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Giordano Bruno e i Rosacroce. Un mistero svelato, fra magia, alchimia e filosofia.

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Giordano Bruno e i Rosacroce. Un mistero svelato, fra magia, alchimia e filosofia.
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  ottobre 2013 – la Biblioteca di via Senato Milano7 Sul Nolano  ture dovute alla passione perl’alchimia, si cautelò celando lasua copiosa produzione di testialchemici e apocalittici dietrouna nutrita serie di pseudonimi.Solo recentemente gli sono sta-te attribuite una sessantina diopere, che hanno rivelato unasorprendente personalità intel-lettuale, punto di collegamentotra le correnti mistiche e alche-miche della Germania e dellaSvizzera italiana del tardo XVI edel primo XVII secolo. In esseegli spazia dall’analisi delle rela-zioni tra macro e microcosmoalla profezia paracelsiana del ri-torno di Elia Artista, dall’interpretazione di sim-boli magici alle teorie rosacrociane. Fu anchel’autore, con lo pseudonimo di Filippo di Gabala,della Consideratio Brevis , pubblicata in Germaniainsieme alla Confessio fraternitatis  , uno dei manife-sti del movimento Rosacrociano, in cui fa riferi-mento alla “confraternita dei cristiani battezzati dal roseo sangue della croce di Cristo” come fonte di verarivelazione. Probabilmente nel 1591 non solo laconfraternita era già attiva in Germania, ma sitrovava in una fase di reclutamento e Raphael Egliera un ideale candidato a diventarne un leader. Seè possibile che già durante il soggiorno zurighese GIORDANO BRUNO E I ROSACROCE Un mistero svelato,fra magia,alchimia e filosofia L e ricerche finalizzate allarealizzazione della pri-ma traduzione italianadella Summa terminorum me-taphysicorum 1 mi hanno consen-tito di illuminare un periodo disei mesi della tormentata  pere- grinatio di Giordano Bruno(1548-1600) fino ad ora rimastonell’ombra. Sono così emerseprove evidenti che confermanoquel contatto tra il filosofo e unnucleo tedesco della confrater-nita dei Rosacroce, che in passa-to era stato soltanto ipotizzato 2 .Personaggio cardine della vi-cenda è il teologo alchimistasvizzero Raphael Egli (1559-1622), il quale invitòil Nolano ad Elgg, nei pressi di Zurigo, nel castel-lo del suo mecenate Johann Heinrich Hainzel, uf-ficialmente per tenervi un ciclo di lezioni di ter-minologia aristotelica. Sarà lui a pubblicare annidopo, in due riprese, il testo di queste lezioni, coltitolo di Summa terminorum metaphysicorum . Egliè un personaggio che è stato a lungo sottovalutatoperché, in seguito ad alcune spiacevoli disavven-  Nella pagina accanto: presunto ritratto di GiordanoBruno, Juleum - Bibliotecheksaal, Helmsted.Sopra: Raphael Egli, in un’incisione del XVI secolo GUIDO DEL GIUDICE  8  la Biblioteca di via Senato Milano – ottobre 2013 del filosofo Nolano siano emerse suggestioni ro-sacrociane, è praticamente certo che Egli convo-gliò successivamente parecchi dei concetti assi-milati durante la sua frequentazione bruniananella dottrina dei Rosacroce, di cui in Germaniafu un sicuro ispiratore. Il circolo di alchimisti diispirazione paracelsiana in cui Bruno fu accoltocome un maestro costituì molto probabilmente ilnucleo fondamentale di quella setta di ‘Giordani-sti’, che il filosofo si vantò in più di un’occasione,con i suoi compagni di cella nelle carceri venezia-ne, di aver fondato in Germania. Alla luce di queste nuove evidenze, si ponevail problema di stabilire se la frequentazione degliambienti rosacrociani sia stata una tappa occasio-nale del movimentato itinerario filosofico ed esi-stenziale di Bruno, oppure lo sbocco evolutivo diprecedenti contatti nell’ambito della confraterni-ta. A tale scopo si è rivelato di estremo interessel’esame di un manoscritto conservato nel fondoantico della Biblioteca Nazionale di Napoli, bennoto agli studiosi rosacrociani per le implicazionisulla presenza, già nella prima metà del XVI seco-lo, di un nucleo di adepti nel napoletano.Si tratta di una collettanea di tre testi diversi:al resoconto di un colloquio in cui il pontefice Bo-nifacio VIII chiede al grande alchimista Arnaldoda Villanova ragguagli sulla pietra filosofale e aduna raccolta di esperimenti alchemici, segue unterzo documento intitolato Osservazioni inviolabili  Da sinistra: frontespizio della prima edizione della Consideratio brevis (1595); frontespizio della prima edizione della Summa terminorun metaphysicorum di Giordano Bruno (1595)  ottobre 2013 – la Biblioteca di via Senato Milano9 da osservarsi dalli fratelli dell’Aurea Croce o della RosaCroce precedenti la solita professione .Quest’ultimo èil più antico statuto rosacrociano ad oggi cono-sciuto, e in esso, cosa ancor più interessante, sifanno risalire “le strettissime leggi e patti” molto piùaddietro, addirittura agli anni 1542-43.Questa data corrisponde perfettamente allafondazione a Napoli di un’accademia filosofica, adopera dell’intellettuale viterbese Girolamo Ru-scelli, il quale, proprio intorno al 1541, si trasferìdalla residenza romana del cardinale Grimani, inquella napoletana di Alfonso D’Avalos, marchesedel Vasto. Intellettuale prolifico, curatore perl’importante editore veneziano Valgrisi delle ope-re di grandi poeti (Ariosto, Boccaccio, Petrarca),Ruscelli deve però la sua fama alla pubblicazione,con lo pseudonimo di Don Alessio Piemontese, dinumerose raccolte di “secreti”, ricette di vario ge-nere, a prevalente contenuto alchemico, che di- ventarono un vero e proprio best-seller  dell’epoca,con decine di edizioni nelle principali lingue. Nelproemio ai Secreti nuovi di maravigliosa virtù , unariedizione pubblicata nel 1567, un anno dopo lasua morte, Ruscelli descrive la costituzione e l’or-ganizzazione di un’accademia filosofica “secreta”,di carattere prevalentemente alchemico, nellaprovincia del regno di Napoli. Il “Principe e Si-gnor della terra” cui egli fa riferimento è probabil-mente Ferrante Sanseverino, principe di Salerno,alleato del D’Avalos, presso la cui corte, frequen-tata da molti intellettuali, trovò accoglienza e pro-tezione. Il fallimento della congiura ordita nel1552 contro il viceré Pedro Alvarez de Toledo, chedeterminò la caduta in disgrazia del principe, co-strinse il Ruscelli ad abbandonare precipitosa-mente il reame di Napoli e a riparare a Venezia. Il manoscritto di Napoli, scritto interamentein italiano, apparteneva ad un certo Andrea Segu-ra, in cui molti hanno voluto riconoscere France-sco Maria Santinelli, autore rosacrociano moltoattivo nella città partenopea proprio in quel perio-do, e proviene, insieme ad altri scritti alchemici,dal convento di S. Domenico Maggiore, come ri-porta un catalogo redatto nel 1764 3 . La bibliotecadel convento conteneva una ricca sezione di testiesoterici, naturalmente proibiti, non soltanto perla sua funzione di controllo e censura, ma ancheper il genuino interesse che dotti uomini di chiesa,a cominciare dai papi, manifestavano per i temi er-metici ed alchemici. Non fa meraviglia, dunque,che il giovane Nolano sia riuscito a nutrire la pro-pria insaziabile avidità di sapere accedendo, sia pu-re di nascosto, ai testi di autori fondamentali dellatradizione magico-ermetica, quali Paracelso, Cor-nelio Agrippa, Ermete Trismegisto e molti altri.   Tra i frequentatori dell’accademia fondata daRuscelli ci fu il giovane Giovan Battista Della Por-ta, la cui nobile famiglia era anch’essa sotto l’alaprotettrice del Sanseverino. La  Magia naturalis  (opera presente nel vasto Fondo Antico della Bi-blioteca di via Senato, nella preziosa e rara primaedizione, stampata ad Anversa nel 1560 pressoChristophe Plantin),che egli afferma di aver scrit-to ad appena 15 anni, potrebbe essere la trascrizio-ne degli esperimenti realizzati nell’Accademia delRuscelli.Qualche tempo dopo, intorno agli anni60 del secolo, Della Porta fondò a Napoli l’”Acca-demia dei Segreti“ con il medesimo obiettivo di-chiarato di voler testare ricette e ritrovati, i famosi“secreti” appunto,per stabilirne la reale efficacia.Si racconta che nel 1566, al ritorno da un lungo viaggio in Italia ed Europa, egli esaminasse tuttigli esperimenti della sua accademia, approvandosolo quelli suffragati dall’evidenza dei risultati. All’epoca Bruno era da poco entrato come novizionel convento di S. Domenico e più volte è stataavanzata la suggestiva ipotesi di un incontro con ilDella Porta. Oltre all’interesse per argomenti co-me l’ ars memoriae , la fisiognomica e la magia natu-rale, li accomunava l’ammirazione per la tradizio-ne egizia. L’ambiente alchemico, pur ispirato daun panpsichismo telesiano a cui Bruno non era del  10  la Biblioteca di via Senato Milano – ottobre 2013 tutto estraneo,mai lo convincerà del tutto, anzicostituirà l’argomento principale, trattato con di- vertita ironia nel suo Candelaio (di cui la Bibliotecadi via Senato conserva la preziosa prima edizione,impressa a Parigi nel 1582) ambientato in una Na-poli, teatro di alchimisti beffati, scaltre cortigianee abili truffatori. La definizione di “academico di nulla academia”  , che il filosofo dà di se stesso nellacommedia, potrebbe riferirsi proprio al prolifera-re di queste accademie segrete, che Bruno sentivaaffini per formazione e interessi culturali, ma allequali era “restio” ad aderire per spirito d’indipen-denza e riottosità ad assoggettarsi ad una gerar-chia o ad un ordinamento. Una portata speculati- va di più vasto respiro orientava i suoi studi in sen-so infinitistico, riservando all’Egitto ermetico,“culla fluviale di tutte le religioni”, il ruolo di civil-tà favolosa “sedia e colonna del cielo”, depositariadi quel panteismo traboccante d’infinito da cui de-rivavano tutti gli altri culti.  Nell’anno 1562, poco prima che il quattordi-cenne Filippo, della famiglia dei “Bruni” arrivassea Napoli per studiare con i suoi primi maestri,quando fu demolito l’altare maggiore di S. Dome- Sopra da sinistra: lo statuto tedesco di “Sincerus Renatus”; le pagine del “manoscritto napoletano”(Biblioteca Nazionale di Napoli)con il riferimento agli anni 1542-43; a destra:il frontespizio e l’ultimapagina  12  la Biblioteca di via Senato Milano – ottobre 2013 nico, per trasferire alle sue spalle il coro che si tro- vava al centro della Chiesa, sotto di esso fu ritrova-ta una lapide in marmo con otto versi che inizianocon “  Nimbifer ille deo mihi sacrum invidit Osirim ”.La lapide si trova oggi murata sul campanile difianco al portone del Convento e proverebbe chel’attuale tempio di S. Domenico era in srcine de-dicato al culto di Osiride.L’“Accademia dei Segreti” aveva due sedi,una per gli amici in città, nel palazzo dei DellaPorta in Via Toledo vicino al Largo della Carità, euna privata in collina, nella villa detta delle DuePorte. Proprio nelle vicinanze di quest’ultima, re-centi ritrovamenti di speleologia urbana hannopermesso di individuare ambienti sotterranei, incui gli adepti dell’accademia tenevano le loro ri-unioni clandestine e dove si possono ancora osser- vare affreschi e iscrizioni che attestano la praticadi riti di natura ermetica. Tali cerimonie si collegano a quella tradizioneegizia ben radicata a Napoli e risalente alle “colonienilesi” di mercanti alessandrini, stabilitisi nel corpodi Napoli, proprio nella zona in cui Bruno visse glianni della sua formazione e dove ancora oggi domi-na la statua del dio Nilo.Queste influenze ci aiutanoa comprendere quell’importante componente diegizianesimo presente nel pensiero del filosofo, cheportò la Yates a bollarlo come “mago ermetico”. Sopra: Napoli, affresco ritrovato nei sotterranei dell’antica villa di Giovan Battista della Porta (cortesia di www.napoliunderground.org) A destra: il frontespizio de  I Secreti nuovi di maravigliosa virtù di Girolamo Ruscelli (1562)
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