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Salvini, Renzi e Di Maio incarnano il vuoto politico di un paese allo sbaraglio

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  28 ottobre 2018 Salvini, Renzi e Di Maio incarnano il vuoto politico di unpaese allo sbaraglio tpi.it /2018/10/28/salvini-renzi-di-maio-vuoto-politico Di Fiorenza Loiacono 28 Ott. 2018Un aspetto rilevante che sembra spiccare in questa Italia malandata di oggi è ladimensione del vuoto. Un vuoto estremo e spiazzante, di cui si ha cognizione quando siosserva il modus operandi  di questo governo o si leggono le notizie riportate dai mediaonline.Il paese sembra essere sospeso su una vacuità infinita e illimitata, e per questoestremamente perturbante. Almeno, per chi riesce a coglierla. Per chi ancora sa leggere larealtà senza naufragare nel turbine dei social network, il cui caos si riverbera in formaesaltata sulla scena politica, in un inquietante gioco al rimbalzo tra il “popolo” adorante e isuoi capi. Mentre di mezzo ne va l’intero paese, si assiste nel frattempo alla medesimaridicola pantomima di accuse e minacce, di nemici supposti e vittime d’elezione.Se da una parte i social sembrano rappresentare il regno di un troppo pieno che surclassa,invade e fagocita le ben più vulnerabili vite umane, che lì disperdono molta parte di sestesse e del proprio tempo, nella nuda realtà dell’esistente si ha l’impressione che la scenapolitica di questo paese si sia ridotta a niente.Un niente colmato da una quantità spropositata e inverosimile di sciocchezze e stupidità.La consapevolezza sembra essere diventata in Italia una virtù estremamente rara, mentreal contrario abbonda il distacco dalla realtà.Come sospinti da un’onda che conduce sempre più al largo, i ministri e i loro sostenitoritrascinano la dimensione pubblica di questo paese sempre più lontano dal reale, secondoun movimento autoindotto, autoesaltato e autoreferenziale del tutto incurante di quantoaccade. Il debito? Chi se ne importa. Lo spread? Non è vero. L’Unione europea? Non esiste.In sostanza, una condizione di voluta follia unita ad una straripante stupidità.Con buona pace di chi pensa che il proprio pensiero abbia più potere sulla realtà o che lasgradevolezza di certi documenti possa sparire sotto la suola delle proprie scarpe, il realeprima o poi si impone. Una legge inderogabile della nostra vita sulla terra è, infatti, chequanto più la realtà viene negata, tanto più essa si rivelerà con sconcertante drammaticità.Questa incredibile stupidità, che sembra spandersi ad ogni livello della vita pubblica, e chein senso arendtiano si può intendere come incapacità di riflettere sulle cose del mondo esu stessi, sembra aver guadagnato in Italia un ruolo di tutto rispetto, procedendo con grandignità, con fare baldanzoso e splendido, tra i politici e la massa. 1/3  Basta tirarsi fuori dal fragore e osservare la situazione dall’esterno per rendersi conto diquanto sia straniante questo immane spettacolo, soprattutto osservando la facilità e ladabbenaggine con cui una parte copiosa della cittadinanza si lascia precipitare in questovuoto, dimentica di se stessa e della propria dignità.Tutti questi cittadini, presi uno a uno, mai probabilmente vorrebbero essere sospinti verso ilcrinale di un burrone, preferendo piuttosto scansarlo come la morte, eppure in questomomento storico, pare che in Italia si sgomiti per cadervi dentro.Forse perché i vuoti figurati, cioè quelli di senso e civiltà, sono più difficili da cogliererispetto a quelli materiali, che si spalancano sotto ai propri occhi. Eppure anche questivuoti, cioè quelli dell’assenza della solidarietà sociale, quelli che si colmano di nemici epersecutori, e di realtà farlocche intrise di inganno e menzogna, dovrebbero essere chiari aqualsiasi cittadino attivo in un sistema democratico. Ma evidentemente non è questa lacondizione attuale dell’Italia, dove piuttosto predomina il movimento acritico di massa.Questa dimensione di vuoto e distacco dalla realtà sembra essere impersonata non solodal premier Giuseppe Conte, che parla della manovra economica in termini estetici   ,descrivendola probabilmente come farebbe con la Gioconda, o dal ministro Savona, chedefinisce il condono fiscale un provvedimento di redistribuzione del reddito dai ricchi aipoveri, ma anche e soprattutto dai leader delle tre maggiori forze politiche del paese:Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Matteo Renzi.Essi declinano il vuoto come possono, secondo modalità differenti.Matteo Salvini, ad esempio, ha fatto del vuoto di pensiero che rappresenta una sorta dicloaca maxima, da cui ogni giorno tracimano cariche e scariche di incitamento all’odio,all’aggressività e alla violenza, sparse ovunque con grandissimo senso di irresponsabilità.Luigi Di Maio, invece, camuffa l’inconsistenza politica di cui è rappresentante con la puraformalità, con una eleganza ripetitiva e sempre uguale a se stessa. Mai una grinza, mai undettaglio fuori posto, mai una colpa, rigettata puntualmente su altri, che siano politici oorganismi istituzionali.Matteo Renzi, dal canto suo, rappresenta forse il caso più drammatico dei tre, perché il suonome è associato ad un partito che si dichiara democratico ma che ormai lo è conevidenza solo nel sembiante. Renzi incarna infatti un vuoto di sensibilità politica che dopoessere stato occultato con la parvenza dell’efficienza e del dinamismo, al momento dellostop si è rivelato per quello che è: una mancanza di visione e di attenzione, di empatia e diimmaginazione nei confronti della cittadinanza.L’immaginazione cioè che intendeva Gramsci, come simpatia umana unita ad unagrandissima forza morale. Dispiace dirlo, ma Renzi non ha sentito i bisogni del “popolo” econtinua a non sentirli tuttora.Come scrive Gramsci, se un politico non riesce a rappresentarsi le sofferenze, i dolori, letristezze della vita dei cittadini, “non si possono intuire i provvedimenti generali e particolariche armonizzano le necessità della vita con la disponibilità dello Stato”. Questo è accaduto 2/3  con le politiche renziane e di questo Renzi ha pagato lo scotto. Tuttavia, anziché rifletteresul proprio agire, egli continua ad attardarsi sull’immagine di se stesso.Matteo Salvini e Luigi Di Maio, da parte loro, intuiscono i bisogni della cittadinanza, ma nonper prendersene cura quanto per manipolarli. Questa è la desolante realtà dei fatti.Dopo anni di scavo in cui in questo paese non si sono costruiti modelli di dignità politica,ecco che questi sono quelli in auge: le mostruose e vacue creature di una voragine etica eculturale, intente più a cogliere i biechi istinti del “popolo” che a lavorare per il bene dellacittadinanza, compattando i legami anziché svilirli attraverso la propagazione dellasuperficialità e del disprezzo.Mentre i ministri Di Maio e Salvini cincischiano sulla realtà ricostruendola in modoartificioso, e mentre quest’ultimo recupera persino in forma parodica e talvolta drammaticail linguaggio e i codici del fascismo per incanalare in essi la rabbia e l’aggressività deicittadini, Renzi si industria per trovare una formula con cui reinventare se stesso. E così siarrabatta a cercare il format più adatto per sé, per la sua nuova immagine pubblica.Cerca di trovarlo tra i programmi televisivi con un certo appeal culturale oltre che conaudience di tutto rispetto; cerca modelli vincenti per trasporli su di sé, indossandoli poicome se fossero abiti. E così, nelle ultime settimane, abbiamo visto un Matteo Renzi calatonelle vesti di Alberto Angela a presentarci le meraviglie di Firenze, oppure lo abbiamo vistoalla Leopolda, a condurre interviste come un novello Fabio Fazio.Ebbene, così non si andrà molto lontano. Il castello di carte prima o poi cadrà, e allora nonresterà altro che il nulla.Signore e signori di buona volontà, fatevi avanti. Se avete più consistenza di questi miseripersonaggi, è davvero arrivato il vostro momento. 3/3
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