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L'esperienza religiosa per un'etica della relazione

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L'esperienza religiosa per un'etica della relazione
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  1 Tesi di laurea di Relatrice Giuseppe Turrisi Rosa Maria Lupo 0592472   Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale Corso di Laurea in  Filosofia  Dipartimento di Scienze Umanistiche L’ESPERIENZA RELIGIOSA PER UN’ETICA DELLA RELAZIONE  Na ṣ r Ḥāmid Abū Zayd e Richard Kearney in dialogo ANNO ACCADEMICO 2014 - 2015  2  Non attender che Dio su te discenda e che ti dica: Sono. Senso alcuno non ha quel Dio che afferma l'onnipotenza sua. Sentilo tu, nel soffio ond'ei ti ha colmo da che respiri e sei. Quando, non sai perché, ti avvampa il cuore, è Lui che in te si esprime. (Rainer Maria Rilke,  Dio )    3 Indice Introduzione …...………………….……………………………………………………… ..4   Capitolo I Sé è altro . ………………………………………………………………………………… ...7 1 .1 Il muro e lo specchio..………………………………………………………………...8 1.2 L’indifferenza…………………………………………………………………………9  1.3 Indifferenza, senso e fondamentalismo…………………………………………… ...10 1.4 Origine dei fondamentalismi………………………………………………………...12   1.5 Filosofia e religioni……………………………………………………………….....13  1.6 Il mondo greco: mito e logos ………………………………………………………..14   1.7 Il mondo cristiano: tra fede e sapere………………………………………………...15   1.8 La modernità tra autonomia e trascendenza…………………………………………17   1.9 L’epoca contemporanea: che senso ha?................................. .....................................18 Capitolo II Filosofia e religioni: prove di dialogo ……………………………….…………………..19  2.1 Na ṣ r Ḥāmid Abū Zayd:   Testo sacro e libertà ………………………………………20  2.2 Richard Kearney:  Ana-teismo …………………………………………………… . …26   Capitolo III Identità aperta ed etica della relazione …………………………………..…………….. 38 3.1 Dalla ricerca di senso all’etica della relazione………………………………………39  3.2 Etica della relazione come etica della comunicazione ………………………………44   Bibliografia ………...…………………………………………………………………….47    4 INTRODUZIONE  Il presente elaborato si propone come riflessione su l problema dell’incontro con l’a ltro, e in particolare declina la questione nell’ambito dell’a ltro “ religioso ” . La scelta di analizzare questo tema nasce dall’esigenza di immaginare la disciplina filosofica come attitudine che  possa offrire spunti di riflessione teorico/pratica in grado di orientare le nostre scelte in modo fondato e c onsapevole. Il “  problema dell’a ltro ”  è, in una società sempre più globalizzata,una questione che si pone immediatamente per chiunque, a partire sin dai più semplici momenti di vita quotidiana. La filosofia, in tal senso, non può ritrarsi in se stessa e ha il compito di impegnarsi nel tentativo di individuare e proporre soluzioni ai conflitti interni ed esterni che viviamo. Scendendo in un terreno dilaniato dai dissidi etici, culturali e religiosi, la missione della filosofia diviene quella di aprirsi al mondo e offrire, attraverso la necessaria distanza critica dall’oggetto  preso in esame, un punto di vista capace, grazie l’uso della ragione naturale, di avvicinare le parti , rifuggendo così qualsiasi deriva autoritaria. Lo sfondo nel quale ci muoviamo, e dal quale sono tratte le linee guide del presente studio, pone particolare attenzione al concetto di “relazione”. L’intera vita umana, sin dalla sua nascita e fin nelle sue più intime esperienze, è relazione. Siamo gettati in un universo relazionale. Immaginare, ri-pensare e ri-definire il concetto di relazione sono il contributo concreto che il pensiero filosofico può offrire. La via razionale, caratteristica della filosofia, non può che incontrare l’esperienza religiosa . Entrambi gli ambiti, quello filosofico e quello religioso, vivono infatti di forme specifiche di relazione: con il mondo e con gli altri esseri umani il primo, con il sacro e con gli altri credenti il secondo. Il concetto stesso di fede, elaborato dai grandi monoteismi  –   da un punto di vista cronologico dal l’ebraismo  per primo  –  , fa riferimento non solo alla relazione con Dio, ma più nello specifico impone di assumere una prospettiva che costringe a comprendersi  –   comprendere la propria identità  –    a partire dall’altro. È  possibile pensare in termini relazionali anche l’approccio  che instauriamo con i testi;  per comprendere l’importanza della dimensione relazionale, basti ricordare come questa diventi una chiave metodologica essenziale quando abbiamo a che fare con testi a carattere religioso come la  Bibbia  o il Corano . In questo senso, se la dimensione relazionale esperita è quella “legalistico - letteralistica”,  tipica dei vari fondamentalismi, la tragicità degli avvenimenti odierni è monito e pungolo  5  per chiunque voglia im  pegnarsi in un’accurata  riflessione. L’a ltro con il quale entriamo costantemente in contatto, rappresenta dunque un concetto incarnato che avvolge tanto la sfera dell’indagine filosofica, quanto quella dell’esperienza religiosa.   Incontrare l’a ltro è  possibile, a mio avviso, solo partendo dalla propria identità. Si rifletterà allora su ciò che si scoprirà essere la relazione inscindibile, srcinaria e dialettica sé/altro. Obiettivo del mio scritto è, pertanto, quello di tentare di individuare la corretta definizione di sé che possa permettere la migl iore relazione possibile con l’a ltro; poiché ciò sembr  a tanto più difficile quando l’a ltro è l’a ltro-religioso, la scelta dello spazio religioso come terr  eno d’incontro dell’a ltro, costituisce un momento decisivo e privilegiato  per una siffatta indagine. Le principali guide del mio percorso filosofico/letterario sono due pensatori di ispirazione diversa: Richard Kearney e Na ṣ r Ḥāmid Abū  Zayd. Possiamo ricondurre il  primo all’area cristiana e il secondo  a quella musulmana. La scelta di un dialogo tra questi due intellettuali, nobili figli di due tradizioni che oggi sovente si vuol far passare come contrapposte, è essa stessa “epifania”  della conclusione alla quale vorrei giungere.  Na ṣ r Ḥāmid Abū Zayd  è stato un libero pensatore egiziano che ha dedicato la  propria vita alla diffusione del messaggio spirituale del Corano , le cui posizioni religiose e culturali sono più attuali che mai e meriterebbero maggiore attenzione. Il testo di Zayd  preso in esame è Testo sacro e libertà . Di Richard Kearney, attuale docente di Filosofia  pr  esso l’Unive rsità di Boston, si è scelto di analizzare il suo testo  Ana-teismo  come introduzione ad un pensiero portatore di senso profondo e capace di proporre ai suoi lettori domande e riflessioni in grado di illuminare di nuova luce questioni mai sopite . Com’è  possibile parlare ancora oggi di Dio? Cosa intendiamo con questa parola? Qual è la forma di dialogo possibile con lo straniero (ammesso che ce ne possa essere solo una o che il dialogo non conosca stalli aporetici)? Su una certa visione etica e su una particolare idea di dialogo  –   ancor di più di comunicazione  –    verte la proposta dell’elaborato che tenderà a  profilarsi lungo il suo sviluppo, per essere poi approfondita analiticamente nella parte conclusiva. Procedendo con ordine, si inizierà con un’analisi introduttiva delle varie forme che la relazione sé/a ltro può assumere, rivolgendo un’attenzione particolare all’srcine dei fondamentalismi, considerati come logiche conseguenze di un perverso rapporto con l’alterità . Verrà in seguito delineato il contributo che i due filosofi menzionati forniscono allo sviluppo del dialogo interreligioso e alla risoluzione dei problemi che questo stesso dialogo pone, dialogo dal quale non è possibile esimersi, pena il rifiorire dei fondamentalismi dei quali abbiamo tristissima testimonianza . L’elaborato si chiude, infine,

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Feb 1, 2019

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