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"Storia militante": per una nuova Teoria della Conservazione e del Restauro architettonico e paesaggistico. Raccomandazioni per l'insediamento e l'installazione degli impianti per le energie 'alternative

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"Storia militante": per una nuova Teoria della Conservazione e del Restauro architettonico e paesaggistico. Raccomandazioni per l'insediamento e l'installazione degli impianti per le energie 'alternative' (eolica, solare e
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  PER UNA STORIA MILITANTE Storia dell’Architettura tra Scienza e Società ISBN 978-88-89999-49-3 9 788889 999493 >  25,00 2009-2010 18-19      P  e  r  u  n  a  s   t  o  r   i  a  m   i   l   i   t  a  n   t  e      B   O   L   L   E   T   T   I   N   O   S   S   F   S   O   C   I   E   T    À   D   I   S   T   U   D   I   F   I   O   R   E   N   T   I   N   I 2009-2010 18-19    B   O   L   L   E   T   T   I   N   O   D   E   L   L   A   S   O   C   I   E   T    À   D   I   S   T   U   D   I   F   I   O   R   E   N   T   I   N   I a cura diFerruccio Canali e Virgilio Carmine Galati  PER UNA STORIA ‘MILITANTE’ Storia dell’Architettura tra Scienza e Società  a cura di Ferruccio Canali e Virgilio Carmine Galati ANNO 2009-2010NUMERO 18-19 BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINICollana di studi storici  B OLLETTINO   DELLA  S OCIETÀ   DI  S TUDI  F IORENTINI C OMITATO   SCIENTIFICO Ferruccio Canali, Giorgio Caselli, Giovanna De Lorenzi, Carlo Francini, Virgilio Carmine Galati, Gabriele Morolli, Gastone Petrini, Francesco QuinterioC OMITATO   DI  L ETTURA   E   DI  R EDAZIONE Ferruccio Canali, Valerio Cantafio Casamaggi, Giorgio Caselli, Carlo Francini, Virgilio Carmine Galati, Francesco Quinterio, Giuseppe Rizzo L OGO :  Virgilio Carmine Galati S OCI  C ORRISPONDENTI Raffaele Avellino (Umbria), Maria Beatrice Bettazzi (Emilia), Vittoria Capresi (Austria), Tommaso Carrafiello (Campania), Antonella Cesaroni (Marche), Alfredo Cisternino (Liguria), Luigina Galati (Salento), Bombina Anna Godino (Calabria), Motoaki Ishii (Giappone), Enrica Maggiani (Liguria), Olimpia Niglio (Lombardia), Valentina Orioli (Romagna), Andrea Pane (Puglia), Leonardo Scoma (Sicilia), Karin Templin (Inghilterra), Maria Antonietta Uras (Sardegna), Vincenzo Vandelli (Emilia) Proprietà letteraria e artistica di SSF: divieto di riproduzione e di traduzioni. Gli Organi Direttivi della SSF e la  Redazione della rivista non si assumono responsabilità per le opinioni espresse dagli Autori, né per la corresponsione di eventuali Diritti di Riproduzione gravanti sulle singole immagini. Di norma è la Redazione stessa che si prende cura della correzione delle bozze. L’invio di contributi per la pubblicazione non implica né l’edizione degli stessi (per ogni contributo una “Valutazione di accettazione” verrà espresso dal Comitato Scientico e/o di Redazione), né una loro edizione immediata (i tempi verranno infatti stabiliti di volta in volta sulla base delle priorità o delle esigenze editoriali indicate dagli Organi Direttivi). I materiali graci inviati verranno comunque soggetti, sia come dimensione di pubblicazione sia come numero, al progetto editoriale approntato per ogni «Bollettino». Non si restituiscono i dattiloscritti, né le immagini, né i disegni pubblicati o non, né i libri recensiti. Il materiale inviato viaggia a rischio mittente. La pubblicazione di foto, disegni e scritti da parte degli Autori implica la loro totale rinuncia alla corresponsione di ogni compenso di Diritto d’Autore, trattandosi di pubblicazione scientica e senza  ni di lucro da parte della Società di Studi Fiorentini. PER UNA STORIA MILITANTE «Bollettino SSF», 18-19, 2009-2010 a cura di Ferruccio Canali e Virgilio Carmine Galati I disegni presenti in questo numero nella serie “L’‘altra’ Firenze”  sono di Ferruccio Canali (pp. 8, 10, 140, 231); di Virgilio C. Galati (pp. 178, 210, 231); di Bombina A. Godino (p. 228); di Domenico Leporini (p. 231)Nella serie “Raccomandazioni per le Energie alternative”  i disegni sono di Ferruccio Canali (pp. 191, 194, 207); di Virgilio C. Galati (pp. 189, 195, 198, 204). La fotografia di p. 230 è di Virgilio C. Galati. C URA   SCIENTIFICA   Ferruccio Canali e Virgilio Carmine Galati P ROGETTO   E   CURA   GRAFICA   Ferruccio Canali e Virgilio Carmine Galati R EVISIONE   EDITORIALE   Maria N. Brigliadori, Luigina Galati e Domenico Leporini T RADUZIONI   IN   INGLESE   Karin Templin C OPERTINA   E   FASCETTA   GRAFICA  ( p.1 ) Virgilio C. Galati ( Clio polemeia ) Il «Bollettino» è stato registrato presso il Tribunale di Firenze al n.4777 del 2 marzo 1998 fino all’anno 2002. Poi è stato trasforma-to in “Collana editoriale” non potendo garantire regolari uscite periodiche. Il «Bollettino» è registrato nel sistema U-GOV (sistema per la governance degli Atenei universitari italiani del “Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica”) con codice: ISSN 1129-2800. Redazione e Amministrazione: via Boccaccio 44/B, 50133 Firenze     󰀲󰀰󰀱󰀰  Litografia I.P. - FirenzeCopyright © 2010 by Emmebi Edizioni FirenzeProprietà letteraria riservata    190 RACCOMANDAZIONI PER L’INSEDIAMENTO E L’INSTALLAZIONE DEGLI IMPIANTI PER L’ENERGIA ALTERNATIVA (EOLICA, SOLARE E FOTOVOLTAICA) di Ferruccio Canali e Virgilio Carmine Galati  Introduzione La Toscana è stata teatro in questi ultimi anni di un difficile contenzioso che, oltre a contrapporre privati e Autorità (comunali, provinciali e regionali), ha visto consumarsi anche una sonora spaccatura tra le Associazioni ambientaliste: la realizzazione del «parco eolico di Scansano», in provincia di Grosseto, duramente avversato da alcuni abitanti del luogo è stata motivo per porre in evidenza come, al di là dell’esito giudiziario della vicenda (il TAR ha sancito nell’aprile 2010 che i lavori di realizzazione debbano proseguire secondo l’Autorizzazione rilasciata dalla regione Toscana), le energie ‘alternative’ non risultino comunque e sempre a ‘impatto zero’ o, perlomeno come tali non vengano percepite dagli abitanti. Ma la vicenda ha anche dimostrato come le realizzazioni degli impianti legati alla “Green Economy” non godano affatto di quegli automatismi insediativi e realizzativi che la loro caratterizzazione sembrava in srcine garantire. Dalla Toscana la polemica si è estesa ad altri casi, aprendo un dibattito e, comunque, richiedendo una presa di coscienza problematica che non può più essere elusa; dalla Toscana, ancora una volta, anche dopo il caso Montichiello, le tematiche paesaggistiche sono venute a sposarsi con un’ottica ambientalista decisamente sui generis , spesso contro corrente e decisamente orientata a problematizzare le convinzioni apparentemente acquisite. I casi di cronaca relativi «al grande buisiness del vento», e agli scandali e alle polemiche relative, hanno fatto intravedere, poi, un mondo di interessi e di incentivi che poco hanno a che fare con la coscienza ecologica e ambientalista, inducendo a porre un’attenzione ancora maggiore all’impatto paesaggistico e alla ‘progettazione’ compatibile di impianti pur nati con la migliore caratterizzazione «green».Ecologia è diventata una sorta di parola d’ordine cui hanno però fatto da corrispettivo, in molti casi, un più corrivo Ecologismo se non veri e propri eco-sprechi.Così, anche nell’ambito della Tutela monumentale, l’affermarsi di nuovi Valori – accanto a quelli tradizionali … - quali “Ambientalismo” ed “Ecologia” nella ricerca di un maggiore equilibrio, cioè, tra la Natura e l’azione dell’Uomo, tra l’Habitat e la Compatibilità dell’intervento umano, è divenuto in breve un  Leitmotiv  del quale si stenta molto spesso a cogliere i caratteri fondanti e, soprattutto, le concrete finalità. “Green Economy”, “Energie pulite”, “Risparmio energetico”, “Energie rinnovabili”, “Protezione dell’Ambiente e della Natura” concretamente e operativamente espresse nei parametri di “Eco-compatibilità”, “Riuso”, “Riciclo”, “Biodegradabilità”, “Rinnovabililità”, “Ecosostenibilità”, “Biologico”, “Non impattante” o “a impatto zero”, “a risparmio energetico”, “non inquinante”, “differenziato”, “antiallergico” o “non allergenico”, “contro le intolleranze” sono concetti entrati nel linguaggio corrente, tanto da condizionare le scelte non solo di Governi e Amministrazioni, ma anche del singolo cittadino. Il progresso si vorrebbe fosse un ‘progresso verde’ spesso legato, dal punto di vista teorico e filosofico, ad afflati new-age , e a ricerche spirituali. Da tutto ciò è scaturito il desiderio di una tecnologia sicura al 100%, rifiuto di ogni rischio energetico, fiducia nelle nuove tecnologie non tradizionali, contrattazione spinta per salvaguardare il proprio habitat, etc.; tutte lotte, nate da un doveroso e necessario senso di responsabilità ambientale, che a volte si sono venute anche a prefigurare come espressioni di anti-modernismo, specie sul piano infrastruttale. Tali concezioni ecologiste attuali non va dimenticato che non trovavano certamente una diffusione presso la società solo cinquant’anni fa quando il Progresso passava, invece, attraverso la casa moderna costruita presso la fabbrica, l’asfalto sulle strade, la cementificazione delle coste, l’espansione dei nuovi quartieri e l’abbandono del centro storico, o quando si apprezza il “sano olezzo” del petrolio, con un afflato ancora futurista. Che molti comportamenti e convinzioni attuali generino Ecologismo e non vera Ecologia? Dopo almeno dieci anni di richieste e di esperienze ecologiste si può cominciare a svolgere una riflessione più articolata sul fenomeno, cercando di individuare quelle storture o chimere che, almeno a livello di Valori monumentali, hanno dato luogo ad una ‘Spreco-economia’ se non a vere e proprie ‘Eco-speculazioni’, dando luogo ad un nuovo ‘consumismo ecologico’ (fatto di beni ecologici quali lavatrici energetiche, frigoriferi a basso consumo, automobili a benzina verde, architetture ecosostenibili …). Se si affronta il problema da un punto di vista produttivo, si nota come la cosiddetta ‘energia pulita’ venga costituita, in molti casi, da strutture e supporti che senza l’industria pesante tradizionale non esisterebbero. Così, il problema semplicemente si sposta, in modo che alcuni elementi o componenti  APPUNTI, RIFLESSIONI E DIBATTITI 191vengano realizzati ‘altrove’, fuori dalla cosiddetta “green economy” in un qualche posto remoto (opportunamente privo di leggi di controllo) ma pur sempre sulla Terra. Quindi per produrre energia pulita occorre che da qualche parte si producano le strutture funzionali a tale intento con un energia sporca ed inquinante. Il problema ritorna alla sua radice e induce a compiere riflessioni puntuali, su aspetti singoli che, a partire da considerazioni generali, pur valevoli, vengono troppo spesso orientate anch’esse su parametri unicamente quantitativi. Il caso della produzione delle Energie Alternative risulta particolarmente emblematico per i risvolti insospettati che ha mostrato e per l’alto livello impattante delle realizzazione, che, in molti casi, sembrano contraddire proprio quegli assunti “green” di quali tutta la sensibilità ecologista era partita.A. IndividuazioneIl ‘sistema’ delle Energie Alternative (E.A.) tra Conservazione e SviluppoTerritorio, Paesaggio, Città e Architettura costituiscono ambiti imprescindibili, nella concezione diffusa, per valutare la qualità delle condizioni di una società e dei suoi standard qualitativi: territori degradati sono indice di uno scandente livello di vita civile; aree abbandonate costituiscono detrimento di valori collettivi; architetture dismesse o esteticamente deprimenti vanno a discapito della qualità ricercata e diffusa, creando luoghi invivibili. Nella ‘green economy’ è stato individuato un motivo di valorizzazione di questi ambiti: territori ricchi di potenzialità energetiche rinnovabili; zone con impianti a contenuto impatto ambientale; bio-architetture ecosostenibili in grado di elevare gli standard abitativi risparmiando energia se non ‘a consumo zero’. Ritornano, nell’ambito specifico, i concetti di “Energie pulite”, “Risparmio energetico”, “Energie rinnovabili”, “Protezione dell’Ambiente e della Natura” sia a livello di impianti di produzione (territoriale, paesaggistica, architettonica), sia di consumo diretto.Gli impianti fotovoltaici e solari; i parchi eolici; impianti a biomasse; i complessi di fitodepurazione sono venuti a costituire negli ultimi anni nuclei di produzione di ‘energie alternative’, che solo per il fatto della Rinnovabilità energetica e Ecosostenibilità sono stati diffusi sul territorio con grandi agevolazioni economiche e amministrative (spesso una semplice Dichiarazione di Inizio Attività all’Autorità Comunale cui non corrispondeva, se non in casi limitatissimi, un diniego). Un vero e proprio vuoto legislativo, anche per la novità degli impianti e per l’accelerazione della messa a punto delle tecnologie, non prevedeva una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), trovando anzi canali privilegiati di finanziamento per le opere, così da creare dunque una vera e propria impennata nelle richieste e una conseguente difficoltà da parte dei Comuni a prendere una posizione (gli impianti non erano certo previsti nei vecchi Piani Regolatori, né si sapeva se considerali impianti industriali oppure no, proprio per quel carattere di Naturalità che teoricamente li contraddistingueva). La legislazione si aggiorna continuamente, ma provvedimenti ‘quadro’ ancora non sono stati messi a punto: resta il fatto che nel territorio prima agricolo e quindi dismesso, l’srcinaria destinazione d’uso in genere non cambia, tanto che basta una ‘semplice’ DIA (Dichiarazione di Inizio Attività) per i nuovi impianti industriali; solo alcuni Comuni richiedono una Variante al Piano Regolatore, se non un’Autorizzazione (mentre la cosa si ‘complica’ in caso di vincolo paesaggistico, e diventa complesso solo nel caso di scavi archeologici). Nella maggioranza dei casi, negli strumenti urbanistici comunali il terreno agricolo risulta, dal punto di vista della pianificazione, ‘terra di nessuno’: dopo la realizzazione delle nuove strutture per la produzione delle energie alternative, intere estensioni risultano recintate con filo spinato e riempite di grandi piastre riflettenti, con notevole impatto visivo ad effetto ‘lunare’ fortemente straniante. In aperta campagna, tutto ciò devasta territorio e paesaggio.Così, molte regioni italiane che hanno fatto dello sviluppo energetico alternativo un motore di progresso sociale ed economico hanno visto il loro territorio e i loro paesaggi deturpati in maniera strisciante, fino a quando alcuni Comuni ed alcune Regioni non hanno preso posizioni di attesa, se non di diniego, molto spesso per le proteste delle stesse Associazioni ambientaliste o di privati. Si sono aperti veri e propri contenziosi perché ormai in ogni parte d’Italia e, soprattutto al Centro-Sud, si è diffusa l’idea che si possa incrementare lo sviluppo proprio utilizzando queste fonti cosiddette pulite. ‘  Eolico e paesaggio toscano ’ (disegno di Ferruccio Canali, 2010)
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