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Natale tra i campanili

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Natale tra i campanili. Abbiamo raccolto una serie di testimonianze letterarie che offrono tra l'altro la possibilità di ricordare le tradizioni locali, oltre che di gustare una nota di poesia.
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  165 Natale tra i campanili Natale tra i campanili Tra le ricorrenze, il Natale ci sembra senz’altro la festa più sentita dagli autori sanseveresi, quella che ha dato linfa alle pagine più ispirate e interessanti. Pertanto, dopo aver cercato tra testi spesso poco noti, ai quali abbiamo aggiunto anche liriche mai apparse in volume, abbiamo raccolto una serie di testimonianze letterarie che offrono tra l’altro la possibilità di ricordare le tradizioni locali, quelle che purtroppo rischiano seriamente di scomparire, di fronte all’omologazione della pubblicità e della globalizzazione. Di qui i brani che seguono, scelti per la loro capacità di illuminare alcuni dei tanti possibili volti della festa più bella, quella che ci fa ritornare, almeno per un attimo, tutti bambini, un piacere al quale non si deve rinunciare, specie in un periodo come il nostro, denso di veleni di ogni genere. * * * i. Aspettando il Natale Apriamo questa piccola antologia con una lirica che Enrico Fraccacreta, classe 1956, ha scritto appositamente su nostra richiesta e che non è stata ancora inclusa in alcun volume. Prossimo Natale  è una composizione tutta permeata dal senso dell’attesa, da un bisogno di amore e di serenità interiore che solo il Natale può dare, la festa cristiana, quella vera, con quel Bambino che viene ancora tra noi. La vita quotidiana è fredda, arida, stereotipata, ma la speranza non deve mai venire meno, c’è ancora qualcosa da attendere, da cercare, per guarire dalle ferite profonde della vita.La lirica ripete e scandisce una mancanza, «Tu non ci sei/ prima di Natale», per chiudere con una nota positiva, aperta alla speranza, «le nostre vite/ che stanno già guarendo».  166 Tra storia e letteratura È una poesia, nel complesso, che contiene un’srcinale ed ispirata interpretazione della ricorrenza natalizia, riportata alla sua profonda e primitiva valenza. Prossimo Natale Sono sere piovosee vengono giù tutte le luci della città, i semafori e le macchine si muovono col trafco nei negozi, nella gente con mecompressa dagli eventi.Tu non ci seiprima di Natale, al grande crocevia mi vengono addossola pioggia, le luci delle festei bagliori delle ultime espressionipiangono tutte insieme sul tergicristalloquando si muove col solito rumoreche dice: non ci sei, non ci seiancora non ci sei.La chiave gira spegnendo il motoreaprendo la porta nella voraginedelle labbra mute bagnate di pioggiarestate fuori dalle nostre case, quando mancano pochi minuti per Teche stai arrivandoper noi che stiamo aspettandoin tutti i nostri cuori che nalmente prenderai nelle piccole mani appena nateappena cresciute, forti tantoda prendere in bracciole nostre ferite, le nostre viteche stanno già guarendo.  Enrico Fraccacreta  167 Natale tra i campanili * * * ii. La preghiera di Natale  La strada d’erba  è uno dei più bei poemetti scritti da Umberto Fraccacreta (1892-1947). Pubblicato nel 1934, nel volume  Nuovi Poemetti , racconta una delicata storia d’amore, quella tra un giovane abruzzese, rappresentante del mondo pastorale, scontto dalla storia, e la glia di un fornaio pugliese, legato alla realtà agricola. La vicenda, dopo varie traversie, sarà coronata dal lieto ne matrimoniale. Quella che riproduciamo è l’ultima strofa dell’opera. Nella notte di Natale, il fornaio, «il padrone», è al lavoro, intento a preparare il pane per il giorno festivo. Il «giovine», ossia il danzato della glia, Antonio, si è recato in chiesa con la danzata e la madre di lei. Il fornaio sente il suono delle campane, che annunciano la messa di mezzanotte, e ne resta colpito, pregando Dio che la terra di Capitanata possa sfamare tutti, anche i pastori, in una pacica coesistenza. È un inno alla pace che suggella l’opera, in nome del riconoscimento delle ragioni dell’altro, del superamento di una logica egoistica e utilitaristica.Da notare nel brano il riferimento ad un’usanza ormai scomparsa da tempo, per la quale all’alba un agnello veniva portato davanti al presepe. In questo modo si ricordava che la prima visita ricevuta da Gesù Bambino era stata quella dei pastori.  La preghiera del fornaio Era solo il padrone dentro il forno, ché nella notte il giovine alla chiesas’era già mosso con le donne; solo, solo davanti la sua amma rossa. Ma come il primo tocco udì nell’aria, una nestra aperse, e l’onda grave e lenta, sotto il mar degli astri, tuttol’avvolse. E pianse allora e, sui ginocchiripiegando, pregò: «Questa campana  168 Tra storia e letteratura ormai annunzia, o Signore, la tua nuovavenuta fra le genti; e già al presepefa la prima stazione il sacerdote cristiano nel santo sacrizio della messa. Indi al suon di cornamusa, belante a Te s’accosta nell’auroral’agnello   che più caro avesti al mondo, simbolo d’innocenza e obbedienza.E come hanno le stelle le vie azzurrenegli abissi del cielo, or fa’, Signore, che seguendo l’antica strada d’erba, dal monte alla pianura, trovi il gregge il pascolo orito alla sua fame, e pur vita il pastore, come sempredi tutti i tempi fu, su questa terragran dispensiera agli uomini di pane!» 1 Umberto Fraccacreta * * * iii. Quel Bambino nel presepe La poesia che segue è dell’avvocato Ernesto Mandes, che abbiamo già incontrato in questo libro, ed è tratta dalla raccolta  Rosai , del 1956. È una lirica semplice, tipica della produzione di questo singolare avvocato, nato a Casalnuovo Monterotaro nel 1874 e scomparso a San Severo nel 1959, innamorato dei versi, oltre che della politica. La lirica è in ottonari, articolati in due strofe, con schema ababcc , e questo spiega la musicalità della composizione, visto che l’ottonario è un verso notoriamente molto cadenzato, come tutti quelli parisillabi, del resto. Di fronte al presepe nasce un anelito di pace, un desiderio che si unisce alla richiesta di una maggiore giustizia tra gli uomini, in modo che ognuno abbia la possibilità di vivere dignitosamente. È una lirica che gli alunni delle 1  U. Fraccacreta , in  Nuovi poemetti , Cappelli, Bologna, 1934, pp. 99-100.  169 Natale tra i campanili scuole elementari potrebbero imparare procuamente, in occasione delle feste natalizie.  Natale Nel presepe illuminatoc’è un bambino senza vesti:è, stanotte, a noi calatoda le plaghe più celesti.Il suo viso è ardente face, il suo labbro dice: Pace.Pace, pace su la terraagli oppressi, ai derelitti;non più sangue, non più guerra, non più stragi, non delitti.Pace, pace: a ognuno il panepel suo povero dimane. 2  Ernesto Mandes * * * iv. Il lato in ombra del Natale Talvolta la gioia della festa lascia spazio a momenti di noia, in cui il riposo si trasforma in tristezza, malinconia. Allora lo sguardo vaga e, nel caso della lirica in questione, nisce per soffermarsi su di un vecchio ubriaco, per il quale ogni giorno è buono per alzare il gomito, Natale incluso.Edio Felice Schiavone, nato a Torremaggiore nel 1927, ha risieduto per molti anni a San Severo, prima di trasferirsi in provincia di Bari. Primario pediatra in pensione, ha sempre afancato alla sua professione l’amore per le Muse, pubblicando numerosi volumi, che si sono fregiati di positivi giudizi critici. 2  E. Mandes , in  Rosai , Leone, Foggia, 1956 2 , p. 153.
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