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Percorsi di lavoro autonomo e integrazione degli immigrati

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Percorsi di lavoro autonomo e integrazione degli immigrati Il presente saggio analizza la connessione fra attività autonoma e integrazione degli immigrati, concentrandosi in particolare sugli aspetti maggiormente sociali di quest’ultima. Presentando
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  0    Percorsi di lavoro autonomo e integrazione degli immigrati Giacomo Solano in Sociologia del Lavoro, n.138/2015  1    Percorsi di lavoro autonomo e integrazione degli immigrati Giacomo Solano *   Introduzione Il tema del lavoro autonomo degli immigrati ha riscosso ampio interesse nella letteratura 1 , ma poche volte la relazione fra percorsi di lavoro auto-nomo 2  e integrazione degli immigrati è stata analizzata in profondità (Storti, 2007). Questa relazione non è quindi totalmente chiara e la connessione tra le due dimensioni sembra complessa e non univoca (si veda §1.3). Proprio  per la complessità di tale rapporto, l’imprenditoria sembra un punto di vista interessante per studiare alcuni specifici percorsi di integrazione. L’obiettivo del presente testo è quindi esaminare nello specifico questa re-lazione, studiata in letteratura soprattutto in riferimento al caso nordameri-cano e/o limitatamente a ll’aspetto  economico (e quasi esclusivamente da un punto di vista quantitativo). Molto spesso l’aspetto più soggettivo (la percezione da parte dell’imprenditore ) è stato trascurato a favore di dimensioni più oggettive (il reddito, per esempio) che talvolta non colgono gli aspetti più profondi del processo di integrazione. Infatti, non è mai stato approfondito il fatto che l’attività autonoma degli immigrati possa avere un effetto che va al di là del mero miglioramento economico individuale (Zhou, 2004). Sembra pertanto utile esaminare questa relazione in un contesto italiano e non facendo riferimento esclusivamente alla sfera economica ma prenden-do in considerazione le dimensioni più personali del processo di integrazio-   *  Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Milano-Bicocca. E-mail: g.solano1@campus.unimib.it. 1  Per una puntuale rassegna della letteratura si veda: Ambrosini, 2011.  2  Nel corso del testo verranno utilizzati come sinonimi i termini “ lavoratore autonomo ”  e “ imprenditore ” , pur essendo consci della differenza fra i due vocaboli. In generale, al di là delle definizioni giuridiche e dell’Istat (per la quale l’imprenditoria è una particolare forma di lavoro autonomo), con i termini imprenditore e lavoratore autonomo si intenderà una qualsiasi persona «che gestisce un’impresa con dei collaboratori o che svolge un’attività con un certo grado di autonomia sul mercato» (Codagnone, 2003, p. 34).  2   ne (esaminandole con un approccio maggiormente qualitativo). Il presente contributo non si focalizzerà quindi sull’integrazione tout court ma piutto-sto sugli aspetti più strettamente sociali e sulla rappresentazione che gli immigrati forniscono (e percepiscono) di se stessi dopo essere diventati im-prenditori (si veda §2.1) . Altro elemento di novità del saggio è l’analisi di tale connessione anche alla luce dei differenti tipi di attività autonoma (cfr. par. 2), per capire se si riscontrano delle differenze riguardo all’argomento studiato : l’atti vità auto-noma degli immigrati è, infatti, un fenomeno che “ racchiude ”  diverse espe-rienze e tipi di attività (Ambrosini, 2011). Per quanto riguarda la struttura del saggio, nel primo paragrafo verrà in-nanzitutto illustrato l’approccio teorico  utilizzato, per poi focalizzarsi sulle varie dimensioni del concetto di integrazione e riassumere il contributo dei precedenti studi sul fenomeno in oggetto. Successivamente, nel secondo paragrafo, i risultati di una ricerca svolta a Genova saranno presentati in modo da fornire alcuni spunti per comprendere meglio la relazione fra atti-vità autonoma e inserimento degli immigrati. 1.   Quadro teorico di riferimento e ricerche precedenti 1.1    Azione economica e inserimento sociale Sfera economica e realtà sociale sono profondamente connesse. L ’azione economica è socialmente situata e fortemente radicata nel conte-sto. Il concetto di embeddedness  (Polanyi, 1957; Granovetter, 1985) si rife- risce proprio al fatto che l’azione economica non è solo basata su ragioni individualistiche e meri calcoli economici, ma la realtà sociale (norme, mo-delli di comportamento, abitudini, reti sociali), in cui gli individui sono in-seriti, influenza i comportamenti e le scelte degli stessi: «le preferenze eco-nomiche non possono essere compresi come funzioni di utilità di attori a-tomizzati (così come viene assunto da ll’economia neo -classica) ma dipen-dono strettamente dai contesti sociali diversi in cui gli attori operano, intesi come reti di interazione sociale e come istituzioni, norme e abitudini sociali, politiche, cognitive e culturali» (Mingione, 2004, p. 119). Se la vita economica è embeddeded   in quella sociale, in un certo qual modo anche la sfera economica influenza quella sociale. Come già eviden-ziato, per esempio, da Simmel e Weber (si veda: Jedlowski, 2000), vi è  3   un’ influenza reciproca fra le due, che quindi si condizionano vicendevol-mente (Herman, 2011). Attraverso l’attività economica , gli imprenditori possono quindi avere differenti esperienze, sviluppare nuove relazioni e modificare i rapporti precedenti. Le interazioni che gli imprenditori sviluppano per lavoro pos-sono quindi mutare anche la loro sfera sociale (relazioni, reputazione, ecc.) e ciò può favorire percorsi di integrazione nella società di immigrazione. 1.2 Il concetto di integrazione Analizzando la relazione fra imprenditoria e integrazione degli stranieri occorre focalizzarsi sul concetto di integrazione. Questa nozione, come al-tre nelle scienze sociali, è stata oggetto di profondo dibattito e differenti in-terpretazioni. Nel definire il termine integrazione, si cercherà innanzitutto di fornire una definizione la più distante possibile da quell’accezione ass i-milazionista in cui spesso, anche involontariamente, si finisce per cadere. L’integrazione è un processo dinamico, complesso continuo e bilaterale, che comprende cioè due parti che si relazionano fra loro: la società di arrivo e l’immigrato (Cellini e   Fideli, 2002). La sua “buona riuscita” dipende dalla capacità sia della società di arrivo sia dei migranti di confrontarsi e intera- gire. L’integrazione può essere quindi vista   come «un’interazione positiva (…)   fondata sulla parità tendenziale di trattamento e sull’apertura reciproca tra società riceventi e cittadini immigrati» (Storti, 2007, p. 38). Pennix e Martiniello (2007) propongono una definizione che si confà perfettamente agli obiettivi del presente articolo: integrazione come «processo del diveni-re una parte accettata della società» (p. 33). Per operativizzare tale nozione le precedenti ricerche (per esempio: Zin-cone, 2001 e 2009; Golini, 2006; Cesareo, Blangiardo, 2009; CNEL, 2012) hanno utilizzato batterie di indicatori (raccolti attraverso un questionario con domande a risposta chiusa o utilizzando fonti statistiche). Tali indicato-ri sono rilevanti ma non colgono uno degli aspetti fondamentali del proces-so di integrazione, e cioè le percezioni e il vissuto personale degli immigra- ti. Se l’integrazione implica il divenire (e il sentirsi) una parte accettata de l-la società appare allora fondamentale tenere maggiormente in considera-zione la percezione che hanno gli imprenditori della propria condizione.  4   1.3 Attività autonoma e integrazione degli immigrati Parlando di integrazione e attività autonoma, la prima è stata per lungo tempo considerata un prerequisito per la seconda e numerose ricerche han-no sottolineato come solitamente gli immigrati avviino un’attività auton o- ma dopo qualche anno dall’arrivo nel paese di immigrazione , avendo già una buona conoscenza della realtà in cui avviano il business , etc. (si veda sul caso italiano la recente ricerca di Chiesi et al ., 2011). A questa visione si è affiancata nel tempo anche una che  pone l’accento  sul fatto che la scel-ta imprenditoriale può comportare anche una maggiore integrazione (è su questa seconda direzione che si focalizzerà il presente saggio). A proposito dell’influenza dell’attività sull’integrazione degli imprenditori, si possono rilevare due visioni contrapposte: una ravvisa nell’attività indipendente un processo di miglioramento e di integra zione dell’immigrato; l’altra invece sottolinea maggiormente la marginalità e la scarsa redditività di alcune e-sperienze, se non di una gran parte di queste (si vedano: Kwok Bun e Jin Hui, 1995; Brettell e Alstatt, 2007). Più nello specifico, r iguardo all’ambito lavorativo , molti studiosi hanno evidenziato che attraverso il lavoro autonomo l’immigrato riesce a uscire dalla classica tipologia di lavoro (dipendente) dirty, dangerous, and de-manding , solitamente gli unici posti di lavoro accessibili ai nuovi arrivati (Ambrosini, 2011) . Uno dei motivi per cui l’ immigrato diventa lavoratore autonomo sembrerebbe essere quindi l’insoddisfazione per il lavoro a cui può ambire, come sostenuto dalla teoria della mobilità bloccata (Light e Gold, 2000). Il maggior problema non sarebbe perciò ottenere un lavoro, come invece sostenuto dalla teoria dello svantaggio (Jones e Ram, 2003), ma di trovarne uno consono alle proprie competenze. Alcuni studi recenti (Reyneri e Fullin, 2008 e 2011) hanno supportato questa tesi per i paesi dell’Europa meridionale, evidenziando che in questi gli immigrati presen-tano tassi di disoccupazioni molto simili agli autoctoni ma svolgono ten-denzialmente lavori poco qualificati. Dal punto di vista delle relazioni sociali, l’attività autonoma sembrere b-  be un’occasione di promozione sociale e/o una  strada per uscire da quel co-no di invisibilità (in termini di diritti, problematiche e percorsi positivi) e allo stesso tempo di ipervisibilità negativa a cui sono condannati tutti gli immigrati, incrinando gli stereotipi (spesso negativi) sugli immigrati (Fieri, 2005). Si può pertanto riscontrare a livello generale una crescita in termini di esposizione “positiva” e di visibilità sociale e conseguente aumento di interazioni con gli autoctoni (in particolare con la clientela, anche se è pur vero che spesso i clienti possono essere altri immigrati), che può contribui-
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