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Olimpia Stadion

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Fabrizia Morandi Berlino
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  Opera: Olympiastadion-Berlino, 2000-2004Progetto: gmp - Von Gerkan Marg & Partner  ARCHITETTURA  DI FABRIZIA MORANDIFOTO/PHOTOS: MARCUS BREDT, BERLINHEINER LEISKA, HAMBURGFRIEDRICH BUSAM, BERLIN 1936, gli effetti spettacolari ed anche intimidenti, che si provanotuttora davanti all’ingresso ai campi di atletica, un portale in pie-tra che è quasi un’apparizione assiro-babilonese, come unmonumento funerario, si possono comprendere appieno soltantose si conoscono i film di Leni Riefenstahl, la regista più modernadell’epoca. Incaricata dal Führer per dei prodotti che rappresentassero,come poi divenne il titolo di uno dei suoi film, quel “Trionfo della volontà”, marchio del nazismo, che fosse di costruzione o didistruzione, di superamento o di caduta.L’Olympiastadion è oggi contemporaneamente il luogo di unadoppia suggestione di massa: èil luogo simbolo dello sport nella giovane Germania nazistaestetizzato dalla Riefenstahl in “Oympia 1 -Festa dei popoli eOlympia 2- Festa della bellezza” e trasmesso dalla neo-nata tele- visione tedesca nel 1936, e contemporaneamente è il modernostadio restaurato entrato nelle case di tutti gli appassionati di cal-cio che hanno seguito i campionati del mondo del 2006. Dopo la riunificazione della Germania il Land Berlino si assunse laresponsabilità della conservazione dello stadio e di tutto il com-prensorio circostante sottoponendolo a vincolo “conservativodella sostanza storica”. Quasi 10 anni (dal 1991 al 1998) sono tra-scorsi alla ricerca di concetti alternativi di restauro e rifunzionaliz-zazione dello stadio e del suo circondario, di ben 131 ettari.Icriteri che ispiravano il bando di concorso indetto nel 1998, perquanto riguardava l’edificio dello stadio, ponevano particolareattenzione alla copertura delle tribune, un provvedimento irrinun-ciabile prescritto dalla nuova normativa della FIFA. Questa nondoveva aggredire o imporsi sull’edificio, soprattutto doveva per-mettere allo sguardo dello spettatore anche quelle prospettivelunghe verso l’esterno; le tribune infine dovevano conservare la SUGGESTIONE DI MASSE: L’OLYMPIASTADION DI BERLINO  MASS GRANDEUR: THE BERLIN OLYMPIASTADION  Lo stadio olimpico di Berlino costituisce insieme al parco che locirconda e al campo sportivo del Reich uno dei più importantiimpianti sportivi d’Europa. Sottoposto a vincolo paesaggistico edambientale condensa in un sol luogo la storia dell’edilizia dellaprima metà del XX secolo: l’età imperiale, la repubblica di Weimar, il nazionalsocialismo. L’architetto Werner March progettò questo complesso negli anni’30. Dopo la guerra e la spartizione della città in settori,l’Olympiastadion rimase a Berlino ovest, come tante architetturedense di storia ingombrante, come un transatlantico in avaria.Impressionante nelle dimensioni, geniale nella forma, col campoaffossato come oggi è moderno pensare, ed un perimetro rego-lare: un anello porticato di blocchi di pietra naturale, illuminatoda fiaccole poste sul lato interno delle colonne a sezione qua-drata. Intorno, ordinati rigidamente secondo assi e prospettive sisusseguono prati, piscine e campi di atletica, torri e statue di pie-tra dell’artista Joseph Wackerle.Il fascino e l’imponenza che questo impianto sportivo potevaesercitare sul mondo convenuto a Berlino per le olimpiadi del febbraio-marzo 2007 FRAMES 71 1. (Foto: Heiner Leiska, Amburgo)2. (Foto: Marcus Bredt, Berlino) 1.  (Photo: Heiner Leiska, Hamburg)2.  (Photo:Marcus Bredt, Berlin) 12  d’acciaio posti in asse sui preesistenti pilastri in pietra calcarea verso l’esterno distribuiscono il peso della copertura sulla strutturapreesistente.Lo scarico delle acque piovane avviene per mezzo di pompe adalta pressione attraverso parte dei pilastri esterni. Lastruttura portante della copertura è rivestita sulla faccia supe-riore ed inferiore da una membrana di 27.000 mq in fibra di vetrorivestita in politetrafluoroetilene (teflon). La membrana inferiore amaglie più larghe, consente di vedere attraverso la filigrana illu-minata della costruzione, e permette la trasmissione della luceerogata dalle file delle tribune e dei suoni trasmessi dagli altopar-lanti. La struttura è dotata di dispositivi di aggancio per riflettori,altoparlanti, centraline di comando e passerelle percorribili daitecnici. Lo stadio stesso è un oggetto luminoso nella notte, che si servedella luce artificiale per effetti speciali che lo rendono riconosci-bile attraverso un marchio inconfondibile: il “ring of fire” la suamolteplice particolare aura luminosa.Lo studio gmp architetti con lo studio di ingegneria Krebs e Kieferelo studio Schlaich, Bergermann e Partner di Stoccarda per lamembrana di rivestimento, hanno ricevuto nel 2004 lo“Stahlbaupreis” una delle più antiche onorificenze conferite inGermania nel campo delle costruzioni. Queste in sintesi le moti- vazioni della giuria: “Singolarità del progetto è la convergenza diuna serie di parametri fatti di sport, monumentalità e storia tede-sca tradotti in un linguaggio coerente che risponde alle attualiesigenze di una moderna arena sportiva.” The Berlin Olympic Stadium, together with its surrounding park-land and the sports field of the Reich is one of Europe’s most significant sports complexes. Bound as closely as it is to its land-scape and environment, this one place encompasses the entire history of building in the first half of the 20th Century, from the Imperial age, through the Weimar Republic to National Socialism. The architect Werner March designed the complex in the 1930s.  After the War and the partition of the city into different sectors,the Olympiastadion became part of West Berlin as did much of that era’s architecture, weighed down by its historical legacy, likeamassive ocean liner cast adrift. Its sheer size is impressive and its form graceful, with its sunken arena, still thought moderntoday, and regular perimeter: a ring of colonnaded blocks of  natural stone lit by torches placed on the inside faces of thesquare cross-sectioned columns. Around this, strictly arranged according to the direction and prospect are lawns, swimming pools and athletics fields, towers and stone statues by the artist  Joseph Wackerle.The fascination and the power this sports colossus had over the people from all over the world, gathered together for the spec-  ARCHITETTURA  geometria data.Il progetto vincitore del concorso degli architetti von Gerkan,Marg e Partner sotto la direzione di Volkwin Marg e HubertNienhoff ha preso in considerazione l’Olympia Stadion non comeun “solitaire” ma come parte centrale di un’opera complessa. Gliinterventi di ristrutturazione previsti riguardavano:1.indagine sulle parti danneggiate e restauro2.ristrutturazione dell’anello delle tribune superiori destinate agli spettatori e costruzione ex novo della parte inferiore, con l’ag-giunta di 100 logge VIP con accessi particolari ai garages (630 posti), e spazi per la gastronomia 3.risanamento, modernizzazione ed ampliamento degli impianti sportivi4.adeguamento delle zone destinate ai media5.costruzione della copertura delle tribune6.costruzione integrata di un sistema di illuminazione e di inso-norizzazione7.nuova costruzione di spazi sotterranei, accessi, centrali tecni-che, approvvigionamenti.Decisivo per l’affidamento dei lavori allo studio gmp fu appuntola soluzione della copertura, che lascia aperte prospettive ampie verso la porta Maratona che dallo stadio apre un campo lungoalla vista che spazia fino ai Campi di Maggio verso l’alta torredove si conserva la campana olimpica. Inoltre i lavori, comespesso si richiede a Berlino, dovevano essere svolti senza inter-rompere le attività sportive.Nonostante il massiccio aspetto esteriore, fedele al diktat della“Berlino di pietra” e alla tradizione dell’antichità classica, lo stadioècostruito in una struttura leggera di cemento armato. La struttu-ra delle tribune dell’anello superiore, eccetto la tribuna d’onore èstata conservata e completamente restaurata. Il restauro della tri-buna sottostante era impossibile per motivi economici, perciò èstata sostituita da una nuova costruzione. In questo modo, il livel-lodel campo di calcio è sprofondato di 2,65 metri e con l’elimi-nazione della pista per la corsa si è avvicinato ancor più il pubbli-coal campo, guadagnando ben due file, equivalenti a circa1.600 posti a sedere. Lo stadio ha in tutto circa 75.000 posti.Laconcezione della copertura si armonizza con l’idea anticadello stadio, il cui tetto è il cielo. Una leggera costruzione diacciaio, che si eleva di poco al di sopra del profilo del cornicio-ne esterno, leggera, orizzontale che non deborda oltre il perime-tro dell’edificio. La costruzione, un traliccio di tubi metallici, hauna portata di circa 68 metri, rastremata sui bordi, in particolaresuquello esterno, in modo che il coronamento superiore dellostadio conservi la sua dominanza .L’asse urbanistico, che dalla piazza olimpica di fronte all’ingressoest si allunga fino alla torre campanaria, (ingresso ovest) vieneaccentuato dall’apertura lasciata dalla copertura. Per ottenerequesto effetto, invece di progettare un anello completo è statopensato un leggero traliccio in acciaio rivestito da una membra-na traslucida come una pelle che avvolge la struttura sia nellaparte superiore che in quella inferiore. Per ridurre l’impedimentoalla visuale degli spettatori, i 20 esili pilastri di sostegno in acciaioappoggiati all’anello superiore delle tribune sono posti più indietropossibile per non impedire la visuale ad una distanza l’uno dall’al-tro che va da 32 a 40 metri; sono alti 8,50 metri e si assottiglianoda 35 cm di diametro a 25 al piede di forma conica. 132 pilastri  ARCHITETTURA  33.(Foto: Marcus Bredt, Berlino) 4. (Foto: Friedrich Busam, Berlino) 3.  (Photo:Marcus Bredt, Berlin) 4.  (Photo: Friedrich Busam, Berlin) 4   metres high and the diameter shrinks from 35cm to 25cm at theconically shaped foot. 132 steel columns placed in line with theexisting limestone columns towards the outside distribute the wei-ght of the roof over the srcinal structure. Rainwater is disposed of by high pressure pumps that direct it over part of the exterior columns. The bearing structure of the roof is covered on both its upper and lower surface by a 27,000 m2 Teflon-covered glass fibre mem- brane. The illuminated filigree of the structure can be seen thou-gh the lower membrane which has a more open mesh, whichalso allows light from the rows of seats and sound from the loud-speakers to be transmitted. The structure is also equipped withsupports for spotlights, loud speakers, illuminated, using artificial light for special effects, creating for itself, with its unique luminousaura, an unmistakable brand image as “ the ring of fire”. The gmp architects together with the engineers Krebs and Kiefer and Schlaich, Bergermann and Partner of Stuttgart, for the cove- ring membrane, received the 2004 “Stahlbaupreis”, one of Germany’s most prestigious architecture prizes. To summarise the jury’s verdict: “A uniqueness of design and the convergence of aset of parameters comprising sport, monumental architectureand German history, translated into a coherent language capa- ble of meeting all the demands of a modern sports arena.”  ARCHITETTURA  tacular and intimidating events of the 1936 Olympics, can still befelt today, as you approach the entrance to the to the athleticsfield, a huge stone portal that is almost Babylonian in style, like afuneral monument, that only those familiar with the films of Leni  Riefenstahl, the most avant-garde director of that era, can fully comprehend.  Hitler gave Riefenstahl the job of producing works that, as the titleof one of her the films proclaims, would represent “The Triumphof the Will”, the Nazi trademark that encompassed both con-struction and destruction, victory and defeat.Today the Olympiastadion represents the concept of mass gran-deur in two ways, firstly it remains the symbolic home of sport ido-lised by the young Nazi Germany, turned into art by the cinema-tography of Riefenstahl in “Oympia 1 –Fest der Völker (Festival of the Nations) and Olympia 2- Fest der Schönheit (Festival of  Beauty) and transmitted on the fledgling German TV service in1936, while the modern restored stadium has entered the houseof those millions of football fans who followed the 2006 World Cup.  After the reunification of Germany, the Berlin “Land” took over  responsibility for preserving the stadium and all the territory around it slapping a conservation order on it as a place of major  historic interest. Nearly ten years were spent, from 1991 to 1998,exploring alternative concepts for restoring the stadium and ren-dering it and the 131 hectares surrounding it functional again.The competition launched in 1998 for the restoration of the sta-dium itself set design criteria that placed particular emphasis onthe roofing for the stands, a compulsory element of the new FIFA regulations. This must not conflict with the architecture of the exi-ting stadium or be too imposing and above all, it must allow thespectators to continue enjoy wide-ranging views of the area out-side, and finally, the stands would also have to retain their srcinal geometry.The winning project from von Gerkan, Marg and Partner under the management of Volkwin Marg and Hubert Nienhoff approa-ched the design concept of the Olympiastadion not as a singleisolated structure, but as the central theme of a complex work.The restoration work involved:1.investigating the damaged areas and the ways of restoring these2.rebuilding the upper ring of stands for spectator seating and  building the lower part from scratch with the addition of 100 VIP boxes with their own access to the garages (630 places) and hospitality areas 3.restoring, modernising and extending the sporting facilities and equipment  4.equipping the areas set aside for the media5.constructing a new roof for the stands6.building integrated lighting and sound systems7.new structuring of the underground spaces, accesses, techni-cal and storage areas. It was the gmp partnership’s solution for the roof that proved thedeciding factor in their winning the contract. Their design leavesthe aspect towards the Marathon Gate wide open, which, fromthe stadium offers undisturbed views as far as the Maifeld and the high tower which houses the srcinal Olympic bell. As is often thecase in Berlin, all this work had to go on without interrupting any of the sporting activities. Despite its massive exterior aspect, faithful to the diktat of Berlinas “the word in stone” and to the traditions of classical antiquity,the stadium structure is actually quite light, built of reinforced concrete. The structure of the upper ring of the stands, except for the “tribune of honour”, has been preserved and completely  restored. The lower ring of the stands was impossible to restore inthe same way because of the economic costs involved and thiswas replaced with a new structure. The football pitch was lowe- red 2.65 metres and the running track removed, bringing thespectators closer to the action on the pitch and gaining two more rows of seating, with space for about 1,600 extra places.The stadium now seats nearly 75,000 people.The concept of the roof harmonises with the classical idea of astadium, its roof being the open sky. It is a light construction insteel, only slightly raised above the level of the exterior cornice, it is also very light horizontally, not projecting beyond the building perimeter. It is constructed as a lattice of metal tubes with a reach of 68 metres, tapering towards the edges, particularly theexterior ones, so that the upper crowning of the stadium retainsits dominance.The main thoroughfare that stretches from the Olympic Squareopposite the eastern entrance, stretching as far as the bell tower at the western entrance, is accentuated by the openness of the roof. In order to obtain this effect, instead of designing a com- plete ring, it has a light steel latticework covered by a translucent  membrane, like a skin enveloping both the upper and lower  parts of the steel structure. To avoid blocking the spectators’ view,the 20 slim steel support pillars that rest on the upper ring of thestands have been placed as far back as possible, and the distan-ce between each one is from 32 to 40 metres. They are 8.5 74 FRAMES febbraio-marzo 2007 5. (Foto: Heiner Leiska, Amburgo)6. (Foto: Heiner Leiska, Amburgo)7.(Foto: Heiner Leiska, Amburgo) 5.  (Photo: Heiner Leiska, Hamburg)6.  (Photo: Heiner Leiska, Hamburg)7.  (Photo: Heiner Leiska, Hamburg) 576
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