Business & Finance

Anno 713. La leggenda di Paulicio e le origini di Venezia, in Venezia. I giorni della storia, a cura di U. Israel, Venezia 2011

Description
Anno 713. La leggenda di Paulicio e le origini di Venezia, in Venezia. I giorni della storia, a cura di U. Israel, Venezia 2011
Published
of 20
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Related Documents
Share
Transcript
  S tefano G aSparri Anno 713. La leggenda di Paulicio e le srcini di Venezia La storia di Venezia è inseparabile da quella dei suoi dogi. Ciò è vero nell’immaginario collettivo come nella storiograa: quest’ultima infatti hasempre fatto coincidere l’inizio della lista dei dogi con l’inizio di una storia autonoma e consapevole di sé della comunità lagunare. 1 Inizio del ducato indipendente da Bisanzio e srcini della città vengono quindi di fatto acoincidere. Logico allora che l’attenzione degli storici si sia sempre foca -lizzata sui racconti relativi ai primi dogi e in particolare sul primo menzio- nato nelle fonti, Paulicio, e sulle circostanze della sua elezione.In realtà la ricostruzione di eventi precisi, o di giornate memorabili, è praticamente impossibile per l’alto medio evo. Dunque parlare dell’ele- zione del primo duca di Venezia, il mitico Paulicio, non vuol dire legarsiad una giornata specica, ma piuttosto cercare di inquadrare l’evento,vero o presunto (in questo caso presunto), in un contesto interpretativo  più ampio. Alcune osservazioni preliminari sono indispensabili. La prima è chetutta la più antica storia venetica soffre di un’estrema povertà di fonti scrit - te, non solo nel primissimo periodo, quello oscuro delle srcini semifavo - lose della città, ma anche nei secoli successivi che corrispondono, nel restod’Italia, alla piena età longobarda e alla prima età franca (dalla ne del se - colo VII all’inizio del IX); e si tratta di secoli che rappresentano il periodo decisivo per lo sviluppo autonomo della Venetia lagunare. La produzionedocumentaria venetica inizia soltanto dopo la costruzione del  palatium a 1. Utilizzo talvolta, con un voluto anacronismo, la parola “doge” per sottolineare ilfatto che si sta parlando di duchi, espressione della volontà politica delle élites locali e non  più dell’autorità bizantina.  Stefano Gasparri 28 Rialto intorno all’811, quando si organizza una cancelleria: il primo verodocumento venetico, conservatosi in una copia tarda e scritto dal tribuno enotaio ducale Demetrio, è solo dell’819. 2   La carenza di fonti, in questi secoli così antichi, non è propria solo diVenezia, ma è comune alla ricerca sull’alto medio evo in generale, anchese in questo caso dura più a lungo che altrove; nel resto d’Italia, infatti,già il secolo VIII conosce una documentazione sufcientemente robusta.Tuttavia – ed è la seconda osservazione da fare – la maggiore differenzatra Venezia e il resto d’Italia consiste nella presenza di una ricchissima tra - dizione storiograca sulle srcini della città, una tradizione risalente già al pieno e tardo medio evo: e proprio il contrasto fra pochezza documentariae sovrabbondanza di tradizioni, tutte più o meno leggendarie, costituisceuna difcoltà in più, anche per l’antichità di alcune di queste ricostruzionileggendarie, che ha dato loro una patente di autenticità difcile da scalre. 3   In realtà, senza timore di semplicare troppo, possiamo affermare che lefonti antiche su cui ci possiamo basare per cercare di interpretare le srcinidel potere ducale a Venezia si riducono a due: la cronaca venetica di Gio - vanni Diacono, collaboratore del doge Pietro II Orseolo, scritta intorno alMille, e un testo a carattere documentario, il Patto di Lotario dell’840. Sitratta in entrambi i casi di testi complessi, costituiti da strati successivi ecronologicamente differenti.La seconda osservazione, che in realtà è la più importante, riguardal’approccio alla storia venetica delle srcini da parte della storiograache si occupa di Venezia, una storiograa che non si può in senso strettoliquidare come “storiograa locale”, perché questa è un’etichetta ridut - tiva, che sta un po’ stretta agli studi su Venezia (come ad esempio, inuna dimensione diversa, a quelli su Roma); una storiograa che tuttaviasoffre di un’ottica troppo specializzata, che tende a considerare Veneziacome un caso unico e irripetibile altrove (“un altro mondo”), negandolegami, dipendenze e analogie rispetto al resto d’Italia. 4 Al contrario, la  più antica storia di Venezia può essere meglio compresa nei suoi mec- canismi proprio sfruttando al massimo tutti gli elementi di integrazione 2.  Documenti relativi alla Storia di Venezia anteriori al Mille , a cura di R. Cessi, I, Secoli V-IX  , Padova 1942, n. 44, p. 71-75.3. Cfr. ad es. A. Carile,  Le srcini di Venezia nella tradizione storiograca , in Storiadella cultura veneta , I, Dalle srcini al Trecento , Vicenza 1976, pp. 135-166.4. L’espressione compare nel titolo di un libro di G. Cracco, Un altro mondo: Venezianel Medioevo. Dal secolo XI al secolo XIV  , Torino 1986.  Anno 713 29 tra la laguna e la terraferma; e talvolta andando addirittura più lontano e considerando Venezia come uno degli emporia la cui oritura caratteriz - zò l’Europa carolingia, dal Mare del Nord all’Adriatico. 5 Da tutto questo ragionamento ne consegue che, più che una specializzazione “veneziani - stica”, per comprendere questo periodo serve una specializzazione nonsolo medievistica ma altomedievistica, in quanto oggi la ricerca sull’altomedio evo si è fortemente differenziata dal resto della medievistica, svi - luppando nuovi metodi di analisi delle fonti scritte e, soprattutto, privi - legiando al massimo l’utilizzo incrociato delle stesse fonti scritte conquelle archeologiche.Se si accetta dunque l’idea che Venezia 6 non è semplicemente un  pezzo di mondo bizantino, o addirittura romano, la cui formazione ed evoluzione avviene in una dimensione locale e al tempo stesso eccezio- nale, totalmente svincolata da ciò che avviene in Italia (fatta eccezione per il resto dell’Esarcato, destinato però proprio nel secolo VIII a scom -  parire), allora si può lavorare anche su testimonianze esterne alla realtàlagunare. Esistono fonti di aree territorialmente vicine a Venezia, appar  - tenenti a zone sia bizantine (Istria e Dalmazia, Comacchio, Ravenna)che longobarde (l’Italia padana e in particolare il Veneto), che possonorisultare anche molto signicative, così come possono essere utili anchefonti più lontane, ma che sono sempre comparabili con Venezia in quan - to sono riferibili a realtà italico-bizantine e per di più marittime (le città  bizantine della Campania). Veniamo ai fatti. Sappiamo da Paolo Diacono, lo storico longobardoche scrive alla ne del secolo VIII, che nel corso del secolo VII buona  parte dell’antica provincia romana della Venetia era caduta nelle mani dei re longobardi. In particolare prima Rotari, e poi in modo denitivo Grimo - aldo, tra il 640 e il 670 avevano conquistato Oderzo, provocando il trasfe -rimento del comando militare bizantino sul bordo della laguna. 7 A questo 5. Quest’impostazione è stata alla base dell’importante seminario organizzato da Sau - ro Gelichi nel marzo del 2009 a Comacchio, dal titolo  Da un mare all’altro , i cui atti sonoin corso di stampa nella serie dei Seminari internazionali del Centro interuniversitario per  la storia e l’archeologia dell’alto medioevo di Poggibonsi.6. Talvolta nel corso dell’articolo parlerò per semplicità di Venezia, anche se ovvia -mente prima della nascita della città si dovrebbe piuttosto parlare della Venetia , in latino,con riferimento all’antica provincia romana.7. Paolo Diacono,  Historia Langobardorum , in MGH, Scriptores rerum Langobardi-carum et Italicarum , Hannoverae 1878, IV, 45 e V, 28, pp. 135 e 153.  Stefano Gasparri30  punto si inserisce il racconto di Giovanni Diacono relativo al primo doge. 8   Giovanni scrive infatti che durante l’impero di Anastasio II a Bisanzio eil regno del longobardo Liutprando in Italia tutti i Venetici, riuniti insiemecon il patriarca di Grado e i vescovi, stabilendo che da quel momento in poi sarebbe stato più onorevole per loro essere sottoposti ai duchi anzichéai tribuni, dopo attenta discussione elessero duca un certo Paulicio, cui promisero fedeltà; il fatto avvenne presso Eraclea. Paulicio fu un uomogiusto, aggiunge Giovanni, e giudicò con equità; il suo atto più importante sarebbe stato un patto di duratura pace ( inconvulse pacis vinculum ) stipu- lato con il re Liutprando, le cui clausole (i  pacti statuta ), dice il cronista,erano in vigore ancora al suo tempo. Paulicio stabilì poi anche i connidel territorio di Cittanova, aggiunge Giovanni. Sovrapponendo gli anni digoverno dei due sovrani, si ottiene come data possibile un anno compresotra il 713 e il 715. È questa la più antica narrazione dell’elezione del primo doge vene- tico, in seguito divenuta un elemento sso di ogni narrazione di questotipo. In precedenza, all’interno di un tessuto narrativo ampio ricalcatosul testo di Paolo Diacono, per ciò che concerneva gli avvenimenti localiGiovanni aveva parlato solo delle fughe della popolazione romana versola laguna di fronte alle invasioni barbariche, della storia del patriarca diAquileia che si era rifugiato anch’esso in laguna, a Grado, e dei tribuni(dunque persone che portavano un titolo militare bizantino) che, secondolui, in quei tempi lontani avrebbero governato la provincia della Vene-tia ; il tutto in un quadro profondamente segnato dalle dure lotte della  popolazione locale contro i barbari (ovvero i Longobardi). L’elezione diPaulicio quindi è la prima pietra su cui egli costruisce la storia di Veneziacittà. Di qui la sua eccezionale importanza. Se lo esaminiamo attentamente, vediamo subito che si tratta di un rac - conto affascinante, ma pieno di dettagli che sollevano molti dubbi. 9 La composizione dell’assemblea, ad esempio: la prima descrizione di un’ele - zione ducale, se si tralascia questa, è quella di Giovanni II Particiaco 8. Giovanni Diacono,  Istoria Veneticorum , ed. e trad. a cura di A. Berto, Bologna1999, II, 2, p. 95 (Fonti per la storia dell’Italia medievale, 2).9. La sua valutazione potrebbe essere inoltre complicata dal fatto che c’è la possibilità chela prima parte della cronaca di Giovanni, dove si narra appunto anche l’elezione di Paulicio, siada attribuirsi ad un autore diverso da quello del resto della cronaca, con tutte le comprensibilidifcoltà interpretative generali che questa osservazione, se fosse vera, si trascinerebbe dietro.Cfr. A. Berto,  Introduzione , in Giovanni Diacono,  Istoria Veneticorum , pp. 16-21.  Anno 71331 nell’887, 10 dunque molto più tarda, e lì si parla solo dei Venetici, mancanocioè gli ecclesiastici che appaiono solo nell’XI secolo: 11 per cui la notizia di Giovanni è molto sospetta. L’esistenza di assemblee locali invece appare plausibile, come dirò subito appresso. Quanto ai tribuni, effettivamentequesto strato sociale è presente nelle fonti antiche veneziane e di area bi - zantina: un esempio famoso lo si può vedere in un’epigrafe di Iesolo, delsecolo VII-VIII che ricorda un Antonino tribuno. 12 Importante è poi il fa - moso placito di Risano in Istria, dell’804, che ci dà un quadro molto vividodelle caratteristiche del ceto dei tribuni istriani, che dovevano essere se nonidentici, quanto meno molto simili a quelli venetici, e che, in Istria comea Venezia, avevano una sionomia di proprietari fondiari. 13 La natura dei poteri esercitati da questo ceto sulla popolazione rurale sembra piuttosto complessa e – almeno nell’804, alla data del placito – in bilico tra funzioni pubbliche srcinarie e dominio privato; ma all’altezza del secolo VIII dob -  biamo ritenere che la loro sionomia di funzionari pubblici fosse ancoralargamente prevalente. Tuttavia noi sappiamo che i tribuni non erano acapo delle regioni militari bizantine: a capo di queste ultime c’erano degliufciali a loro superiori, i duces o magistri militum . 14 Quindi GiovanniDiacono non è affatto credibile neppure quando scrive che la Venetia erasrcinariamente governata dai tribuni. Del massimo interesse, rispetto al racconto di Giovanni Diacono,sono anche gli accenni presenti nel placito di Risano alla persistenza diassemblee municipali, che lì sono chiamate communiones o congressus . La primitiva assemblea lagunare (per la quale come ho detto mancanonotizie precedenti all’887) ne riceve indirettamente una luce preziosa,che ne suggerisce inoltre il carattere fortemente militare. I tribuni e glialtri membri delle assemblee componevano infatti i gradi intermedi della 10.  Ibidem ,   III, 30, 32 e 35, pp. 144-148.11. Ad esempio nel caso dell’elezione di Domenico Silvo (1071), anche se in quelcaso il clero agisce separatamente rispetto all’aristocrazia laica: S. Gasparri,  Dagli Orse-olo al comune , in Storia di Venezia , I, Origini-Età ducale , a cura di L. Cracco Ruggini,M. Pavan, G. Cracco e G. Ortalli, Roma 1992, pp. 817-818.12. F. Sartori,  Antoninus tribunus in un’epigrafe inedita di Iesolo (Venezia) , in  Adria-tica praehistorica et antiqua , Miscellanea G. Novak dicata, Zagreb 1970, p. 587 e sgg.13. C. Manaresi,  I Placiti del Regnum Italiae , I, Roma 1955, pp. 49-56, n. 17 (Fonti per la storia d’Italia, 92).14. F. Borri,  Duces e magistri militum nell’Italia esarcale (VI-VIII secolo) , in «RetiMedievali. Rivista», VI/2 (2005), on line: http://fermi.univr.it/rm/rivista.
Search
Similar documents
View more...
Tags
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks