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i beni delle famiglie. nobili e notabili.pdf

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  344   Agli inizi del Cinquecento gli unici oggetti che troviamomenzionati negli inventari  post mortem  conservatinell’Archivio di Stato di Cosenza sono argenti e gioielli 1 .E’soloapartiredallametàdiquelsecolochecomincianoadap-parire nei documenti descrizioni sommarie di quadri, senza che ne venga indicato l’autore 2 , quasi tutti sono di caratteresacro e riproducono scene del Vecchio e Nuovo Testamento.Solo in un periodo più tardo inizieranno ad apparire dipintidi carattere profano.Tra i primi inventari di un certo interesse vi è quello diMichele de Giovanni dell’agosto 1529 3 . In questo documen-to gli oggetti di maggior valore sono gli argenti e i gioielli.Tuttavia per gli argenti, che erano per uso di tavola, non c’èl’indicazione delle armi del casato, nonostante la famiglia deGiovanni fosse nobile. Dobbiamo ricordare, inoltre, che neiprimi anni di permanenza a Cosenza Michele de Giovanni,srcinario di Valenza in Spagna, occupò la carica di luogote-nente del governo spagnolo 4 . Anche l’inventario dei beni dell’ Utroque Jure Doctor  Giovanni Parisio, del novembre 1540, comprendeva moltipezzi di argento lavorato e d’oro, oltre a due «portieri», que-sti ultimi decorati con le armi di famiglia  5 .Da notare che tra gli argentieri presenti a Cosenza in que-gli anni c’era il  magister   Bartolo Martirano, che nel 1536 te-neva in fitto una bottega dove esercitava la sua arte 6 .Il primo inventario dove sono registrati gli argenti con learmi di famiglia è quello del 1582 del nobile AntonioBarone 7 .Unaltroelencodiargenticonlearmièquellodel1598diGeronimo Alimena dove sono elencati un boccale, una sot-to-tazza, una saliera e un paio di candelabri d’argento con«l’arme di casa Alimena», del peso complessivo di 49 libbre e26, che si potevano vendere a 9 ducati e mezzo la libbra, persoddisfare alcuni legati lasciati dal defunto nel suo testamen-to 8 .Ma le famiglie nobili non si distinguevano solo per il pos-sesso di argenteria. Un aspetto ancora poco conosciuto era l’uso dei «portieri» ossia quei broccati che si ponevano nelleporte di una dimora, solitamente abbelliti con il ricamo del-l’arme di famiglia. Ci fu un periodo tra la fine delCinquecentoe ilprimoventenniodel Seicento che nei docu-menti pubblici viene vietato l’uso degli epiteti d’onore, chenel passato erano serviti a distinguere le famiglie nobili da quelle comuni 9 ; fu l’uso di questi «portieri» che ci permette,oggi, di riconoscere con certezza quali fossero le famiglie no-bili in quell’epoca, quando nel documento mancano altri ri-ferimentichepermettanodiinquadrareipersonagginellege-nealogie conosciute. Oltre al documento del 1540 relativo a Giovanni Parisio già menzionato, uno dei primi atti che cer-tifica l’esistenza di tali portieri si trova in un testamento delnovembre1569delCavalieredell’OrdinediSantoStefanodiToscana Giovan Maria Bernaudo 10 . In tale documento ven-gono citati oltre ai «panni di cuoio» 11 e gli arazzi, anche unpadiglione di tela lavorato in seta nera. In un altro documen-to del novembre 1583 il nobile Maurizio Ferrari ricorda co-megliappartenesserounparamento,un«guarnimentodica-sa in cuoio indorato» e due «portieri» con l’arme della sua fa-miglia  12 . Nel settembre 1598 nell’inventario di Epaminonda Ferrari, nobile cosentino, sono elencati «un guarnimento da muroincuoiodi12pezziedueportieridicuoiodecoraticonlearmidiFerrari,Cavalcanti,deCoratoeSersale» 13 .  Altropa-ramento di cuoio da muro lo possedevano nell’ottobre 1610gli eredi di Giulio Mirabelli di Scigliano, abitante a Cosenza,nelnumerodiseipezzi, oltre a quattro «portieri» conlearmi: 345 A MEDEO M ICELI DI S ERRADILEO I beni delle famiglie nobili e notabili di Cosenza attraverso gli inventari: dal periodo vicereale alla fine del Settecento   due turchini e due verdi brunati 14 . Nella stessa epoca si tro-vano altri inventari con descrizioni simili, come quello delgiuristaPersiodeAloediDipignanodelgennaio1585,dove,oltre a molti volumi di carattere giuridico 15 , è elencata argen-teria varia e oggetti d’oro, due «portieri» con l’arme ricamatee alcuni quadri con cornici dorate rappresentanti  SanGirolamo ,un Crocifisso , San Giovanni e la Madonna  16 .Anchel’inventario del nobile cosentino Tiberio Tosti ricorda due«portieri»dipanno,dueverdiel’altroturchinoconl’armedeiTosti, oltre a un secchiello d’argento e una sottocoppa conl’arme della stessa famiglia  17 . Ancora nell’ottobre 1603, tra ibeni del defunto Ottavio Caselli, sono indicati quattro «por-tieri», due turchini e due rossi con le armi dei Caselli 18 .Nella seconda metà del ‘500 iniziano ad apparire, anchenegli inventari di famiglie di estrazione non patrizia, dipinti,quasi sempre di carattere religioso. In un documento del di-cembre 1577 figurano nell’inventario di Geronimo Pugliesealcuni quadri come la   Madonna   e la   Maddalena  1 9 . E’ impor-tante ricordare che fu proprio in quest’epoca che a Cosenza iniziòadiffondersilaricchezzaperlenuoveattivitàcommer-ciali che erano riprese e per il commercio della seta che per-metteva a molti di migliorare la propria condizione econo-mica  20 . Alcune volte, anche nei capitoli matrimoniali di compo-nenti di famiglie nobili ci si imbatte in inventari di oggettid’argento,comeinunattodelmarzo1591 21 ,doverisultachea Quintia Sersale, moglie di Cesare Zagarese, erano stati as-segnati daGiovanFrancesco Sersale, traivaribeni,alcuniar-genti del valore di 250 ducati 22 . Anche i Cavalieri di Malta, nonostante il voto di povertà chedovevanopronunciarealmomentodientrarenelSovranoOrdine, possedevano qualche oggetto di valore. In un docu-mentodelgiugno1603,FràPietroAntonioParisioCavalieredella Sacra Religione di Malta vendeva a suo nipote, e poiglieli donava, alcuni oggetti tra i quali un ritratto di donna,due brocche e due cucchiaini d’argento, una crocetta d’oroconabitodiMalta,valutata10ducati,duepistolepiccole,unarchibugetto«avanticavallo» 23 eduepugnalidelvaloredi120ducati 24 . Sempre nel 1603 venne redatto l’inventario di Don LelioOrsini luogotenente del viceré a Cosenza e commissario ge-nerale contro i delinquenti nella provincia di Calabria Citra della quale era governatore 25 . I beni mobili indicati sono discarsa rilevanza e forse Don Lelio non li aveva portati con sequando era giunto a Cosenza da Gravina.Non sono rari i ritratti femminili presenti negli inventaridi Cavalieri di Malta e di Capitani. Come abbiamo visto, ilcavaliere Frà Pietro Antonio Parisio ne aveva uno nel 1603 eda un inventario di pochi anni dopo, del giugno 1606, risul-tache il capitano spagnolo Aloisio Viglienane avevabencin-que, oltre al proprio 26 . E’ proprio verso quest’epoca che nelleabitazioni dei nobili cosentini iniziano anche ad apparire di-pintidisoggettolaico.Nell’inventariodell’aprile1617deibe-nidelnobilepatrizio Utroque Jure Doctor   AndreaDattilo,ol-tre a un paio di candelieri d’argento, due sotto-tazze pured’argento,unasotto-tazzaindorata,unasalieraall’anticad’ar-gento, sono indicati dodici quadri di Sibille 27 .L’inventario non precisa se gli oggetti d’argento menzio-nati recassero le armi di famiglia. Invece, possiamo vedere inaltri casi come alcuni oggetti d’argento, appartenuti allora a famiglieborghesi,all’epocaancoranonavesserolearmi 28 .Nelmaggio 1632 tra i beni di Giulia de Orlando era indicata una sotto-tazzad’argentoconscudosenzaarme 29 .Fuproprioagliinizi del ‘600 che alcune famiglie del ceto degli Onorati diCosenza, che non appartenevano, a differenza di altre, a no-bile estrazione, iniziarono a mettere nell’argenteria in loropossesso un’arme di famiglia, che il notaio minuziosamentesegnalava come di «casa nova», volendo dire con ciò che nonl’avevano in precedenza  30 . Anche queste famiglie borghesipossedevano quadri come appare in un atto del febbraio1614 31 , dove tra i beni del defunto Bernardino Miceli 32 sonomenzionati un quadro della   Madonna   e un altro di  SanFrancesco di Paola  .Adimostrazionedeldiffusobenesseredel-la fine del Cinquecento, chesiera creatograzie al commerciodella seta, vediamo come anche i gioielli potevano apparte-nereafamiglienonnobili.Inundocumentodelluglio1607,tra i beni mobili portati in occasione del suo matrimonio da Vittoria de Bartolo di Cosenza non valutati  extra dote  33 , era-no compresi «una garnacca di perle ordinarie de fila cinquebianchi stagliati di migliuzziu e granatelli di valuta di ducatitre in circa ed una garnacca di coralli stagliata de migliuzzi dioro 34 .Nel sedile degli Onorati erano comprese anche famiglienobili che per varie ragioni non venivano incluse nel primosedile,dettodeiNobili 35 TraquestelafamigliaDonati,dian-tica srcine fiorentina, i cui esponenti erano stati ascritti sia al sedile dei Nobili che a quello degli Onorati 36 . Queste fa-miglie di srcine nobile, pur essendo ascritte al sedile degliOnorati non perdevano la loro nobiltà che mettevano in ri-saltomettendoleloroarmiinchieseocappellecome,nelfeb- 346 A MEDEO M ICELI DI S ERRADILEO  braio 1583, ordinò che si facesse nella propria cappella Giovan Giacomo de Donato 37 . Nel marzo 1625 il rev. Don Antonino Donati, cantore della Chiesa Metropolitana diCosenza, dispose nel suo testamento che i diversi beni im-mobili dei quali era proprietario in città dovessero mantene-re le armi della sua famiglia assieme al suo nome, pena la de-cadenza del lascito 38 .E’ ovviamente negli inventari dei feudatari che si trovanogli arredi più ricchi.Un documento del settembre 1612, dove vengono elen-cati i beni di Maurizio Sersale Barone di Cervicati e diSerradileo, descrive paramenti da muro di cuoio dorato, sei«portieri» di panno turchino con le armi e oggetti d’argento.Traiquadrisonoelencatiunquadrograndedell’  Annunziata  ,uno di  San Francesco d’Assisi   e un altro di  San Francesco di Paola  39 .Il primo quarto del Seicento mostra a Cosenza un aumen-todeglioggettid’arteinventariatitralefamiglienobilienota-bili della città, inoltre l’elenco dei quadri e delle argenterie di-venta più dettagliato rispetto al passato. Nel marzo 1614 unportapane d’argento, due zuccheriere d’argento, sette cuc-chiainiesettebrocche,unasalieraedunvasettotuttid’argen-to, oltre a dei gioielli, sono menzionati tra i beni di RotilioRomano 40 . Nel luglio 1615, tra i beni di Clarice Telesio sonomenzionatidiversiquadriraffigurantisanti,trepiccoliequat-tro grandi 41 . I «portieri» di panno verde, nel numero di due,guarnitidivellutoedirasoconlearmidellafamigliasonopre-senti nell’inventario del novembre 1619 dell’ Utroque Jure Doctor   Orazio Monaco, oltre ad argenti con bacile e boccalecon le armi “inquartate” con quelle della famiglia della Gatta di Napoli 42 , oltre a un altro paio di «portieri» turchini 43 . Undocumento del giugno 1623ci ricorda che tra i beni lasciatidall’ UtroqueJureDoctor  FrancescoAntonioQuintieric’eranodieciquadridisantitrapiccoliegrandi,oltrea140librigran-di, 76 piccoli, tutti di argomento giuridico 44 .Nell’inventario del novembre 1627 riguardante i beni diSalvatore Caselli, nobile cosentino, sono ricordati un paio di«portieri»di velluto verde lavorati, con le armi di raso di di-versi colori dei Caselli e dei Cavalcanti, un quadro di  Sant’ Isidoro  in chiaro scuro di argento, nove quadri di tela di di-versi santi ( San Domenico ,  San Tommaso ,  San Giovanni Battista  ,  San Giovanni Evangelista  ,  San Francesco di Assisi  , Sant’Antonio , Santa Caterina  ),duequadridella  Beata Vergine  oltre a gioielli, argenti e articoli di corredo 45 . Nell’inventariodel gennaio 1628, dove sono elencati i beni di MarioGrimaldi 46 , figurano sei «portieri» dei quali quattro turchinicon le armi di casa Grimaldi e due di colore rosso vivo, unguarnimento di camera in pelle, ventidue quadri di santi,gioielli e mobili 47 .Tracoloro cheprovenivano daaltrezone,possiamo ricor-dareLorenzoDonadoni,originariodellaLombardia,chever-soil1617sierastabilitoaCosenza,doveeradecedutonelset-tembre 1633, lasciando diversi beni tra i quali ventiquattroimmaginiequadriintela ,argenteria,quattro«portieri»didi-verso colore, un paramento da camera in damasco falso diventidue pezzi a colori giallo, rosso e turchino, un quadrogrande in tela con il suo ritratto e altri sei quadri con diverseimmagini 48 .Abbiamopoiiltestamentodelgennaio1637,diLorenzoPingettiunimprenditore,dioriginigenovesi;gliog-getti d’arte indicati nell’inventario comprendono un quadrodella   Madonna con Bambino  e  San Giovanni Battista  , un’im-magine dipinta su rame della   SS.ma Annunziata  , un  Ecce Homo , un’  Annunciazione  , un’altra   Madonna con Bambino  ealtreimmagini,ovverounquadrosutavolaconlatestadi SanGiovanni  , tre quadri diversi con paesaggi e un quadro di  SanGiovanni Battista  49 .I matrimoni incrociati con nobili di altre città della pro-vincia erano occasione di trasferimento di beni, tra cui opered’arte, da una città all’altra. Nell’ottobre 1634 Vittoria BaronediTropea,mogliediGiuseppeSersalediNapoli,con-segnavaaGiovanniSersalediNapoli,abitanteaCosenza,no-vequadridisanti,unoscrittoioinnoce,unquadrodel Cristomorto con il sepolcro , nove sedie di noce in cuoio e altri benielencati con condizione di restituirli a ogni richiesta  50 .Ritornando ai nobili cosentini, si hanno gli inventari delfebbraio 1637 di Giovan Andrea Ciaccio, che aveva lasciatodue quadri, uno con  la Vergine   e l’altro con  Gesù con la croce al collo 51 e uno del settembre dello stesso anno del reverendoPaolo Cavalcanti, che possedeva sei quadri in tela di paesag-gi e altri sei con immagini di santi, oltre a cento libri di dirit-to e di Sacre Scritture 52 .Neldicembre1637traibenidiTommasodeMateraven-nero trovati due bacili e due boccali d’argento con l’arme deiMatera e dei Sersale, due fruttiere d’argento con le armi del-le stesse famiglie (inquartate), «un paramento di arazzi conpersonaggi della storia del re David in due pezzi grandi», unaltro con boscaglie e cacce in sette pezzi, sei quadri con im-peratori,dodiciconpaesaggieottoquadricondiversisanti 53 .Nell’ottobre 1638 nell’inventario di Lelio della Cava, no-bilediCosenza,appaionoun«portiere»vecchiodipannocon 347 I BENI DELLE FAMIGLIE NOBILI E NOTABILI DI C OSENZA ATTRAVERSO GLI INVENTARI : DAL PERIODO VICEREALE ALLA FINE DEL S ETTECENTO  learmideidellaCava,unquadroconl’immaginedi  Abramo ,uno con la   Beata Vergine  , uno della   Pietà   in tela, dodici qua-dri piccoli di  imperatori  , altri dodici delle  Sibille  , uno con il ritratto di Lelio della Cava  , uno con  Nostro Signore nell’orto ,uno con l’immagine del  Crocifisso , la   Beata Vergine   e  Maria  Maddalena  , uno con la   Madonna  ,  Nostro Signore   e  SanGiovanni Battista  , dodici quadri in tela con gli  imperatori a cavallo , gioielli e corredo 54 . Nell’inventario del settembre1639 di Pietro Cavalcanti, appartenente a una delle famigliepiù ricche di Cosenza  55 , è invece indicata la provenienza da Roma di quattro quadri di tela con diverse immagini, sonopoi menzionati i seguenti dipinti: la   Madonna del Carmine  ,due piccoli con la   Vergine  , uno piccolo del  ricco Epulone  ,  SanTommaso d’Aquino ,  San Filippo ,  San Carlo ,  San Giovanni Battista  ,  Maria Maddalena  ,  Santa Caterina da Siena  ,  SanFrancesco d’Assisi  ,  San Francesco di Paola  ,  la testa di SanGiovanni Battista  ,  Sant’Antonio di Padova  , «Cristo Bambinosopra la Croce, un altro in rame con Cristo, un altro similecon sua Madre» e infine uno con  Giuditta  , oltre ad argenti egioielli 56 .L’anno seguente nel novembre 1640, abbiamo l’inventa-rio dei beni di Mario Dattilo, dove sono registrati un para-mento di damasco rosso e «amariglio» (ovvero giallo) in qua-rantacinque pezzi, quattordici quadri di paesaggi, due quadricon le figure di Venere e gioielli 57 . Anche i gioielli appaionosempre più spesso come in un inventario di beni del marzo1643diAntonioGrimaldi,cheoltreaigioielli,possedevadue«portieri» di mezzo damasco color turchino con panni di se-ta e di tela turchina, trenta quadri di santi tra piccoli e gran-di, parte con cornici e parte senza  58 .Il soggetto di alcuni dipinti di carattere laico inizia a esse-re ricorrente in diversi inventari dell’epoca come quello degliimperatori. Nel giugno 1645 l’ Utroque Jure Doctor   PompeoSambiase confermava la donazione fatta nel 1636 a suo figlioBernardino di tutti i beni mobili esistenti nella sua casa tra iquali «12 quadri di imperatori, 12 di paesaggi, due scudi diarme, unalbero genealogico dellafamigliaSambiase con cor-nice dorata, e molti libri» 59 . L’albero raffigurante la genealo-gia della famiglia da allora costituirà un elemento costantenelle dimore di molte famiglie nobili cosentine.DobbiamosegnalarecheaCosenzasiverificaronodueim-portantiavvenimentinellaprimametàdel‘600, chedovette-ro avere qualche influenza sulla conservazione delle opered’arte presenti nelle case della città. Il primo fu il terremotodel 1638 che distrusse o danneggiò molti fabbricati, quali ilcastellosvevodelqualecrollaronoalcunetorri,ilCollegiodeiGesuiti, chiese ed altri edifici importanti. Ovviamente anchele dimore patrizie subirono notevoli danni 60 . Il secondo av-venimentofuronolerivoltedeglianni1647-1648che,sesal-varono dal saccheggio alcune case, non impedirono che mol-ti nobili venissero taglieggiati e quindi costretti a disfarsi dialcuni arredi per far fronte alle minacce di morte che ricevet-tero in quell’epoca. Non sono rimaste testimonianze che de-scrivano minutamente questi ultimi episodi, ma qualche ri-cordo in merito le fonti ce lo hanno lasciato 61 . Anche delle famiglie di nobiltà non ascritta al sedile diCosenza resta una traccia del loro  status   nei documenti deltempo. E’ il caso di Luca Antonio Paladino che nel febbraio1640 lasciò le sue  armi   scolpite nel marmo, oltre a dieci qua-dri con diverse immagini 62 .Nel novembre 1646 tra i beni di Carlo Ciaccio sono regi-stratidieciquadriinteladidiversisanti,oltreaseiquadriconlo stesso soggetto 63 .Più ricca appare la disponibilità di beni di FabioPassalacqua, anch’egli nobile cosentino; nell’inventario  post mortem  dell’ottobre 1648 sono menzionati due «portieri» didamasco «in seta e capisciola turchini», due «portieri» di vel-luto verde, quindici quadri con i misteri del SS.mo Rosario,un quadro con l’ Ecce Homo , uno con la Madonna e ilBambino,dieciquadriconpaesaggi,unGesùnell’ortoinora-zione, un San Bruno, un Crocifisso su tavola, un quadro conpastori e animali, due quadri grandi «antichi fatti a sguazzo»e argenti vari 64 .Come già sopra osservato, con il trascorrere del tempo la descrizione dei beni diventa più precisa e talvolta sono indi-cate anche le misure.Nell’inventario del 15 marzo 1649 dei beni di GiovanBattista Migliarese, nobile cosentino, sono elencati un ritrat-to del defunto, un quadro piccolo con Gesù che porta la Croce, dodici quadri di diverse pitture con diversi avveni-menti di 4 palmi l’uno, otto «portieri» dei quali quattro dicuoio e quattro in panno verde, oltre a oggetti d’oro e d’ar-gento 65 .Tra i documenti esaminati abbiamo anche inventari dipersone provenienti dalla provincia. E’ il caso di AgneseBonventre 66 , che lasciò nel settembre 1650 undici quadri tra grandiepiccolididiversisanti,nove concornicidorateeduecon cornici nere, e cioè San Domenico, San Pietro, e la Madonna con Bambino 67 .Diego Caputo 68 , morto nel giugno del 1655, lasciava i se- 348 A MEDEO M ICELI DI S ERRADILEO
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