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La moneta longobarda a Cividale del Friuli

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Elaborato scritto per l'esame di Metodologia della ricerca numismatica avanzata della laurea magistrale in Scienze dell'Antichità: Archeologia, Storia e Letterature.
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  William Sambo 124580 Università degli Studi di Udine LA MONETA LONGOBARDA A CIVIDALE DEL FRIULI INDICEIntroduzionep. 2I. Prima dei Longobardip. 5II. La monetazione longobarda: quale utilizzo?p. 72.1 I Longobardi incontrano la monetap. 72.2 I Longobardi come dominatori dell’Italiap. 8Conclusionip. 11Bibliografiap. 12Sitografiap. 13 1  INTRODUZIONE Il territorio della regione Friuli – Venezia Giulia è la chiave per comprendere al meglio le dinamichedei secoli tra VI e VIII perché, proprio in questo periodo, si è trasformata in quella regione diconfine che è tuttora. La contrapposizione tra una costa sostanzialmente bizantina e un entroterralongobardo e poi le due guerre con i nomadi Avari segnarono profondamente questa regione e ne plasmarono profondamente il “carattere”. Il risultato più ovvio è la forte riduzione di molte cittàlitoranee romane (Aquileia, Altino e Concordia) e l’emergere di altre (Capodistria, Grado, Venezia),tra cui Cividale nell’entroterra 1 .Il ruolo di questa città nella Storia italiana è indissolubilmente legata ad Alboino, il capo germanicoche, tra il 568 e il 569, condusse il suo popolo dalla Pannonia, l’attuale Ungheria, all’Italia. Questaepopea è stata raccontata dallo storico Paolo Diacono nella sua  Historia Langobardorum , lo storicoci racconta un Alboino quasi in chiave mitico religiosa: dall’alto del Monte Re (gli studiosi ancorasono incerti se identificarlo con il monte Matajur nelle valli del Natisone o il monte Nanos inSlovenia) guarda la sua Terra Promessa, l’Italia, ma le similitudini non finiscono qui. Alboino comeil patriarca Mosè non godrà a lungo di quanto da lui conquistato: dopo pochi anni venneassassinato. Il popolo longobardo varca quindi i confini dell’Italia orientale, e più precisamente della Venetia et  Histria  romana ovvero il Friuli e, fin da subito, volendo garantire la sicurezza dei suoi fianchi dai possibili attacchi dei suoi turbolenti alleati, gli Avari, il re Alboino si dirige verso “ civitatis vel  potium castris Foroiuliani terminos ”, il territorio cioè del castello di Cividale. Affidando la città allo  strator   Gisulfo, suo nipote, nasce così anche il primo Ducato. Gisulfo chiese per sé le migliori  fare 2 longobarde, inoltre chiese le migliori cavalle che si potessero trovare, questo per potersi dotare diuna solida base per un futuro esercito.Come già scritto precedentemente, Alboino venne assassinato nel 572, per il suo successore, Clefi,il destino non fu differente e il suo regno durò solamente due anni. Dopo questa breve parentesi iLongobardi, scesi in Italia da appena quattro anni, si ritrovarono a dover gestire una delle più pericolose parentesi della loro Storia: l’“interregno ducale”, una sorta di anarchia durante la qualenessun re venne eletto e di fatto i duchi agivano nella più assoluta autonomia. I Longobardi siritrovarono ad essere sottoposti ad una fortissima pressione da parte dei Bizantini, gli ormai exdominatori dell’Italia salvo che per alcune regioni litoranee e centrali della Penisola. Cividale inquesto periodo non si differenziò molto e solamente nel 590, scrive Paolo, ritornò sotto il controllo 1 B ROGIOLO  G. P. 2000, p. 270.2 La  fara  è un’unità longobarda composta da più famiglie unite tra loro da vari legami. 2  regio, Autari, nel frattempo eletto re, dovette spedire il duca di Trento Evin in Istria per fare bottinoe razzie: l’obiettivo era certamente di riaffermare, con la violenza e il sangue, l’autorità centrale.Anche dal punto di vista “religioso” il periodo longobardo in Friuli si dimostra essere peculiare. Ilriferimento è al conflitto sorto attorno ai Tre Capitoli, ovvero tre professioni di fede di Padri dellaChiesa orientali che la Chiesa di Aquileia rifiutò di condannare creando così uno scisma con Romae inasprendo i contrasti con Costantinopoli. Nell’ambito di questo periodo il territorio friulano sifratturò ancor di più: Grado iniziò ad eleggere un patriarca di tendenze decisamente filo bizantine,Aquileia e il suo patriarca invece si posero sotto la protezione dei duchi di Cividale.Il ducato cividalese fu anche vittima di eventi bellicosi decisamente violenti e sanguinosi, in primis l’invasione degli Avari, questo popolo della steppa, che nel 610 entrò in Friuli riuscendo anche asaccheggiare Cividale. I Longobardi riuscirono a risolvere questa impasse  bellica, ma gravementedanneggiati, addirittura il duca del Friuli, Gisulfo, venne ucciso in battaglia perché abbandonato alsuo destino da re Agilulfo (figura 1) che non volle intervenire con il suo esercito. Appenacinquant’anni, nel 661, più tardi gli Avari si rendono nuovamente protagonisti di un fatto d’arme. Inquegli anni il duca Lupo si ribellò a re Grimoaldo, il quale chiese agli Avari, sui alleati, diintervenire, essi sconfissero facilmente i ribelli ma deciso di soggiornare per un certo periodo ditempo, questo terminò con l’arrivo di Grimoaldo che con le armi li persuase ad andarsene. Lasituazione rimase turbolenta per via dei tentativi del figlio di Lupo, Arnefrit, di riprendersi il suoducato. Arnefrit invase il Friuli alla testa di un esercito di Slavi Carentani ma finirono per esseresconfitti nei pressi di Nimis.Dopo molti anni di contrasti tra i Franchi e i Longobardi, l’epopea longobarda termina con lasconfitta di questi ultimi nel 774 da parte di re Carlo, il futuro imperatore Carlo Magno. Questi annisono purtroppo poco noti e non riguardano neppure Cividale, se non per la rivolta di Rotcauso chetuttavia, nel 776, venne già schiacciata. Forse le violenze che seguirono l’arrivo dei Franchi furonomitigate grazie al patriarca Paolino, forte sostenitore di Carlo 3 .La tesina si propone quindi di rivedere le principali ipotesi relative alla monetazione longobarda. 3 G ASPARRI  S. 2012, pp. 61-76. 3  4 Figura 1: L'Italia longobarda prima della conquista di Agilulfo, (da A RSLAN  2012, p. 284).  I. Prima dei Longobardi Dopo la crisi monetaria del III secolo, è solo con l’imperatore Costantino I che si tentò una riformamonetaria, all’inizio del IV secolo egli diede vita ad un sistema imperniato sulla moneta aurea, il  solidus , ovvero 1/72 di libbra e di titolo purissimo. Poco dopo vennero emessi altri nominali aurei,il  semisse  e il tremisse , frazioni del solido e destinate ad avere una lunga vita.Verso la metà del IV secolo, Costanzo II inizia a battere anche monete in argento, la  siliqua , con unvalore pari a 1/24 di solido.Ma già nel V secolo, il sistema creato inizia a vacillare crollando. Uno dei primi effetti visibili è laminor quantità di moneta di rame coniata. Dopo il 476 nella parte occidentale (figura 2) dell’Impero si cercò di ripristinare il nummus dotandolo di valore nominale (XL=40 nummi ). Questa serie venne presto imitata dai Vandali del Nordafrica e anche da Bisanzio, a partire dall’imperatore Anastasio. Anastasio nella sua riformamantenne inalterato il  solidus  e dei suoi sottomultipli, il  semisse  e il tremisse ; econtemporaneamente fece coniare una serie di monete in bronzo, la maggior parte con un valorenominale di 40 nummi , mentre i divisionali in rapporto di ½ erano 20, 10 e 5 nummi .  Nella prima metà del VI secolo però l’Oriente è molto differente rispetto all’Occidente: nel primo ilsistema fu bimetallico e imperniato sull’oro, con abbondanti coniazioni in bronzo e rare emissioniin argento. In Occidente, invece, il sistema gotico, pur legato alla riforma di Anastasio, sidifferenzia perché prevede anche la coniazione di nominali in argento. Bisogna indicare una particolarità delle emissioni gote: la grande diffusione sul territorio, anche inFriuli, fa supporre l’esistenza delle condizioni per una vera economia monetaria: la coniazione dimonete effettive tra loro e in rapporto costante e garantito, inoltre rapportabili anche alla coniazione bizantina, permetteva i pagamenti più disparati.La situazione non si modificò eccessivamente a seguito delle guerre greco-gotiche e si puòipotizzare una continuità di utilizzo della moneta gota, ciò non è improbabile dal momento che lamonetazione gotica, come precedentemente scritto, era facilmente inseribile nel sistema bizantino 4 ,ovvero quello dei nuovi dominatori dell’Italia a seguito della riconquista giustinianea. 4 C ALLEGHER   2001, pp. 673-679. 5
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