Word Search

2014 - L'argomentazione verosimile in Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni

Description
Der Aufsatz analysiert die rhetorische Strategie, die Manzoni in Storia della colonna infame anwendet, um den historischen Diskurs in Richtung einer moralischen Kritik zu entwickeln. Laut Manzonis Literaturtheorie soll Dichtung die Geschichte
Categories
Published
of 21
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Related Documents
Share
Transcript
  40 GIANLUCA CINELLI L’argomentazione verosimile in Storia della colonna infame   di Alessandro Manzoni* Manzoni trova il soggetto di Storia della colonna infame  già elaborato nelle storie Milanesi del Seicento e poi nelle successive interpretazioni del processo fino alle Osservazioni sulla tortura  di Verri, 1  ma nonostante ciò avverte il problema del «verosimile», come si evince dall’introduzione alla prima redazione, dove l’autore avanza una difesa auto-ironica al sospetto «di aver scritto un romanzo e non ‹una storia vera di quel tempo›». 2  La storia del processo agli untori subisce una profonda riorganizzazione testuale durante la lunga gestazione da appendice storica al Fermo e Lucia a testo gradualmente autonomo e complementare al romanzo nelle due versioni successive in cui, come è noto, l’impostazione storico-saggistica tende a prevalere su quella romanzesco-narrativa. 3  Manzoni non persegue la storia come mera narrazione di ciò che è stato 4  e usa le fonti e i documenti (in buona parte già usati da Verri) non soltanto allo scopo di stabilire una verità attraverso la presenta-zione di prove, 5  bensì allo scopo di condurre una riflessione morale. Ciò che suscita in Manzoni un tormentoso interesse attorno al processo agli untori non è la vicenda in sé, bensì il fatto che in essa si possono cogliere «le vere ragioni dell’ingiustizia, che sono nelle passioni perverse degli uomini, sempre possibili, sotto qualsiasi regime», il che fa dell’operazione storiografica manzoniana un gesto etico 6  contro cui le accuse di anacronismo paiono infondate. 7 Infatti Manzoni non pratica la storia come scienza antiquaria e erudita bensì come una forma di antropologia, vedendo nel passato una struttura che si ripete attraverso le epoche del mondo, cioè la generazione del male nella subordinazione della ragione alle passioni. Partendo da questo orizzonte d’attesa, si può riconoscere in Storia della colonna infame  un testo che rias-sume e porta alle estreme conseguenze tutti gli argomenti fondamentali del pensiero e della poetica dell’autore. Con Storia della colonna infame  la lette-ratura è chiamata a cercare le condizioni dell’ingiustizia nella storia spazzo-lando «contropelo» le fonti e la stessa tradizione delle interpretazioni che tramandano il processo, 8  di penetrarne il cuore morale. Storia della colonna infame , benché vada contro il romanzo pur restandone un pezzo, 9  nel suo progressivo emanciparsi da esso non rappresenta «la postuma appendice documentaria di un romanziere sopravvissuto a se stesso, bensì una sua nuova prova narrativa» 10  e al termine di questo percorso di graduale emancipazione c’è l’approdo a una letteratura che si nutre di realtà e che alla realtà ambisce a ritornare come strumento etico di trasformazione dei rapporti fra gli uomini, 11  una letteratura liberata dal vincolo dell’invenzione e che persegue Italienisch 71 (2014/1)  41 Gianluca Cinelli    L’argomentazione verosimile in Storia della colonna infame    finalità tradizionalmente bandite come extra-letterarie quali l’utile, l’educazione etica, o il piacere della critica.Il rapporto fra la retorica del «vero positivo» e quella del «verosimile» consiste non tanto nella natura della materia, quanto nella «unità d’azione», con la quale «non si vuol indicare certo la rappresentazione di un fatto sem-plice e isolato, ma la rappresentazione di un seguito di avvenimenti legati tra loro», 12  e quindi un’unità niente affatto arbitraria bensì insita «nella natura stessa della nostra intelligenza». 13  Manzoni sostiene che «per separare alcuni fatti particolari dalla catena generale della storia, e presentarli isolati, bisogna che l’autore sia spinto, sia diretto, da una ragione; bisogna che questa ragione sia insita nei fatti stessi», 14  e tuttavia resta consapevole del rischio di cadere nell’equivoco di cogliere l’unità già nella realtà:«Ma esiste realmente tale unità nella natura dei fatti storici? Non vi esiste in maniera assoluta, perché nel mondo morale, come nel mondo fisico, ogni esistenza è a contatto con altre esistenze; ma vi esiste in maniera approssimativa […]. Che cosa fa dunque il poe-ta? Trasceglie, nella storia, alcuni avvenimenti interessanti e drammatici, i quali siano così profondamente legati l’uno all’altro, e lo siano così debolmente con ciò che li ha preceduti e seguiti, che la mente, vivamente colpita dal loro reciproco rapporto, si com-piaccia a considerarli uno spettacolo unitario, e vivamente si ap-plichi a cogliere tutta l’estensione, tutta la profondità del rappor-to che li unisce, a individuare il più nettamente possibile le leggi di causa e di effetto che li governano.» 15  Manzoni considera il lavoro dello storico e del poeta uguali dal punto di vista formale: «ricondurre a un punto di vista unitario, e come in virtù di un’unica intuizione, molti fatti separati dalle condizioni del tempo e dello spazio, scar-tando gli altri fatti che ad essi sono collegati soltanto per coincidenze acci-dentali» per il primo; trascegliere, «nella storia, alcuni avvenimenti interes-santi e drammatici, i quali siano così profondamente legati l’uno all’altro, e lo siano così debolmente con ciò che li ha preceduti e seguiti, che la mente, vivamente colpita dal loro reciproco rapporto, si compiaccia a considerarli uno spettacolo unitario», per il secondo. L’azione unitaria è propriamente «l’insieme e la successione di tutti i fatti rappresentati», 16  ovvero quel che Ricoeur chiama mythos  in Temps et récit  . 17  Se sul piano formale, quindi, la narrazione storica e quella poetica si fondano sull’unità d’azione, ciò che le distingue è la materia, alla quale l’elaborazione retorica è strettamente connessa. In Del romanzo storico  la riflessione sul rapporto fra vero e vero-simile si impernia non più soltanto sul problema estetico dell’unità di azione Italienisch 71 (2014/1)  42 L’argomentazione verosimile in Storia della colonna infame    Gianluca Cinelli  del racconto, ma sul problema logico dell’«assentimento» della ragione alla verità esposta in un determinato racconto. È con questo argomento che Man-zoni separa nettamente storia e poesia, perché alle due forme espressive fa corrispondere due tipi distinti di assentimento, quello storico e quello poetico. Il primo consiste in un «assentimento sui generis , esclusivo, incomunicabile, che si dà alle cose apprese come cose di fatto», il secondo è quello «ugual-mente sui generis, esclusivo, incomunicabile, che si dà alle cose apprese come meramente verosimili». 18  O si crede nel «vero» o si crede nel «verosimile», e se «conoscere è credere» 19  allora i due piani logici non possono essere mesco-lati se non con la conseguenza perniciosa di ingannare.Manzoni legittima la pretesa di verità tanto della storia quanto dell’invenzione, perché l’effetto dell’arte è in ogni caso assoluto se riposa sul riconoscimento di una «incorruttibile entità» dell’oggetto artistico, una vera e propria «aura». Di conseguenza la verità appartiene tanto alla storia, cioè al «vero positivo», quanto alla poesia, cioè al verosimile, e ciò in virtù di un assentimento logico che non ammette antinomie o ambiguità: o la ragione assentisce «storicamente» credendo che gli oggetti che conosce siano «cose di fatto», oppure assentisce poeticamente, credendo che gli oggetti che conosce siano «cose meramente verosimili», possibili. È vera quindi quella narrazione che «proponendosi un fine sensato, adopra i mezzi più adatti a ottenerlo fin dove si può», e quindi si impegna a fornire una cognizione «non perfetta, ma effettiva» dei fatti del passato, anche là dove non può procedere se non per via di congettura. 20  In relazione alla forma del narrare, ciò non significa che la storia apparirà diversa dal racconto romanzesco, più analitica, o meno indulgente alle immagini fantasiose e metaforiche, ma piuttosto che i due racconti, formalmente identici , costituiranno il corpo dell’enunciazione, con le sue regole di stile e esecuzione, in modo assoluto e autonomo. Una narrazione storica potrà essere al presente e includere un gran numero di metafore, e non per questo cessare di essere espressione di un «vero positivo». Allo stesso modo un romanzo potrà essere narrato al passato remoto con lunghe esposi-zioni di fatti e di contesti, e non per questo sarà meno romanzesco. Ciò che Manzoni invoca è il discernimento delle due logiche narrative, non delle forme: se la narrazione ha come oggetto il «vero positivo», allora il verosi-mile, l’immaginato, potrà entrarvi solo in forma di digressione, come conget-tura, supposizione, sospensione tecnica e esplicita del discorso da parte del narratore per introdurre un’ipotesi di lavoro. Allo stesso modo, se la narra-zione ha come oggetto il verosimile, allora il «vero positivo» potrà entrarvi solo come digressione, annunciato e proposto come corpo separato, appen-dice, come nei capitoli storici del romanzo che dispiacquero proprio questa loro separatezza a Goethe. Nel discorso storico, quindi, la presenza del vero-simile è ammessa solo come mezzo di argomentazione: Italienisch 71 (2014/1)  43 Gianluca Cinelli    L’argomentazione verosimile in Storia della colonna infame    «Non sarà fuor di proposito l’osservare che, anche del verosimile la storia si può qualche volta servire, e senza inconveniente, per-ché lo fa nella buona maniera, cioè esponendolo nella sua forma propria, e distinguendolo così dal reale. E lo può fare senza che ne sia offesa l’unità del racconto, per la ragione semplicissima che quel verosimile non entra a farne parte. È proposto, motivato, discusso, non raccontato al pari del positivo, e insieme col positi-vo, come nel romanzo storico. E non c’è nemmeno pericolo che ne rimanga offesa l’unità del componimento, poiché qual legame più naturale, qual più naturale continuità, per così dire, di quella che si trova tra la cognizione e l’induzione?» 21 Manzoni espone un’estetica della narrazione referenziale (storica) fondata sull’assentimento logico alla positività dei fatti esposti, di conseguenza il vero-simile come argomentazione di una verità possibile ma non necessaria si presta come strumento nelle mani dello storico là dove questi si trova nell’impossibilità di esporre con forza di evidenza i fatti:«Quando la mente riceve la notizia d’un positivo che ecciti viva-mente la sua attenzione, ma una notizia tronca e mancante di parti o essenziali, o importanti, è inclinata naturalmente a rivol-gersi a cose ideali che abbiano con quel positivo, e una relazione generale di compossibilità, e una relazione speciale o di causa, o d’effetto, o di mezzo, o di modo, o d’importante concomitanza, che ci hanno dovuta avere le cose reali di cui non è rimasta la traccia. È una parte della miseria dell’uomo il non poter conosce-re se non qualcosa di ciò che è stato, anche nel suo piccolo mondo; ed è una parte della sua nobiltà e della sua forza il poter conget-turare al di là di quello che può sapere. La storia, quando ricorre al verosimile, non fa altro che secondare o eccitare una tale ten-denza. Smette allora, per un momento, di raccontare, perché il racconto non è, in quel caso, l’istrumento bono, e adopra in vece quell’ dell’induzione: e in questa maniera, facendo ciò che è ri-chiesto dalla diversa ragione delle cose, viene anche a fare ciò che conviene al suo novo intento. Infatti, per poter riconoscere quella relazione tra il positivo raccontato e il verosimile proposto, è ap-punto una condizione necessaria, che questi compariscano distin-ti.» 22 Per Manzoni il momento della congettura, che in termini retorici si caratte-rizza come uno scarto critico-digressivo dal racconto, è una deviazione del Italienisch 71 (2014/1)  44 L’argomentazione verosimile in Storia della colonna infame    Gianluca Cinelli  ragionamento che in modo circolare tenta di connettere premesse e conclu-sioni, o cause ed effetti, che non sono immediatamente evidenti. Tuttavia la congettura prevede una pre-comprensione, un’anticipazione interpretativa di ciò che si intuisce, date certe premesse, essere un possibile sviluppo con certe possibili conseguenze. Lo storico deve quindi saper «scegliere», «scartare», «accozzare», «confrontare», «dedurre» e «indurre». 23  Come giustamente rilevò Vigorelli nel 1942, lo scopo che Manzoni si prefissava con la doppia lunga rielaborazione del romanzo da un lato e della «pétite histoire» dall’altro era il raggiungimento di un «equilibrio, in termini goethiani, tra verità e poe-sia; l’attrito in lui tra storia e romanzo, era l’aspetto letterario del suo dissi-dio», 24  conflitto prima di tutto morale e religioso sul problema della salvezza nella storia umana. *** L’oggetto di Storia della colonna infame è il processo appreso dagli atti della difesa del Padilla e da pochi altri documenti sparsi, e il suo svolgimento costi-tuisce il vero e proprio corpo del racconto. Tutto il racconto deve essere recepito con “assentimento storico”, poiché tutto ciò che vi è narrato trova corrispondenza referenziale nei documenti. Il racconto storico è dominato dal passato remoto e organizzato da un narratore che, abbandonando l’onniscienza del romanzo, segna un confine preciso fra positivo e verosimile: solo ciò che è conoscibile positivamente entra a far parte del discorso storico, il resto è immaginazione che può essere al limite impiegata per congetturare cause, nessi o effetti. I pensieri dei personaggi, il contenuto delle loro coscienze, i conflitti psicologici non costituiscono alcunché di positivo, cionondimeno concorrono alla costruzione dell’argomento storico poiché costituiscono il mezzo linguistico e retorico per l’inferenza e l’interpretazione dei nessi che collegano i fatti, che giustificano la selezione e combinazione che ne fa lo storico, in una parola l’«interessante». Per esempio, il narratore si domanda come poterono i giudici non vedere le inverisimiglianze del racconto della testimone-accusatrice Caterina Rosa, la quale «  potrebb’esser benissimo  che […] avesse parlato d’una penna da lei vista davvero in mano dello sconosciuto; e ognuno indovina troppo facilmente  qual altra cosa poté esser da lei battezzata per vasetto; ché, in una mente che non vedeva che unzioni, una penna doveva  avere una relazione più immediata e più stretta con un vasetto, che con un calamaio.» 25  E ancora, quando si domanda come si possa passare da un sospetto alla cer-tezza di un crimine in assenza di indizi e prove, non può che congetturare, Italienisch 71 (2014/1)
Search
Similar documents
View more...
Tags
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks