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Cantine d'autore

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  4 1 3 2 5  Cantined’autore Tra ampliamenti e linee di confine  Pietre nel territoriocredito Partire dal vinoe al vino tornare  Pezzi unici?  di Massimo Rossetti     D   O   S   S   I   E   R 60 DOSSIER    I   X  •   1   0    C   O   S   T   R   U   I   R   E   3   2   7 Cantine d’autore Tutti sanno che devono sussistere determinate condizioniaffinché si possa produrre un grande vino: la presenza diun terreno e di un’esposizione adatti, tecniche adeguatedi vinificazione e invecchiamento, ambienti contemperature, umidità e livello di illuminazione controllatie così via. Il principio non è diverso per quegli ambientidove il vino viene concepito e prodotto, le cantine. Anchequi è necessaria la presenza di particolari condizioni.Tanto per cominciare, una discreta liquidità economicadell’azienda agricola; un committente sufficientementeilluminato da capire che oggi nel “paese” vino hannodiritto di cittadinanza anche termini quali comunicazione,ristorazione, cultura, intrattenimento; uno studio diprogettazione che sappia con una mano rispettare leprescrizioni alla base di un buon vino (vedi sopra) e conl’altra realizzare opere di architettura degne di questonome e non “tettoie di biciclette”, per dirla alla Pevsner.Più queste condizioni vengono a mancare, più è difficilerealizzare quelle che da ormai diversi anni sonoconosciute con il nome di cantine d’autore: spazi firmatida studi prestigiosi, pensati per la produzione, ma chenello stesso tempo si propongono come iconadell’azienda, luoghi di condivisione di esperienze legatealle infinite sensorialità del vino stesso, come spazi perattività culturali e commerciali, come fulcro per lavalorizzazione di interi territori. Qualcosa diinimmaginabile anche solo pochi decenni fa, prima chedue fenomeni – l’esplosione commerciale e mediatica delmondo vino e la rivelazione che una grande architettura favendere bene – si scoprissero perfettamentecomplementari e generassero una lunghissima serie ditali cantine d’autore. Pezzi unici? Che però non sono, come verrebbe da pensare, solo pezziunici, griffati e su misura, ma al contrario presentanoalcuni tratti comuni: una prima caratteristica è che quasitutte queste opere comprendono aree adibite a eventi,degustazioni, esposizioni, convegni eccetera. La parteimmateriale, ma fondamentale, del mondo vino. Unseconda caratteristica si riscontra in una certa persistenzadei caratteri del territorio dove vengono realizzate,mediante l’utilizzo di materiali e tecniche costruttivespesso vernacolari, affiancate però da soluzionicompositive non esclusivamente di mimesi, bensì ingrado di lasciare un segno mediante interventi visibili, mamai invadenti. Non ultima, un’attenzione particolare aiprocessi di vinificazione: non si tratta solo dirazionalizzare gli spazi in funzione ad esempio deipercorsi delle merci, dello stoccaggio o della logistica, sitratta anche e soprattutto di mettere il prodotto vino nellemigliori condizioni possibili, trattandosi non di una merce     D   O   S   S   I   E   R 61    I   X  •   1   0    C   O   S   T   R   U   I   R   E   3   2   7 qualsiasi bensì di un prodotto le cui condizioni finalidipendono fortemente dal contesto ambientale.Nell’analizzare queste opere, inoltre, spesso ci si accorgedi essere in presenza di vere e proprie contraddizioni dipartenza, di volta in volta però risolte da opportunesoluzioni progettuali. Contraddizioni quali fondere unodei prodotti più antichi della storia dell’uomo, conl’appartenenza comunque alla contemporaneità; unire leradici naturali del vino stesso e del mondo che evoca conle opportunità offerte dalle tecnologie di produzioneattuali. Ancora, coniugare la collocazione in luoghi perdefinizione distanti dal contesto urbano con la richiesta dicreare spazi di incontro. Da questa ricetta nascono opereche spesso affiancano legno, pietra e laterizi ad acciaio evetro. Che a volte, quasi, si nascondono nel posto miglioreper il vino – sottoterra – ma rivelano in manierainequivocabile, all’esterno, la loro presenza. Cheassociano la quiete, desiderata e cercata lontano dalle fig03_gregorio.jpg Veduta esterna della cantina Feudi di San Gregorio a Sorbo Serpico, in provincia di Avellino, progetto di Hikaru Mori dello studio Zito+Mori (cortesia Zito+Mori).fig01_mezzocorona_01.jpg Veduta esterna delle cantine Mezzocorona, in provincia di Trento (cortesia Cecchetto & associati).fig02_mezzocorona_02.jpg Veduta interna delle cantine Mezzocorona con i ventagli di sostegno della copertura (cortesia Cecchetto & Associati).     D   O   S   S   I   E   R 62 DOSSIER    I   X  •   1   0    C   O   S   T   R   U   I   R   E   3   2   7 fig05_protos_02.jpg Particolare della struttura portante a volta in legno lamellare da 18 metri di luce che sostiene la copertura delle cantine Bodegas Protos, di Rogers Stirk Harbour & partners, a Peñafiel, nel nord della Spagna. Sullo sfondo il castello, sede del museo del vino (cortesia Faram).fig04_protos_01.jpg Una vista d’insieme delle cantine Bodegas Protos, di Rogers Stirk Harbour & partners, a Peñafiel, nel nord della Spagna (cortesia Faram). Cantine d’autore città, alla tradizionale convivialità e alla ben piùcontemporanea mediaticità del vino. Questo il motivoprincipale che ha spinto a presentare opere realizzatenegli ultimissimi anni, se non mesi: opere figlie di questitempi, sature di comunicazione, ma che non dimenticanodi essere, in primis, architettura industriale e quindi,soprattutto, pensate per produrre. Tra ampliamenti e linee di confine L’intervento, ormai storico, di Alberto Cecchetto per lecantine Mezzocorona, in provincia di Trento, non avrebbedovuto essere incluso in questa rassegna, visto che il concorso fu bandito nel lontano 1995, quando ancora il trend enoganostronomico non esisteva ai livelli odierni equando le cosiddette cantine d’autore si contavano sì eno sulle dita di due mani, come le Close Pegase winery di Michael Graves a Calistoga, in California (1984), o le cantine Château Lafite Rothschild di Ricardo Bofill a Médoc, in Francia (1987). O come le più recenti Dominus winery di Herzog & de Meuron, sempre in California (1995-1998), o la cantina “Las Ninas”, SantaCruz, in Cile, opera di Mathias Klotz (1999). Ma la nouvelle vague che negli ultimi dieci anni avrebbe portatopraticamente tutti gli architetti di grido a confrontarsi conil tema della cantina era ancora lontana. Per questo lecantine Mezzocorona rappresentano una specie dicapostipite, soprattutto in Italia, dove costituiscono il piùgrande complesso per la vinificazione, imbottigliamento evendita di vino. Un intervento che interessa una superficie pari a 13 ettari, comprendente uno spumantificio, una cantina di vinificazione e unad’imbottigliamento, fino ad arrivare al terzo e ultimo lottoche comprende un auditorium, un polo espositivo, uffici e un’area commerciale. I lavori si sono conclusi nel 2000, quando molte delle opere di seguito presentate non eranonemmeno in fase di progettazione. Ecco allora nascere lagrande copertura a onde, sostenuta da alberi in acciaio elegno lamellare, che chiude un ambiente quasitotalmente ipogeo e modella i volumi secondol’andamento delle colline circostanti, o i blocchi cheemergono dal terreno e segnalano la presenza di funzionidifferenziate ma vitali, quali quelle di ricezione,esposizione, intrattenimento. Fino ad arrivare all’altaflessibilità interna, che permette di dividere l’auditoriumin quattro sale per conferenze a differenti capacità. Oggicome oggi un progetto di cantina “d’autore” che nonabbia nel brief questi spazi e queste funzionisemplicemente non può esistere. È di pochi anni dopo – tra il 2001 e il 2003 – il progetto di Hikaru Mori dello studio Zito+Mori per l’aziendaagricola Feudi di San Gregorio, situata a Sorbo Serpico, in provincia di Avellino. Un intervento da oltre 11 mila metricubi fuori terra e 55 mila interrati, che ha riguardato i lavori di ampliamento delle cantine preesistenti e che,nelle intenzioni del progettista, ha avuto due temi dipartenza: “Creare unità architettonica alla preesistentecantina sviluppatasi nel tempo, con i vari volumi e altezzedifferenti per costruzioni dalle diverse tecniche e convincoli dettati dalla forma del lotto edificabile, e conferirealla cantina l’immagine della azienda moderna in unsettore tradizionale”. Obiettivo finale, “fare della cantinaun forum, un luogo di incontro, di confronto, diconoscenza, di meditazione, una laboratorio di idee ecultura”.E infatti il progetto ha compreso – oltre ovviamente aglispazi strettamente legati alle attività di vinificazione,imbottigliamento e invecchiamento – gli uffici, lo spaccioaziendale, una sala degustazione all’interno e un giardinodegli odori, un anfiteatro, un giardino con vasche d’acquae un belvedere all’esterno. Un progetto segnato da volumiregolari e linee rette, in particolare quella del tetto inacciaio, che riprende l’andamento lineare del versantedove l’edificio è posizionato, e che utilizza materiali quali    f  o   t  o   P  r  o   t  o  s   W  e  n  z  e   l   J  o  s  e  p   M  a  r   i  a   M  o   l   i  n  o  s     D   O   S   S   I   E   R 63    I   X  •   1   0    C   O   S   T   R   U   I   R   E   3   2   7 vetro, titanio, cemento e pietra per caratterizzare i varicorpi di fabbrica. Dove i percorsi e le funzioni sonofisicamente separati ma in stretta relazione funzionale,che ospita al piano terreno, in posizione centrale, la halld’ingresso a tripla altezza, da cui si diramano gli spazi diaccoglienza, amministrativi e commerciali, e da cui siaccede a un salone vetrato, in stretta relazione con l’anfiteatro all’esterno, una sorta di spazio misto interno- esterno dedicato a eventi, manifestazioni, conferenzeeccetera. Il percorso sotterraneo che da qui inizia porta alla galleria lunga 130 metri che ospita 5 mila barriques, al centro della quale si trova la sala di degustazione, uncubo di vetro sospeso, vero luogo d’incontro delcomplesso.Altro intervento di ampliamento sono le cantine BodegasProtos, opera dello studio Rogers Stirk Harbour & partners, realizzate tra il 2004 e il 2008 a Peñafiel, vicino a Valladolid, nel nord della Spagna. Il nome,Protos, si deve al fatto che sono stati i primi a produrre nel 1927 i vini della Ribera del Duero, divenuti doc nel1982. Il nuovo progetto, pensato come una reinterpretazione del tema della cantina, è collegatomediante un tunnel alle preesistenze, oltre due chilometridi tunnel sotto la collina sovrastata dal castello, dovetrova posto il museo del vino. Nelle intenzioni dellacommittenza, il nuovo complesso doveva nello stessomomento ben inserirsi nel territorio e risultare un edificioemblematico, in particolare visto dal castello.L’ampliamento consiste in una parte interrata per le bottie in una parte solo parzialmente interrata dedicata allafermentazione e all’imbottigliamento, al confezionamentoe immagazzinamento, oltre a varie aree tecniche e allezone di accesso dei mezzi, mentre il mezzanino ospita lefunzioni amministrative dell’azienda, le aree degustazionee un piccolo auditorium per eventi di vario tipo.Caratteristica principale del progetto è la struttura inlegno lamellare, composta da cinque volte affiancate da 18 metri di luce, di uguale curvatura ma diversa lunghezza, sostenute da archi in legno che sostengonotramite una serie di cavallotti metallici le travilongitudinali sulle quali appoggia la vera e propria voltacon manto di copertura in tegole di terracotta. Unacopertura “pensata come una facciata” – secondo leparole degli stessi progettisti – in quanto visibile dalcastello posizionato in alto. I muri perimetrali sonorivestiti in pietra locale, mentre la copertura stessa,nell’affaccio verso sud, presenta uno sbalzo di nove metriche contemporaneamente protegge dall’irraggiamentodiretto le facciate in vetro a tutt’altezza e crea uncamminamento coperto. Un sistema di frangisoleombreggia invece la facciata rivolta a ovest. Quindi legno,terracotta e pietra, per un’operazione che reinterpreta iltema della cantina interrata utilizzando materialitradizionali ma applicando tecniche contemporanee.Si è detto, architetture di primo piano a volte diventanonon solo il miglior biglietto da visita aziendale, ma ancheil fulcro per la rivitalizzazione di un intero territorio. È ilcaso della cantina Novi Bric, di Boris Podrecca, completata nel 2005, fulcro della rivalorizzazione di un intero territorio, vicino alla quale è stato realizzato ancheun albergo, servizi per i visitatori, oltre alla residenza dellaproprietà. Un’opera collocata al confine di tre differentipaesi, Slovenia, Italia e Croazia, e che di confine parla, fig06_bric_01.jpg Veduta d’insieme della cantina Bric, di Boris Podrecca, situata al confine di Italia, Slovenia e Croazia (cortesia Studio Podrecca).
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