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Pensare la recitazione contemporanea. Il superamento della mimesis nell'occhio dello spettatore / Envisioning contemporary recitation.The eye of the spectator goes beyond the mimesis

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When formulating a theory of recitation in contemporary theatre, what we need to develop is an entirely new interpretive model, in order to frame the heterogeneity of performing practices which has been characterising experimental theatre since the
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  Pensare la recitazione contemporanea15 Pensare la recitazione contemporanea.Il superamento della mimesis nell’occhio dello spettatore di Rossella Menna La formulazione di una teoria della recitazione nel teatro contemporaneo richiede l’elaborazione di un modello interpretativo del tutto nuovo, attraverso il quale confrontarsi con l’eterogeneità di pratiche attoriali che hanno caratterizzato la scena sperimentale dai primi anni del XX secolo a oggi. L’elemento chiave di un discorso sulla recitazione è infatti la mutazione sostanziale che, a partire dai primi esperimenti delle avanguardie storiche, la relazione tra artista e spettatore ha subito a causa del superamento dell’istanza di rappresentazione in favore di una istanza di presunta realtà, autenticità, autoreferenzialità, autonomia espressiva. Gli studi sull’argomento sono fiorenti e la riflessione in merito all’oggetto recitazione avanza, ma quasi esclusivamente attraverso monografie su un singolo attore, o lavori che toccano la questione entro un quadro più ampio: si pensi alle ricerche sul postdrammatico, sulla svolta performativa del teatro, sulla drammaturgia del Novecento, sulla scrittura scenica, sullo spazio. Questo articolo si propone invece di rilanciare la questione della post-rappresentazione in una prospettiva più organica, applicando il frame  metadiscorsivo della audience reception . L’obiettivo è indagare i profondi cambiamenti che si sono prodotti nello statuto della recitazione attraverso l’osservazione delle dinamiche relazionali che legano l’artista a uno spettatore,  Parte Prima16 il cui sguardo desemiotizzante costituisce un apporto imprescindibile perché il significato di un’opera possa dirsi compiuto; aspirando a sconfinare nel reale, infatti, l’opera fonda inevitabilmente il proprio statuto artistico sull’ordine della percezione, dal momento che ‘reale’ è ciò che in quanto tale viene percepito.  Theatre of the real : teatro, performance, realtà Che la partita del contemporaneo si giochi tutta nella polarità fiction/non fiction  è un’ipotesi che assume ormai i caratteri dell’evidenza. Dallo spettacolo dal vivo all’arte visiva e al cinema: dovunque si guardi appare chiaro quanto il tempo estetico attuale sia fondato sull’esigenza dell’artista di intervenire sulla percezione, soprattutto in relazione alla sua ‘disautomatizzazione’. Farci vedere di più, aprirci gli occhi, o meglio farceli chiudere per vedere di nuovo, creare squarci nell’inferno ‘massmediatico’, costruire spazi di opacità significante nella società della trasparenza 1 , etc. etc. . Il teatro contemporaneo, quindi, non solo è di fatto strutturalmente inscritto in una semiosi artistico-culturale generale – da cui peraltro è a sua volta determinato – ma si trova perfino in una posizione strategica, poiché, come rileva giustamente Hans Thies Lehmann, le qualità performative rappresentano il “terreno prediletto per le esplorazioni della costituzione post-rappresentazione del tempo estetico in generale” 2 . Intorno ai primi anni dieci del Duemila , la presenza del reale sulle scene è diventata anche endemica al punto giusto perché la questione potesse irrompere tra le pagine di una furiosa tematizzazione e tra le linee guida dei programmatori artistici. Negli stessi mesi in cui David Shields con il fortunato manifesto Reality Hunger  3   prova a ridisegnare i confini della narrazione e del romanzo, Carol Martin dà alle stampe la raccolta di saggi   Dramaturgy of the real on the world stage 4   , seguito da Theatre of the Real 5 ; volume monografico, quest’ultimo, in cui la studiosa statunitense (capofila degli studi sull’argomento) prova a rendere conto della moltiplicazione di spettacoli votati al reenactment   dell’evento, ossia all’inclusione o alla ri-costruzione sul palcoscenico del quotidiano. Pur indicando tra le finalità della sua monografia l’emancipazione della definizione ‘Theatre of the R eal ’   dall’associazione univoca ed esclusiva agli spettacoli-documentario, la Martin riconosce un consenso emergente, tra gli studiosi di area anglosassone, nell’ascrivere al 1 B-C. Han,  La società della trasparenza, Nottetempo, Roma, 2014.2 H.T. Lehmann, La presenza del teatro , in Enrico Pitozzi (a cura di), in “Culture Teatrali”, 21 (2011), cit., pp. 17-30: 19 ).3 D. Shields, Reality Hunger , Knopfs, New York, 2010 (ed. it. Fame di realtà , Fazi, 2010).4 C. Martin (a cura di), Dramaturgy of the Real on the World Stage , Palgrave Macmillan, New York, 2010.5 C. Martin, Theatre of the Real, Palgrave Macmillan, New York, 2013.  Pensare la recitazione contemporanea17 genere una serie di tipologie, variabili, qualità e caratteristiche che ancora, ed esplicitamente, pongono l’accento su una ossessione per la fenomenologia dell’accadimento reale, ovvero dell’attualità 6 . Senza eludere tutte le aporie del caso, gli inglesi Ulrike Garde e Meg Mumford affermano, per esempio, che “Reality Theatre performance engages overtly with ‘facts’ of social reality, and presents ‘real’ contemporary people and their lives on stage, either in person or in a carefully scripted text based on real-life interviews and documents” 7 . Mentre gli studiosi anglosassoni teorizzano un genere tutto sommato riconoscibile in quanto tale, in Italia si assiste a una più generica spinta uniformante, che agendo nell’ambito di una fenomenologia spettacolare fortemente composita, col semplice atto di chiamare in causa taluni lavori e non altri, determina non esattamente un genere ma una sorta di categoria critica consuntiva: un aggregatore di percorsi artistici talvolta, paradossalmente, diametralmente opposti al teatro-documentario. Non solo un teatro sulla  realtà, a proposito  della realtà, ma anche fatto con la realtà,  per cambiare  la realtà, o che vuole rivelare una realtà dietro  la realtà, o perfino un teatro contro  la realtà. Nel 2011, in seno al festival torinese Prospettiva  ,   diretto da Fabrizio Arcuri e Mario Martone, nasce una pubblicazione a cura dello stesso Arcuri e di Ilaria Godino intitolata Prospettiva. Materiali intorno alla rappresentazione della realtà in età contemporanea 8 . Il minimo comune denominatore delle opere ospitate dal festival si riassumeva in una volontà di non adesione ai modelli di rappresentazione univoca e bidimensionale della realtà, ossia in un proposito di scardinamento delle normali dinamiche di relazione con il reale 9 . Il volume, che finisce per testimoniare evidentemente questa vocazione, raccoglie quindi significativamente interventi di artisti affatto distanti, connessi proprio dal comune esercizio sul binomio, diversamente declinato, tra teatro e realtà: Rodrigo Garcia, Rafael Spregelburd, Tim Etchells, Oskar Gómez Mata, Antonio Latella, Armando Punzo, Ricci/Forte, Motus, Babilonia Teatri, 6 “While there may be no universal agreement on individual terms, there is an emerging consensus that The-atre of the Real includes documentary theatre, verbatim theatre, reality-based theatre, theatre-of-fact, theatre of witness, tribunal theatre, non ction theatre, restored village performances, war and battle reenactments, and autobiographical theatre. […] Theatre created from the verbatim use of transcripts, facts, trials, autobiography, and interviews; theatre created from reenacting the experience of witnesses, portraying historic events, recon-structing real places; theatre created from the Internet including YouTube and Facebook; and any combination of these.”, ivi, p. 4.7 Ulrike Garde, Meg Mumford, Postdramatic Reality Theatre and Productive Insecurity: Destabilising Encounters with the Unfamiliar in Theatre from Sydeny and Berlin  in Jerome Carroll, Steve Giles, Karen Jürs-Munby (a cura di), Postdramatic Theatre and the Political. International Perspectives on Contemporary Performance , Methuen Drama, Bloomsbury, 2013, pp. 147-164.8 F, Arcuri, I, Godino (a cura di), Prospettiva. Materiali intorno alla rappresentazione della realtà in età contempo-ranea , Titivillus, Corazzano (PI), 2011. 9 Cfr. F.Arcuri, ivi, p. 12.  Parte Prima18 Portage, Teatro Sotterraneo, Virgilio Sieni. Sempre nel 2011, vengono pubblicati, in un numero monografico di “Prove di Drammaturgia” intitolato Teatro/Realtà 10  ,   gli atti della tavola rotonda Linguaggi di realtà, organizzata dal Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna nel dicembre del 2010.   E ancora nel laboratorio di ricerca dello stesso dipartimento vede la luce, appena due anni dopo, nel 2013, un annuale di “Culture Teatrali” intitolato Realtà della scena. Giornalismo/Teatro/Informazione 11 .  Nella stanza accanto a quella di teatrologi e critici letterari, si infiamma un dibattito filosofico sul concetto di reale, tra posizioni postmoderniste e neorealiste, ben riassunto in Bentornata Realtà. Il nuovo realismo in discussione 12 . Negli stessi mesi il confronto del teatro con la dimensione urbana, del reale e della comunità diviene letteralmente urgente in tutte le rassegne più o meno sperimentali. I festival estivi del 2012, infatti, esplorano in ogni direzione possibile la relazione tra i dispositivi artistici e la vita: la XXXII edizione di Drodesera si intitola “We Folk!”, il Festival VolterraTeatro è dedicato interamente al progetto Mercuzio non vuole morire di Armando Punzo, che coinvolge migliaia di persone in una creazione collettiva. Il Festival di Santarcangelo dichiara programmaticamente l’intenzione di ospitare spettacoli di artisti capaci di far scattare un cortocircuito tra la realtà e la rappresentazione. Il Festival di Terni si intitola “Up to you”, per indicare l’indirizzo di una edizione in cui la dimensione esperienziale del singolo arretra a favore di una dimensione politica e comunitaria della scena.Lo aveva rilevato subito, proprio nel 2012, Rodolfo Sacchettini, in un lungo articolo apparso su “Lo Straniero”, intitolato La “realtà” a teatro. Domande aperte all’ultima stagione 13   quando, ragionando intorno a una serie di esperienze consolidate e di pratiche artistiche in divenire molto diverse tra loro (ritornavano, ancora una volta, evidentemente non a caso, i nomi di Virgilio Sieni, Armando Punzo e Richard Maxwell) provava ad annodare materiali e riflessioni per tracciare un profilo microstorico del fenomeno. A partire dalle forme teatrali che assorbono la dimensione del reale in quella scenica, Sacchettini allargava il campo a diverse altre varianti dell’arte relazionale, dai giochi di ruolo più elementari a quelli ‘incuneati’ nei meccanismi della virtual reality  , dall’arte intesa come aggregatore sociale attivo, agli esperimenti 10 G. Guccini (a cura di), Teatro/Realtà: linguaggi, percorsi, luoghi , in “Prove di Drammaturgia”, 17, 2 (Dicembre 2011). 11 M. De Marinis (a cura di), Realtà della scena. Giornalismo/Teatro/Informazione , in “Culture Teatrali”, 22 (no-vembre 2013).12 M. De Caro, M. Ferraris (a cura di), Bentornata Realtà. Il nuovo realismo in discussione , Einaudi, Torino, 2012. 13 R. Sacchettini, La “realtà” a teatro. Domande aperte all'ultima stagione , in “Lo Straniero”, 184 (ottobre 2012), pp.58-67.
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