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LA RIESPORTAZIONE DI MERCI NEL COMMERCIO DIAGONALE PANEUROMEDITERRANEO

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  LA RIESPORTAZIONE DI MERCI NEL COMMERCIO DIAGONALE PANEUROMEDITERRANEO Di Franco Potente Riceviamo spesso dagli abbonati alle pubblicazioni dell’Euroitalia quesiti attinenti le problematiche connesse alla riesportazione di merci nel commercio diagonale in ambito paneuromediterraneo; in sostanza, ci viene chiesto, dovendo riesportare tal quali merci di srcine preferenziale non europea, quali documenti di srcine potremo andare a richiedere e su quali presupposti, ossia quale documento di srcine precedente dovremo avere a disposizione. La questione è indubbiamente complessa. Per quanto gli estensori della Convenzione abbiano cercato con apprezzabile sforzo di condensare in unico articolo (art. 16 dell’App endice) tutte le svariate casistiche, le idee spesso rimangono confuse; si ha l’impressione che l’introduzione del cumulo diagonale e del certificato EUR- Med, che ne rappresenta lo strumento probatorio, non sia ad oggi stata ben “digerita” dagli operatori. Per trattare la materia, anche se ci limiteremo qui al caso della riesportazione, è necessaria una breve introduzione a carattere normativo. Come sappiamo, gli Accordi di Libero Scambio di tipo paneuromediterraneo conclusi dall’Unione (e precedentemente d alla Comunità) Europea contengono un allegato chiamato “Protocollo srcine”, che stabilisce le regole applicabili in materia di srcine preferenziale e anche, naturalmente, le condizioni alle quali è possibile rilasciare i documenti probanti: EUR 1, EUR-Med e le corrispondenti dichiarazioni su fattura ove applicabili. Alcuni Paesi, nel corso degli anni, hanno sostituito il singolo Protocollo srcine con l’Appendice alla Convenzione regionale sulle norme di origine preferenziale paneuromediterranee (GUUE L54 del 26 febbraio 2013). Per quanto riguarda l’Unione Europea, attualmente essa applica la Convenzione negli scambi con i Paesi EFTA, le Far Oer, l’Egitto, l’Autorità palestinese, i  Paesi dei Balcani Occidentali, la Moldova (dati desunti dalla tabella riepilogativa pubblicata sulla GUCE C 73 del 9 marzo 2017; ma si veda ora la tabella aggiornata pubblicata su GUUE C333 del 4 ottobre 2019); mentre negli scambi con gli altri Paesi, pur aderenti alla Convenzione, rimane applicabile il rispettivo Protocollo srcine allegato al singolo Accordo bilaterale. Cosa significa questo, concretamente? Significa che, se importo merce ad esempio dal Marocco, dovrò cercare le regole di srcine nel Protocollo UE-Marocco; se poi riesporto la stessa merce in Norvegia, le regole di srcine saranno quelle conten ute nell’Appendice alla Convenzione  (la Norvegia è Paese EFTA e SEE). Quindi, nel commercio diagonale, possiamo avere più fonti normative di riferimento, sostanzialmente analoghe, ma formalmente difformi. Un ulteriore documento, questa volta di prassi, da tener presente è la circolare 44/D dell’Agenzia delle Dogane del 1 dicembre 2006; anche se antecedente alla stesura della Convenzione, gran parte del contenuto è ancora attuale. L'altro elemento da tenere bene a mente, quando applichiamo la Convenzione (quindi negli scambi con i Paesi che abbiamo elencato più sopra) è la distinzione, sostanziale, tra gruppi di Paesi ai fini del cumulo, distinzione che si riflette anche nel caso di riesportazione. Tale distinzione si trova all’interno dei primi due paragrafi dell’articolo 3 dell’Appendice: rientrano nel par. 1 l’Unione Europea, la Svizzera, l’Islanda, la Norvegia, la Turchia (sono i vecchi Paesi paneuropei); rientrano nel par. 2 tutti gli altri Paesi (i vecchi Paesi euromediterranei più i nuovi Paesi partecip anti al processo di stabilizzazione e di associazione dell’UE , Moldova, Georgia e Ucraina). Individuare il gruppo del Paese del quale è srcinaria la merce e quello del Paese verso cui andremo ad esportare è necessario per verificare se si potrà emettere un certificato di srcine preferenziale e, in caso affermativo, quale. Avendo in mente queste nozioni di base, possiamo affrontare degli esempi concreti di riesportazione nel commercio diagonale.  Esempio 1: Cominciamo dal caso più semplice. Ho merce importata dalla Svizzera con EUR 1 e devo riesportarla in Norvegia. Consulto l’Appendice alla Convenzione, riconosco che sto (ri)esportando da un Paese art. 3 par. 1 ad un altro Paese art. 3 par. 1, quindi posso applicare l’art. 16 par. 4 lett. a) i): sulla base dell’Eur 1 rilasciato in Svizzera, l’autorità doganale unionale mi rilascerà un EUR 1. L’EUR 1 Svizzero infatti mi certifica che non vi è stato cumulo con uno dei Paesi art. 3 par.2 (in caso contrario la dogana svizzera avrebbe dovuto rilasciare un EUR-Med). Esempio 2: Ma se avessi importato la mia merce dal Marocco, di cosa avrei bisogno per riesportarla in Norvegia con EUR 1 (ovviamente indicando srcine Marocco)? Innanzitutto devo accertarmi, consultando la Tabella riepilogativa sopra citata, che Marocco e Norvegia siano legati da un reciproco Accordo di libero scambio; dopodiché, poiché la merce è srcinaria di un Paese art. 3 par. 2, andrei ad applicare l’art. 16 par. 4 lett. a) ii) e potrei richiedere un EUR 1 solo sulla scorta di un EUR-Med marocchino attestante la condizione “ no cumulation applied  ”. In questo caso, potrei anche richiedere un certificato EUR -Med all’esportazione? Sì, ma sempre e solo sulla scorta di un precedente EUR - Med: è il caso coperto dall’art. 16 par. 5 lett.a) . Ne discende che in tal caso, la mancanza di un EUR- Med all’srcine impedisce il successivo commercio diagonale in regime preferenziale. Esempio 3: Se invertiamo il flusso di traffico, la situazione, almeno dal punto di vista normativo, cambia: supponiamo di avere merce svizzera, sempre importata con EUR 1, e di doverla riesportare in Marocco. All’esportazione, la normativa di riferimento è ora il protocollo srcine UE -Marocco (GUUE L336 del 21 dicembre 2005) al cui interno la procedura di rilascio dei certificati di srcine si ritrova ne ll’art. 17. Il par. 4 dell’articolo ci dice che è possibile richiedere un EUR 1, ma solo avendo a disposizione un precedente EUR - Med “ no cumulation applied  ”); quanto all’EUR -Med, potrò richiederlo, ma pur sempre, a nostro parere (il legislatore si è dimenticato di scriverlo esplicitamente), solo sulla base di un precedente EUR-Med; è infatti impossibile rilasciare un EUR- Med senza avere contezza dell’eventuale cumulo, poiché tale indicazione è un elemento essenziale del certificato. Esempio 4: L’ultimo ese mpio riguarda un caso di commercio diagonale che coinvolge due Paesi art. 3 par. 2 dell’Appendice; immaginiamo di aver ricevuto merce dal Marocco e di volerla riesportare in Egitto. Dopo aver controllato, con esito positivo, che Marocco ed Egitto hanno stipulato un reciproco Accordo di libero scambio, potrò applicare, all’esportazione in Egitto, di nuovo l’art. 16 dell’Appendice, poiché UE ed Egitto l’hanno adottata in luogo del precedente Protocollo srcine bilaterale. Siamo qui nel caso di un’esportazione da un Pae se art. 3 par. 1 (UE) verso un Paese art. 3 par. 2 (Egitto), e la merce è srcinaria di un Paese art. 3 par. 2 (Marocco). La norma applicabile per il rilascio dell’EUR 1 è quella dell’art. 16 par. 4 lett. b), quella applicabile per il rilascio dell’EUR -Med il par. 5 lett. b): in entrambi i casi sarà necessario avere a disposizione un precedente EUR-Med. Cosa ci dice l’analisi di questi esempi, che abbiamo cercato di semplificare al massimo? Che nel commercio diagonale (quindi tra più di due Paesi) lo scambio sulla base di soli EUR 1 è possibile soltanto quando si rimane all’interno dei “vecchi “Paesi pan -europei (sostanzialmente UE, EFTA e, con le caratteristiche sue proprie, la Turchia). Ogni volta che entra in gioco un partner euromediterraneo, occorrerà avere come base di partenza un EUR- Med, che ha la funzione sia di attestare l’eventuale cumulo sia di certificare il rispetto della clausola no- drawback (cosa che l’EUR 1 emesso nei Paesi euromediterranei non fa). Vi è però un’eccezione a questa regola. I P aesi balcanici (e la Moldova), infatti, nel sostituire i propri singoli Protocolli srcine con l’Appendice alla Convenzione, hanno ottenuto una deroga, che consiste nella facoltà di rilasciare EUR 1 in luogo di EUR-Med quando il cumulo non coinvolge un partner euromediterraneo. La portata pratica di questa deroga all’art. 16 par. 5 dell’Appendice non è pacifica, ma a nostro parere dovrebbe concretarsi nella possibilità di scambiare merce nel commercio diagonale non solo con i Paesi EFTA ma anche con i Paesi partecipanti al processo di stabilizzazione e associazione sulla base del solo EUR 1. E del resto, allo stato attuale, i Paesi euromediterranei non hanno Accordi con i Paesi partecipanti al processo di stabilizzazione.  La conclusione è che, quando è previsto che le merci possano essere riesportate in ambito paneuromediterraneo, realizzando uno scambio diagonale e non unicamente bilaterale, è sempre conveniente, all’esportazione richiedere il rilascio di un EUR - Med; all’importazione, richiedere al nostro fornitore che faccia scortare le merci da un EUR-Med. In mancanza, nella grande maggioranza dei casi, in occasione dello scambio successivo non potremo richiedere una prova di srcine preferenziale. NOTA: questo articolo è stato pubblicato su EUROSCAMBI, rivista online di EUROITALIA EDITRICE.
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