più recente del 2008, cercando di illustrare come la prima sia una crisi dell'economia reale, mentre la seconda
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   Il mio approfondimento vuol meere in luce le analogie e le dierenze che esistono tra la crisi economica del 1929 e quella più recente del 2008, cercando di illustrare come la prima sia una crisi dell’economia reale, mentre la seconda rappresen un crack della nanza. L’accostamento sembra opportuno innanzituo in considerazione del luogo in cui si sono srcinate e da cui si sono propagate, ovvero gli Sta Uni d’America. Il disastro cominciò a manifestarsi in tua la sua ampiezza nell'oobre 1929: la Borsa di New York, dopo un periodo di forsennata speculazione nanziaria, registrò un brutale ribasso del valore dei toli, in quanto le aziende non possedevano più un livello di prosperità eevamente corrispondente all'elevata quotazione in borsa delle loro azioni. Il 24 oobre 1929 Wall Street crollò: in preda al panico, gli operatori nanziari presero a vendere, pur di liberarsi di toli che parevano perdere costantemente valore di minuto in minuto.   Il crollo borsisco del 1929 - sebbene rappresen l'inizio "uciale" della grande depressione - non ne fu assolutamente la causa. Esso fu solo il sintomo più clamoroso della situazione che si era venuta a creare: a causa delle dicoltà degli agricoltori (dopo la guerra, l'agricoltura europea aveva ripreso a funzionare, con conseguente contrazione della domanda negli USA), un regime economico, basato sull'aumento costante della produzione (dell'oerta), si stava scontrando con una stasi della domanda e con l'incapacità del mercato di assorbire la mole sempre crescente dei prodo sforna dalle fabbriche. Iniziata in un seore specico, quello nanziario, la crisi si manifestò nel giro di poco tempo in tu gli altri compar, no a travolgere in breve l'intera economia, dapprima degli Sta Uni e poi di tu i Paesi industrializza. La crisi nanziaria è iniziata il 15 seembre del 2008 con il fallimento della banca di invesmen Lehman Brothers e la caduta dell’indice del Dow Jones di oltre 300 pun. Questa crisi ha creato oltre 300 milioni di disoccupa ed un alssimo numero di persone è stata costrea a ritornare a vivere soo il livello di povertà. Per individuare le cause dobbiamo chiaricare che no a 30 anni fa se una persona sooscriveva un mutuo, la banca che lo emeeva si aspeava che lo ripagasse; dall’inizio degli anni 90 non più.    Ciò perché la banca locale che emeeva il mutuo non teneva per sé tale debito, bensì lo vendeva ad una banca di invesmento, A questo punto neanche la banca di invesmento teneva il mutuo, ma creava delle obbligazioni costuite dai mutui per venderle sul mercato come invesmen a basso rischio. Ciò fu reso possibile dalle agenzie di rang che diedero il massimo giudizio (rang) possibile ai CDO, su compenso delle banche di invesmento. Quindi alla banca locale non interessava più se il debitore non poteva ripagare il mutuo, visto che il proo della banca locale era tanto maggiore quan più mutui riusciva a vendere alle banche di invesmento. Neppure alle banche di invesmento interessava la qualità del mutuo, poiché il loro guadagno non era basato sul pagamento degli interessi del debitore, bensì sulla vendita dei CDO. Tuo il rischio di ques CDO ricadeva inne sull’investore, che tuavia non era consapevole di cosa fossero i toli in cui stava investendo e si dava del giudizio dell’agenzia di rang (controllate delle banche di invesmento). Dal 2000 al 2004 il numero di mutui eeua quadruplicò, visto che le banche locali non si interessavano più della futura solvibilità o insolvibilità della persona che contraeva il mutuo. Alla ne di seembre del 2007, il numero di persone in ritardo con il pagamento dei mutui iniziava ad aumentare in modo preoccupante, insieme ai processi esecuvi da parte dei creditori: chi non riusciva a pagare i mutui subiva pignoramen e vendite forzate. I prezzi delle case erano in caduta libera, e quindi gli americani avevano paura di invesre. Tuo questo causò una vera e propria ‘crisi del credito’: le banche, in forte perdita, potevano erogare meno denaro alle imprese e alle famiglie. Senza pres, molte imprese non potevano più invesre, e per questo dovevano ridurre la produzione, e spesso persino chiudere. Questo causò immediatamente un calo delle occupazioni ed anche dei consumi. La crisi nanziaria aveva provocato immensi problemi nel mercato reale. Il 15 seembre del 2008 la Lehman Brothers, una delle più importan banche d’aari di ques anni, fallì. Con la Lehman Brothers crollava il mondo dei toli basa sui mutui. Presto la crisi divenne un fenomeno globale, perché molte imprese, famiglie e governi in tuo il mondo investono nella borsa americana, subendo for perdite nel caso di crolli della borsa americana. Con la grande crisi internazionale, molssime banche iniziarono a vendere toli nello stesso momento, provocando un crollo della ducia a livello internazionale. Negli anni successivi alla crisi del 2008, soltanto negli Sta Uni d'America, sono fallite un cennaio di banche. I fallimen commerciali e industriali, tra il 1929 e il 1932, procedeero al ritmo dell'11% all'anno. Lo Squilibro Finanziario che si è venuto a vericare in entrambe le crisi è stato una delle cause portan di tale fallimento. Va tuavia esplicitato il conceo di Squilibrio Finanziario, partendo dal suo contrario, cioè l'Equilibrio Finanziario. Sull'Equilibrio Finanziario va faa una disnzione concernente il periodo: v'è l'Equilibrio Finanziario di lungo periodo (Solidità) ch'è la capacità dell'azienda di coprire gli invesmen di lungo periodo e quello di breve periodo (Liquidità) ch'è la capacità dell'azienda di coprire gli invesmen di breve periodo. Per misurare tali valori ci avvaliamo degli indici nanziari, i quali per essere sfrua richiedono la riclassicazione del bilancio, che si dividono in: Indici di Solidità e Indici di Liquidità. Gli Indici di Solidità sono l'indice di Autocopertura e quello di Copertura, con annessi quozien. Il primo si calcola dividendo Capitale Proprio per le Immobilizzazioni; il secondo è la medesima formula, solo che al Capitale Proprio sono aggiunte le Passività Consolidate. Gli Indici di Liquidità sono due: Capitale Circolante Neo e Margine di Tesoreria, con annessi quozien. Il Capitale Circolante Neo viene calcolato soraendo all'Avo Circolante le Passività a Breve, mentre il Margine di Tesoreria viene calcolato sommando le Liquidità Immediate e quelle Dierite, soraendogli le Passività a Breve.  Il contesto che avrebbe portato alla crisi era ben visibile perno in Italia. Perfea rappresentazione è il romanzo “La Coscienza di Zeno” scrio da Italo Svevo nel 1923, il quale mostra le eccessive speranze che ripone uno dei personaggi, Guido Speier, nei meccanismi della borsa e nei guadagni che ne prospeava. In parcolare, Guido spinto dalle enormi perdite che la sua inecienza come commerciante aveva iniziato a sperperare tu i suoi risparmi in borsa nella speranza di rimpinguare le perdite dell'azienda. Arriverà perno a ngersi morto per oenere soldi dalla moglie, Ada. Toccherà al protagonista del romanzo, Zeno Cosini, alla morte di Guido (il quale, per ironia della sorte, morirà in una delle sue messe in scena), riparare alle enormi perdite che gravavano sull'azienda. Il ricorso al mercato azionario fu la scelta, rischiosa e per questo altamente remunerava, che fece Zeno per oenere i capitali necessari al rimpinguare le perdite. Vi riuscirà, mancando tuavia al funerale dell'amico Guido per compiere tale operazione. Il risanamento dell'economia è stata la problemaca principale in entrambe le crisi, indubbio era però che i governi intervenissero per ridenire gli ee di queste due devastan crisi. Un intervento comune in entrambe le crisi è stato l'incenvo pubblico, cioè il concedere - da parte dello Stato - dei contribu alle aziende. La movazione è semplice: dare vigore a seori che ne hanno bisogno. Economicamente parlando, i Contribu Pubblici si dividono in due forme: in Conto Esercizio e in Conto Capitale. In Conto Esercizio è un contributo a breve, dato per un singolo anno per movazioni disparate quali: aiuto in momento transitorio, tassi di interesse n troppo al (quindi troppi oneri) o per fa straordinari, quali catastro naturali. I Contribu in Conto Capitale, invece, sono pluriennali, quindi a lungo, da per movazioni come proge di invesmento, quali - ad esempio - il rinnovo macchine. La Banca Centrale Europea, di fronte al diondersi della crisi, cercò - e cerca tu'ora - di auare poliche in grado di risollevare le sor dei paesi in crisi. Tra queste annoveriamo un progressivo abbassamento dei tassi di interesse globale, piani di sostegno ai debi europei e agli istu di credito, un massiccio acquisto da parte della BCE dei toli di Stato dei paesi più colpi dalla crisi. Avente sede a Francoforte, e come Presidente l'italiano Mario Draghi, la Banca Centrale Europea ha come principali obievi il mantenimento della stabilità dei prezzi e il sostegno a poliche economiche generali. Promuove la polica monetaria dell'Unione e ha il dirio esclusivo di autorizzare l'emissione dell'euro da parte dei singoli Sta membri. In un’atmosfera di miseria, come quella descria precedentemente in America negli anni successivi alla caduta della Borsa, alle nuove elezioni presidenziali venne eleo Franklin Roosevelt che si trovò ad arontare una situazione tragica: 13 milioni di disoccupa, PIL ai minimi storici e invesmen pressoché nulli. I primi provvedimen aua dal nuovo presidente furono assai discussi perché abbandonarono la via liberalismo economico che si era disnto nelle preceden presidenze. In primo luogo egli abbandonò la  parità aurea, cioè la converbilità del dollaro in oro, e fu il primo provvedimento in direzione del celeberrimo New Deal. L’idea centrale del New Deal consisteva nel far intervenire lo Stato in quel mondo della vita economica da cui il liberismo l’aveva espulso, quindi l’obievo dello stato doveva essere il dare lavoro a chi ne aveva bisogno. I provvedimen aua da Roosevelt da aribuire al New Deal sono i seguen: sostenimento dell’agricoltura, riforma scale, una grande campagna di lavori pubblici e l’abrogazione del proibizionismo. I risulta furono inizialmente molto buoni, tuavia la crisi che imperversava ancora non s’era conclusa, difa nonostante gli sforzi i disoccupa restavano 9 milioni e il debito nazionale cresceva. Solo la Seconda Guerra Mondiale pose ne alla grande depressione, rilanciando la produzione e dando lavoro ai disoccupa. Tra il Presidente Franklin Roosevelt e la Corte Suprema Americana vi fu uno scontro, concernente il New Deal, che passò alla storia come il più grave conio tra poteri costuzionali degli Sta Uni d’America. Essenzialmente, la Corte Suprema considerava incostuzionale la regolamentazione dell’avità economica da parte del governo federale. La posizione di Roosevelt, però, fu raorzata dalla sua plebiscitaria rielezione (egli fu rieleo quaro volte con ampie percentuali, morì durante il suo mandato). Egli a quel punto si spinse a proporre l’aumento dei numeri dei giudici della Corte da nove a quindici, in modo da poterne nominare di nuovi a lui favorevoli. Il Congresso entra contrario, ma la situazione nel fraempo mutò: la Corte iniziò infa a stemperare le proprie posizioni sul New Deal; alcuni suoi membri conservatori peraltro andarono in pensione e furono sostui da altri di orientamento più progressista. Il risultato fu che Roosevelt poté operare come gli compiaceva, senza più ostacoli.
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