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Althusser nel dibattito inglese degli anni Settanta

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Althusser nel dibattito inglese degli anni Settanta
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  laboratorio culturale ALTHUSSER NEL DIBATTITO INGLESE DEGLI ANNI SETTANTA Cristian Lo Iacono Le opere di Althusser diedero srcine a un vivace dibattito che incrociava teoria e politica, epistemologia e storia. La polemica di Hindess e Hirst con E. P Thompson. L'accusa di strutturalismo statico. Umanesimo, antiumanesimo e antistalinismo. Verso una nuova concezione del socialismo. Althusser ha imposto alla riflessione marxista l esi genza di pensare la politica in termini non più umanistici e storicistici. Numerosi studiosi dopo di lui  molti dei quali sono attivi ancora oggi -si sono eser citati in questo tentativo, spesso in rottura con Althusser, ma rimanendo legati ad alcune fondamen tali premesse 1. Dei tentativi post-athusseriani, i la vori di Balibar o Rancière sono ben noti in Italia, men tre lo sono meno quelli proposti negli anni Ottanta da Ernesto Laclau e Chantal Mouffe 2• Ma, per inquadra re correttamente la teoria della democrazia radicale, è opportuno svolgere: 1) una panoramica sulle vicende e i contrasti nella ricezione inglese di Althusser nel Regno Unito; 2) un quadro della diffusione del pensiero di Gramsci in quel paese. In questo scritto ci pro poniamo di tematizzare il primo punto. 1) Cfr. S. Zizek. Il soggetto scabroso. Trattato di antologia po-litica, Milano, Raffaello Cortina, 2003, parte II: L'unlt'ersalità scis-sa, pp. 155-303. 2) E. Laclau, C. Mouffe. Hegemony and socialist strategy: To- wards a radica! democratic politics. London, Verso, 1985.20012. 3) Cfr. P. Anderson, Argwnents lcithin English Marxism, London, Verso, 1980. 4) Cfr. L. Althusser, For Marx, London, Allen Lane, 1969: L. Althusser, E. Balibar. Reading Capitai, Landan, NLB. 1970: L. AI- Althusser n Inghilterra L importazione del lavoro di Louis Althusser nel Regno Unito, avutasi a cavallo tra anni Sessanta e Set tanta, segnò le sorti del marxismo filosofico e incise, aldilà del dibattito marxista, sullo sviluppo delle scienze umane, dalla teoria politica alla sociologia, alla storia della scienza. Anche tra gli studiosi più diffidenti, alcuni dei suoi concetti sono stati assimilati, divenendo così parte del linguaggio condivis0 3. Le opere principali di Althusser vennero tradotte molto presto in inglesé e furono discusse su riviste come Marxism Today, Screen, New Left Review 5 , Economy and Society 6 per non parlare di una rivista program maticamente althusseriana come Theoretical Practi- ce 7 . Qui ci occuperemo in particolare del lavoro di thusser, Lenin and philosophy and other essays, London, NLB, 1971; Id., Politics and history: Montesquieu, Rousseau, Hegel and Marx, London, NLB, 1972. 5 Neu' Left Rel'iew, London, NLR, 1960-. Collegata alla rivista era la casa editrice New Left Books (NLB), oggi Verso Books. 61 Economy and Bociety, London-Boston, Routledge Kegan Paul,1972. 7 Theoretical practice, London, Theoretical Practice, 1971-1973.  Cristian Lo Iacono 82 Barry Hindess e Paul Hirst sulla categoria di modo di produzione e sulla nozione di ideologia, della criti ca storicistica all'althusserismo condotta dal celebre storico E. P. Thompson e della risposta degli althusseriani a tale critica. Quale scarto teorico e politico separa la versione althusseriana del marxismo dal riduzionismo e dal de terminismo? Possiamo dire che su questa domanda si è esercitata molto presto la critica di quella che potrem mo definire la scuola althusseriana inglese, la quale, rischiando di essere considerata più teoricista del maestro, prendeva in parola la sua lezione e mirava a estendere e approfondirne le sue analisi fino alle loro estre me conseguenze logiche (una vera critica immanente). Se, da un lato, essi rimproveravano ad Althus ser di non essersi liberato del riduzionismo economico, del determinismo e dei residui di metafisica di cui accusava la tradizione marxista, una delle tesi meglio accolte era quella che sosteneva che alla base di eco nomicismo e umanesimo vi sarebbe proprio una ideo logia filosofica di tipo empiristico. Infine, una delle eredità che Althusser lascia alla sua scuola è il tema - freudiano - dell opacità del sociale allo sguardo degli individui che lo occupano. Ma se la società non sarà mai pienamente intelligibile ai suoi attori, se la costi tuzione dei soggetti non è suscettibile di compiutezza, e se la soggettivazione avviene allivello dell'immaginario, senza essere mai scevra di una componente di assoggettamento, ne dovrebbe discendere l'impossibi lità di principio - anche per i suoi interpreti intellet tuali -di «chiudere» la struttura. L'essenzialismo filosofico di Althusser consisterebbe perciò nel postulare, sulla base dei principi strutturalisti della formaliz zazione e del rigore scientifico, per il teorico marxista come per l'analista freudiano) la possibilità di vince re l'opacità e costruire una scienza che renda intelli gibile il sociale. Ora, poiché secondo gli autori di Leggere il Capitale tale intelligibilità sarebbe a sua volta possibile me diante una teoria generale dei modi di produzione, la domanda diventa: è possibile una simile teoria genera le? È per questo che in Pre-capitalist modes ofproduc 8 B. Hindess, P. Q Hirst, Pre-capitalist modes or production London-Boston, Routledge Kegan Pau . 1975, p. 5 Ile traduzio tion Paul Quintin Hirst e Barry Hindess esaminano uno per uno i vari modi di produzione identificati nel Capitale e nei Grundrisse, e le condizioni per la tran sizione da un modo di produzione all'altro. I diversi modi di produzione sono analizzati per stabilire se per ciascuno di essi si possa o no costruire un concetto ge nerale. Per quanto riguarda la transizione, gli autori cercano di costruirne un concetto scientifico scevro di evoluzionismo, teleologismo e di filosofia della storia. L'indagine si pone su una base epistemologica, o quantomeno in dialogo con un referente che non è altro che quanto Althusser e Balibar hanno detto in Leggere il Capitale. La confutazione, questo è il me todo adottato, sarà svolta cercando di portare a ter mine il loro progetto senza tradirlo. La filosofia althusseriana è appropriata innanzitutto nella sua definizione generale di «pratica teorica»: si enfatizza il carattere astratto e teorico del lavoro scientifico, la cui validazione avviene nell'ambito della conoscenza. Il concetto è il prodotto di un lavoro teorico e non è at tingibile come dotato di nessun tipo di evidenza. I fat ti non sono mai dati alla conoscenza. Hirst e Hindess, coerentemente, rigettano la descrizione althusseria na del processo conoscitivo come processo di «appro priazione del concreto nel pensiero». Questo atteggia mento fagocitante sarebbe uno dei modi dell' «es senzialismo filosofico» di Althusser, che lo avvicine rebbe a Hegel e alla tradizione filosofica moderna. Con Althusser, contro Althusser, si deve invece insi stere sulla distinzione netta tra i domini pensiero ed essere. Dobbiamo concepire la formazione sociale come un insieme definito di relazioni di produzione e di forme economiche, politiche e culturali che assicurano le loro condizioni di esistenza 8. Hindess e Hirst aggiungono che non è necessario che la sfera delle condizioni di esistenza sia a sua volta «protetta» (secured) e che non esiste alcuna struttura necessaria della formazione sociale in cui quelle rela zioni di produzione e quelle forme di riproduzione ni dei brani citati, laddove non diversamente segnalato, sono di chi scrive).  83 laboratorio culturale debbano essere combinate. Abbiamo massima inde terminazione e ciò concorda con l'esistenza di diverse formazioni sociali, dominate tutte dallo stesso modo di produzione. Tra forze produttive quindi anche tra classi economiche e relazioni di produzione si deve pensare un rapporto di sostegno reciproco, ma la ri produzione dell'intera formazione sociale non è sotto messa ad un meccanismo preciso: È impossibile derivare dalle condizioni di esistenza di una data relazione, concettualmente specificata, la necessità che quelle condizioni di esistenza siano rea- lizzate oppure che prendano specifiche forme 9. Inoltre non si può fare una "Teoria» dei modi di pro duzione a meno che non si abbia in mente una teleologia o una filosofia della storia: La teoria marxista dei modi di produzione comporta concetti astratti e generali -i concetti di modo di produzione e formazione sociale, dì ideologia, di politica e dì stato, e così via ma non c'è una teoria generale dei modi di produzione l0. Possiamo determinare concettualmente le condizioni politiche, tecnologiche, economiche, culturali perché cer te relazioni di produzione siano possibili, ma non possiamo dedurre che, ad es., in regime capitalistico, la sfera politica debba prendere quella e non un'altra forma, perché altrimenti non si darebbe la relazione di produzio ne specificata. Non è quindi vero -continuano Hindess e Hirst che a un determinato sviluppo delle forze produttive corrisponde un determinato s'viluppo, o una de terminata configurazione dei rapporti di produzione, né delle cosiddette condizioni di esistenza di questi ultimi Il. Una teoria generale dei modi di produzione deve rap presentare ogni modo particolare come una variante (forma) di una struttura generale singola. La teoria ge nerale è quindi uno strutturalismo: teoria di una strut- tura e delle forme possibili nelle quali può realizzarsi 2 9) Ibidem. lOì Ibidem Il Laclau parte da questa stessa obiezione. Cfr. E. Laclau.Po/- itics and ide gy in A1arxist theory: Capitalism, Fascism. Pop ulism, London. Verso. 1977. 12) B. Hindess, P. Hirst.  Pre-capita/i.st modes o{production, cit., p 7 3 Ideology and ideological State apparatuses fu pubblicato in Id   LcnÌn and philosophy. cit. Dopo la morte dell'Autore è stato Sul piano epistemologico il principale bersaglio è l'es senzialismo strutturalistico, che nella filosofia al thusseriana si sposò con un certo teoricismo. Una causalità teleologica ed espressiva - questa sembra la critica teoretica di fondo - non dovrebbe alberga- re in una teoria «scientifica». Essa è prodotta da un modo di analisi filosofico e ideologico in cui fenome ni reali determinati sono "spiegati» mediante riferi mento a un'essenza - in questo caso la «struttura"- che essi sono chiamati a esprimere. La presenza di un essenzialismo è evidente nella riduzione di deter- minati fenomeni storici a effetti della coscienza di un soggetto di classe (come in Lukacs) ma anche nella loro riduzione a espressione di un principio interno (Althusser). AJthusser aveva sorpreso tutti affermando l'esi stenza «materiale» dell'ideologia, incorporata in diversi «apparati». L'ideologia non era più riducibile a pura menzogna o impostura, ma funzionava nella vita reale degli esseri umani in società a un livello non solo discorsivo   . Eppure ancora una volta il filosofo francese avrebbe iniziato un percorso senza poi anda- re fino in fondo  4 . Se, da un lato egli rivitalizza la teo ria dell'ideologia, cercando di sganciarla dalle formulazioni positivistiche risalenti all Ideologia tedesca, in cui l'ideologia è trattata come falsa coscienza, dall'altro, "la posizione di Althusser rappresenta dice Hir st - un tentativo fallito di rompere con l'economicismo e con l'essenzialismo della classe»15. Se è vero che per Althusser l'ideologia non è un riflesso nella coscienza della realtà sociale, ma un si stema di relazioni sociali non meno reali dell'econo mia e della politica con una sua «logica propria»16, al lora egli è accusabile di «funzionalismo» quando af ferma che gli apparati ideologici di Stato servono a ga rantire la riproduzione dei rapporti di produzione. La stessa domanda: «come è assicurata la riproduzione pubblicato il manoscritto completo. CJr. L Althusser, Lo Stato e i suoi apparati, Roma, Editori Riuniti, 1996. 14 P. Q. Hirst, Althusser and the theory o{ideology, in Econo  Ily and SOcÌety. 1976. n. 4., pp. 385-412. 15) Ivi. p. 387. 16) Vedi L. Althusser, Pour Iv[arx éd. par E Balibar, Paria, La Découverte. 1996. p. 238 e sgg, tr. it. Per Marx, a c di M. Turchet- to, Milano, Mimesis, 2008, pp. 202 e sgg.  Cristian Lo Iacono 84 delle relazioni di produzione?" svela un fondo funzio nalistico ed economicistico, poiché la posizione econo mica di classe è il punto ultimo in cui convergono gli interessi ideologici della classe dominante: L'unità ideologica degli apparati riposa fuori di essi, nell'unità ideologica della classe dominante. Quest'u- nità a sua volta riposa al di fuori di essa [dell'ideologia], nell'unità di tale classe in quanto classe. [ .. ] L'u nità della classe dominante è derivata dalla sua posizione economica e dagli interessi che da essa sorgono, come lo è la sua posizione di dominio politico l . Hirst obietta che: la formazione delle classi come forze sociali implica determinazioni ideologiche e politiche. Se queste de terminazioni devono essere qualcosa di più che semplici complessificazioni di un'unità di classe già data che essi debbano solo esprimere, allora devono avere un definito effetto sulle classi come forze sociali. Se le relazioni ideologiche e politiche sono, come Althus- ser e altri affermano, relativamente autonome», quest'autonomia relativa deve avere l'effetto di una reale determinazione 18. La tematica della surdeterminazione non è trattata, ma ad essa si può rimandare per chiarire l'aporeticità che sta al fondo di molti dei tentativi althusseriani di superare l riduzionismo. La critica storicistica i E P hompson A quasi dieci anni dalla pubblicazione inglese dei principali testi di Althusser, il grande storico Edward Palmer Thompson pubblicò un lungo saggio polemico dal titolo The poverty oftheory: or an orrery oferrors 19 . Questa lunga requisitoria rappresenta la più organi-ca risposta britannica all'althusserismo, nel senso che la critica delle debolezze della filosofia di Althus- seI' si fonde con l'esposizione e la difesa di una versio 17} P. Q. Hirst,Althusser and the theory ofideology, cit., p. 394. 18) Ivi, p. 396. 19) E. P. Thompson, l he poverty theory: or an orrery of ero / DI S, in Id. l he poverty oftheory and essays, London, Merlin, 1978, pp. 193-406. Nel titolo rimona tutta una storia della pamph- ne del materialismo storico dai connotati teorici e dai risvolti politici peculiari: quelli della British marxi- st historiography . Il suo anacronismo ha il vantag- gio di offrire una rappresentazione ex post dell'impat- to della filosofia di Althusser nel paese dell'empiri- smo. Il saggio si può dividere in due parti: la prima (pp. 193-314) descrive l'epistemologia e la metodolo gia di Althusser per rigettarle entrambe con la conclu sione che la prima è unilaterale, mentre la seconda è inutile quando non dannosa alla ricerca sociale e storica. La seconda parte (pp. 314-406) verte invece sulle ragioni e gli effetti politici della filosofia di Althus- ser. Centrale diviene qui la critica del suo antiumane- simo teorico e della sua posizione rispetto allo stalini- smo. Altro elemento rilevante nella seconda parte è una discussione sul ruolo degli attori sociali. Uno dei punti di forza del pensiero di Althusser u il presentarsi agli occhi dei lettori inglesi come un "sistema>, in grado di incidere sullo sviluppo delle scienze umane, dalla teoria politica, alla sociologia, alla sto ria della scienza, la teoria letteraria. Thompson comincia con una sorta di autocritica: la pur solida tradizio ne storiografica marxista inglese, formatasi all'interno di un «idioma "empirico"» ha tralasciato le riflessioni di carattere teorico. Così facendo ha aperto la possibilità al teoricismo di insediarsi in un luogo virtualmente già esistente, nello spazio di un'assenza, dove uno strato di intellettuali poveri di teoria, una sorta di «Lumpen-Intellighenzia , era pronto a lasciarsi affascinare dal primo prestigiatore «parigino». La tesi seria, anche se un po' altisonante, è che l'althusserismo è una sfida per l materialismo storico, paragonabile alla lotta tra un si stema teologico e uno razionale, e perciò bisogna opporvisi con una metodologia storico-materialistica genui na che implica il rigetto dell'epistemologia althusseria-na, del suo <<idealismo } e del suo «strutturalismo». L'epistemologia di Althusser - in primo luogo- deriva da un tipo specifico di processo di apprendi- lettistica: vi si attacca Althusser, ma anche Popper, autore di Po- l'erlv of Historicism, che a sua volta, parodiava Marx che parodia va Prolldhon. Il sottotitolo ironizza sulla la macchinosità del siste ma althllsseriano, paragonato a un planetario meccanico (orrery), da far girare con la manovella della pratica teorica".  85 laboratorio culturale mento, interno al mondo accademico, che non ha però validità generale. Essa si fonda sui modelli della filo sofia e della matematica, discipline autoreferenziali, poiché per esse i processi di validazione sono interni, e non extrateoretici. Ora, una scienza storica non può rientrare in questa epistemologia. Althusser, in secondo luogo, non elabora alcuna categoria di «esperienza», e quindi il processo di pro duzione di conoscenza è idealistico, contravvenendo così al monito materialista numero uno, che «l essere sociale determina la coscienza». Esistono due con trapposte opzioni all interno del marxismo: l una «idealistica», l al tra «materialistica». Nel rigettare l empirismo - è vero, attraverso una definizione di empirismo storicamente inaccettabile per la sua quasi onnicomprensività -gli «idealisti» come Althusser fanno a meno del necessario «dialogo empirico», del raffronto con il reale: ne deriva una rappresentazione distorta del materialismo storico e del suo metodo. N on a caso la critica dello storicismo svolta da Althus ser risulta a volte identica a quella svolta da Popper contro il materialismo storico e senza saperlo ripete alcuni assunti del neopositivism0   . Infine Althusser è uno strutturalista, e il suo è uno strutturalismo della stasi, che si allontana dal metodo storico di Marx, rimasto anch egli intrappola to in una forma di strutturalismo quando nei Grun-drisse e in parte nel Capitale creava una «antistrut tura» dell economia politica 21 . Questi limiti hanno of ferto un appoggio ad Althusser. Qualcosa è avvenuto nel pensiero di Marx dopo il 1848, ma il giudizio di valore che Thompson ne dà è opposto. Lo strutturali smo statico non parla e non può parlare della lotta di classe, della contraddizione, dello scambio. Se ne ri corda molto tardi, e quando lo fa, i termini sono erronei e forvianti. Frasi come: «la lotta di classe è il mo tore della storia», oltre ad essere filologicamente in trovabili nell opera di Marx distorcono il materiali smo storico. Essi non vanno utilizzati nemmeno come 20) Cfr. E. P. Thompson, The poverty oftheory, cit   pp. 212-29. Per quanto Popper e Althusser condividano l antiessenzialismo, la critica dello storicismo poggia per l uno su un individualismo metodologico, mentre quella althusseriana sarebbe. nei termini di Popper, «olistica». semplici analogie poiché lasciano scomparire i sogget ti del divenire storico. Il rifiuto di concetti meccanici o fisici è dovuto alla necessità di evitare qualsiasi so vrapposizione fra metodo delle scienze storiche e so ciali e metodo delle scienze matematiche e fisiche 22 . Torniamo ora alle proposizioni teoriche di Thompson. Il suo atteggiamento empirico poggia sul la categoria dell esperienza, indispensabile per lo stu dio storico e culturale. L esperienza «comprende la ri sposta mentale ed emozionale sia di un individuo che di un gruppo sociale a molti e interrelati eventi o ha molte ripetizioni dello stesso tipo di evento»23. Thompson parla di dialogo empirico: «Intendiamo dire che cambiamenti hanno luogo nell essere sociale; essi danno srcine a esperienze nuove e questa esperienza è determinante, nel senso che essa esercita delle pressioni sulla coscienza sociale esistente propone nuove questioni»24. Lo storicismo antiidealistico sposato da Thompson vuole essere una critica dello strutturalismo in teso come ennesimo progetto metafisico di «Grand Theory»25, una critica di qualsiasi epistemologia che pretenda di essere fonte di legittimazione per la ricer ca storica e per le scienze sociali, anche al rischio di cancellare lo spazio di pensabilità per l epistemologia delle scienze umane. La sola legittimazione a cui le ri cerche ispirate al materialismo storico dovrebbero aspirare sarebbe quella fornita dalla messa alla pro va pratica dei suoi concetti, dei metodi e dei risultati. Il motto di Thompson è «w must find out» ovvero dob biamo scoprire attraverso uno sforzo deliberato cose che prima non sapevamo. Quella che Althusser defi nisce pratica teorica sarebbe invece l auto-produzione di pensieri, sganciati dalla realtà e conchiusi in ciò che già si sa. Lo storico agisce certo in base alla ovvietà del «dato», ma il suo «modo empirico» non si appiattisce sull empirismo ingenuo, e insiste sulla provvisorietà delle conoscenze, poiché la realtà sociale non risponde a leggi metafisiche, ed è provvisoria nel suo siste 21) Ivi. p. 266. 22) E. P. Thompson, The poverty oftheory, cito 299. 23) Ivi, 199. 24) Ivi. pp. 199-200. 25) Ivi, p 303.
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