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Lo Stato di Milano al principio del Settecento. Finanza pubblica, sistema fiscale e interessi locali,

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Negli ultimi anni gli studi di storia economica sul Sei-Settecento lombardo hanno vissuto una fase di particolare vivacità connessa all'emergere di un processo di revisione critica di paradigmi interpretativi consolidati. La ricerca
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   1 Stefano Agnoletto LO STATO DI MILANO AL PRINCIPIO DEL SETTECENTO   Finanza Pubblica, sistema fiscale e interessi locali FrancoAngeli Storia     5  Indice   Introduzione pag. 7   1.   Natura e scopi della ricerca » 7 2.   Riferimenti archivistici » 17 3.   Nota metrologica » 23 1. Il sistema fiscale in «età spagnola»: dall’estimo di Carlo V al primo Settecento » 24   1.   Il «sistema» si presenta: le relazioni al principe Eugenio e a Sua Maestà Serenissima (1706) » 24 2.   Le imposte dirette » 35 3.   Il Mensuale » 38 4.   Le imposte indirette » 46 5.   Diritti feudali, redditi demaniali, rendite patrimoniali del principe e diritti sovrani » 57 6.   Sistema tributario e gruppi sociali: il fenomeno delle im-munità e la «privatizzazione del sistema» » 61 7.   Un sistema complesso » 67 8.   La struttura amministrativa dello Stato di Milano nel siste-ma imperiale asburgico » 68 2. Le condizioni della finanza pubblica  » 83   1.   I bilanci preventivi dello Stato di Milano, ovvero del Magi-strato Ordinario: caratteri generali » 83 2.   Alla fine del governo spagnolo: i bilanci preventivi dello Stato di Milano dal 1701 al 1706 » 93 3.   Al principio del governo austriaco: i bilanci preventivi dello Stato di Milano dal 1707 al 1718 » 106 4.   Un’analisi per destinazione delle uscite: spese civili, spese militari e pagamenti di crediti nei bilanci preventivi dello Stato di Milano » 125 5.   Gli allegati ai bilanci preventivi dello Stato di Milano: le entrate fuori bilancio e la loro destinazione » 132 6.   I bilanci della città di Milano (1703-1720) » 144   6 7.   I bilanci del Ducato di Milano (1690-1715) » 160 8.   Utilità dei documenti di bilancio ai fini della conoscenza storica: alcuni appunti » 170 9.   Un sistema aperto » 171 10.   Appendice statistica » 174 3. L’avvio di un processo di revisione tra ambiguità e res i-stenze  » 234   1.   Le dinamiche di breve periodo del contesto economico e politico-istituzionale » 234 2.   La centralità della fiscalità militare » 247 3.   Dibattiti e conflitti nel nuovo contesto politico (1706-1718) » 258 4.   Immunità, alienazione delle regalie e corruzione: ipotesi di rinnovamento parziale del sistema (1711-1715) » 275 5.   I progetti Bigatti, Schlik e Pras: ipotesi di riforma struttura-le del sistema » 287 6.   Le richiesta di un nuovo catasto: 1713-1718 » 297 7.   Appendice statistica » 312 4. Alle srcini del «Settecento Riformatore»: un quadro d ’insieme  » 315   1.   La storiografia ed i mutamenti strutturali dell’economia lombarda » 315 2.   Il contesto internazionale e l’esperienza milanese » 323 3.   Lo Stato di Milano tra «lungo Seicento» e «Settecento Ri-formatore» » 340 Bibliografia e indici » 343   1.   Opere citate » 343 2.   Indice delle tabelle » 354 3.   Indice delle figure » 357 4.   Indice degli autori » 358   7  Introduzione 1.   Natura e scopi della ricerca  1. Negli ultimi anni gli studi di storia economica sul Sei-Settecento lom-  bardo hanno vissuto una fase di particolare vivacità connessa all’emergere di un processo di revisione critica di paradigmi interpretativi consolidati. Nonostante i rischi connessi al manifestarsi di atteggiamenti ingenuamente iconoclasti rispetto ai risultati della ricerca storiografica precedente, è però indubbio che una congiuntura ca ratterizzata dall’emergere di nuove pro -spettive interpretative si presenta come una occasione propizia ed al con-tempo stimolante per intraprendere un progetto di ricerca. 1  In un tale contesto, caratterizzato dalle dinamiche di un vivace dibattito storiografico, si è sviluppato il lavoro di ricerca che è alla base di questo prodotto editoriale, il cui intento srcinario voleva essere non solo di de-scrivere una realtà storica, ma anche, nei limiti imposti dalle capacità pro-  prie dell’autore e dalla disponibilità delle fonti, di proporre alcune ipotesi esplicative. 2. La ricerca storiografica, e quella storico-economica in particolare, sul-lo Stato di Milano del XVII e XVIII secolo ha certamente messo a disposi-zione degli studiosi una quantità non trascurabile di studi e lavori, di cui una ricca produzione bibliografica, anche recente, ne è il risultato ed una valida testimonianza. Nonostante questa indiscutibile realtà si è però con-statato il permanere di specifiche lacune sia inerenti alcuni archi cronolo-gici sia in relazione all'impiego e all'analisi di tipologie particolari di fonti nella ricostruzione storica. Il dibattito storiografico sul Seicento milanese, oscillante tra i due diversi paradigmi della crisi e del nuovo modello di crescita, e gli ormai innume-   1. Come nel caso degli studi di cui questo volume è testimonianza, indubbiamente la cu-riosità intellettuale che porta negli archivi ad immergersi nella lettura delle fonti coeve, al fine di verificare la significatività della messa in discussione di tradizionali categorie in-terpretative, viene maggiormente premiata quando i termini del dibattito riguardano addirit-tura il confrontarsi tra contrastanti ipotesi generali sul significato di un certo modello di sviluppo che alternativamente viene descritto con le categorie della decadenza e crisi oppu- re del nuovo e diverso. Inoltre l’esperienza della ricerca diviene ancora più interessante se  proprio negli anni in cui si dipana l’impegno di studio si assiste non solo alla crisi di un p a-radigma, inteso come insieme di affermazioni sistematiche su una realtà storica, ma anche al crescere ed al consolidarsi di un nuovo quadro concettuale strutturato.   8 revoli studi sul Settecento lombardo inteso come "secolo delle riforme", sembrano aver fino ad ora in parte trascurato quella che si può definire la fase di passaggio tra i due secoli, con il vortice di sommovimenti che l'hanno caratterizzata, ma che hanno visto forse più attenti gli storici politi-ci o militari che non gli specialisti di storia economica lombarda, pur con alcune illustri eccezioni. 2  A partire da questa constatazione si è reputato significativo impostare un lavoro di ricerca con l'obiettivo di accrescere le conoscenze sulla realtà dello Stato di Milano negli anni immediatamente precedenti alla nomina regia della Giunta per il nuovo Censimento (1718). Lo scopo perseguito è stato quello di descrivere una realtà complessa al fine di precisare come è nata quella volontà di rinnovamento che si dispie-gherà nei decenni seguenti, quali ne furono le premesse, quali antecedenti segnalarono il sussistere di una spinta innovativa, quali le problematiche che si posero all'srcine di essa. La ricerca storica ha fatto emergere che questioni come il permanere di preoccupanti disavanzi fiscali, l'enorme peso delle spese militari e la con-seguente necessità di accrescere le entrate, il moltiplicarsi delle lamentele per le presunte iniquità ed inefficienze del sistema tributario, non furono una prerogativa dello Stato di Milano, caratterizzavano infatti pressoché tutte le realtà statuali della Penisola, ma fu in particolare nel Milanese che tutto ciò portò all'emergere di una spinta per un generale rinnovamento strutturale. In quest'ottica si è reputato che lo studio di ciò che accadde ne-gli anni che precedettero quest'opera sistematica di rinnovamento avrebbe potuto rivelarsi particolarmente proficuo. Attraverso la ricerca d'archivio, 2. Già Salvatore Pugliese nell’introdurre la sua monumentale opera sulle condizioni f  i-nanziarie della Lomb ardia nel primo Settecento, sottolineava «l’utilità di studiare il periodo anteriore alle riforme teresiane» in quanto si poteva supporre che «taluni provvedimenti dati in quel tempo abbiano prodotto il loro benefico effetto più tardi». (S. Pugliese, Condi- zioni economiche e finanziarie della Lombardia nella prima metà del secolo XVIII  , in  Mi-scellanea di storia italiana , terza serie, tomo XXI, Torino, Fratelli Bocca, 1924, p. 6). Merita una citazione particolare quanto recentemente scritto da Marcello Verga in un arti-colo con il significativo titolo Tra Sei e Settecento: un’età delle pre -riforme ? (in «Storica», I (1995), pp. 89- 122). Secondo Verga «si avverte l’esigenza di una riconsiderazione e rei n-terpretazione complessiva di quei processi di riforma che hanno investito nel corso del Set-tecento, in misura più o meno significativa tutti gli Stati della Penisola» e nella stessa dire- zione «si riafferma la necessità di riflettere sull’identificazione, sempre assai nettamente presente nella storiografia italian a sul Settecento, di un’età delle riforme coincidente con le riforme della seconda metà del secolo, di quelle riforme cioè che trovarono la loro ispira-zione e i loro punti di riferimento nei dibattiti e negli scritti dei riformatori italiani, partecipi a pieno titolo del grande moto illuminista europeo». (Ci si riferisce in particolare all’impatto avuto sulla storiografia italiana dei volumi di Franco Venturi Settecento Rifor-matore , Torino, Einaudi, 1969- 1990). In quest’ottica revisionista Verga individua come un campo degno di maggiore approfondimento le riforme «preilluministiche» dei primi decen- ni del Settecento, fino a porre come oggetto di riflessione «l’identificazione delle condizi o-ni e dei processi sociali e politico-istituzionali che hanno determinato in modo particolar- mente evidente in alcuni stati dell’Italia centro -settentrionale, a partire dai decenni a cavallo tra Sei e Settecento, l’avvio e la realizzazione di quei forti mutamenti degli assetti di potere nei quali consiste l’essenza delle riforme settecentesche, cioè la questione dell’apertura d e-gli spazi politici e sociali e dei tempi delle riforme».
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